Chi gonfia i palloncini?

Questo racconto, forse troppo “ambizioso”, vuole dare una spiegazione molto semplice ed accattivante a due tra le domande più difficili riguardanti il Cosmo: perché esiste l’Universo e cos’è la “misteriosa materia oscura”?

Ve ne era uno per ogni galassia. Il loro mestiere era vecchio come l’Universo e se lo tramandavano di generazione in generazione. Ci voleva una grande esperienza per effettuare tutte le procedure con la giusta pazienza e precisione. Non bisognava avere fretta, se no si rischiava di fare esplodere il palloncino nel momento e nel modo sbagliato. E nemmeno avere attimi di indecisione se no l’involucro rimaneva mezzo sgonfio e non riusciva a raggiungere le condizioni di stabilità. Loro sapevano perfettamente quanto gonfiare per ottenere tutta quella serie incredibile di colori. A volte si divertivano a raggiungere i limiti estremi e creavano bolle enormi, che non potevano certamente vivere a lungo, ma avevano un aspetto meraviglioso. Altre volte cercavano di lasciarle piccolissime e vedere se riuscivano a farle comunque brillare. La loro indubbia e unica capacità gli dava un senso di orgoglio e spesso ne approfittavano esagerando con gli effetti speciali. Ma in fondo il loro era un duro lavoro e lo svolgevano sempre con grande diligenza e precisione.

Dovevano anche prevedere quello che sarebbe successo dopo. Non bastava creare la bolla e farla restare in equilibrio il più a lungo possibile, dovevano anche valutare come ed in quanto tempo sarebbe esplosa e poi sgonfiata. Sapevano benissimo che quando scoppiavano troppo violentemente la parte rimasta poteva anche diventare pericolosa ed era necessario segnalarla correttamente. Non erano infrequenti i casi in cui palloncini del tutto inoffensivi venivano inglobati e distrutti da quei subdoli ed invisibili residui. Il loro non era quindi solo un lavoro pratico e ripetitivo, ma un’opera di grande intelligenza, di visione d’insieme, di organizzazione e di previsione su tempi anche lunghi.

Ne era passato di tempo dai primi tentativi ancora un po’ goffi e maldestri. Succedeva spesso nei tempi antichi che gonfiando troppo in fretta invece di uno o due palloncini se ne producessero centinaia e centinaia tutti assieme. Quanta fatica ci voleva poi a mantenere la tranquillità e l’equilibrio in quel caos terrificante. Dopo molti insuccessi erano riusciti però a districarsi bene anche in quelle condizioni. Anzi, gli era forse servito ad affinare meglio la propria esperienza. Ed ora avevano sistemato quei vecchi e incredibili “ammassi” di bolle in posizione periferica in modo che tutti potessero vederli ed ammirarli. In fondo ne erano molto fieri, anche se oggi preferivano normalmente non tentare più un lavoro così pericoloso e complicato.

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3 Commenti

  1. Professò, questo è davvero bello! Fantastico, una metafisica poetica, persino commovente… non ho altre parole se non questa: complimenti!
    Auguri di un “poetico” 2009 a lei e a chi legge.

  2. @ enzo. capperi! questa è telepatia1 il mio sentirmi palloncino ed il tuo titolo!
    in questi giorni sono “a prestito”. un pò qui, un pò lì. leggerò con calma le cose che hai scritto, “passata la tempesta.”
    per ora mi limito a farti gli auguri per un luminoso annonuovo, pieno di poesia, soddisfazioni scientifivhe e nonsolo
    sorrisonovello 😎
    daria

  3. @Alex,
    viva il 2009 e viva noi!
    @daria,
    attenta che i palloncini del racconto prima o poi scoppiano!!! Limitati …. Ti voglio pimpante e lucidissima per il prossimo anno… Io cercherò di buttare giù chili sulla neve… speriamo….
    un abbraccio ai maschietti e un bacione alle “mie” donne 😉