Solitudine

Vivere da “sole” è sempre triste, soprattutto quando non si è fatto niente per evitarlo. Ma fin che c’è vita c’è speranza …

I migliori racconti raccolti in un libro: Racconti di normale assurdità


Era abituata a vivere da sola, da quasi cinque miliardi di anni, e pensava che non avrebbe mai subito crisi di quel tipo. Eppure, proprio adesso che si considerava matura, equilibrata, saggia, sicura di sé, cominciò ad avere momenti di sconforto. Dapprima cercò di non pensarci, di convincersi che erano solo momenti di stanchezza. Ma sapeva di mentire ed iniziò ad analizzarsi con attenzione e distacco, rendendosi presto conto che qualcosa non andava per il verso giusto. Quel minimo lunghissimo di attività di qualche secolo prima, la frenesia degli ultimi anni ed adesso di nuovo una situazione di stallo, non potevano essere piccoli incidenti di percorso. Doveva esserci una ragione più subdola e nascosta. Il suo inconscio stava lavorando senza che se ne rendesse conto e la distraeva dai suoi compiti. Non era da lei dimenticarsi di creare macchie, di non seguire ritmi regolari ed antichissimi, di scaricare tempeste violentissime appena si accorgeva di essere fuori fase. Sapeva benissimo di non essere una “variabile” e che certe reazioni incontrollate non erano di carattere fisico, ma solo e soltanto psicologico. Doveva scoprirne le motivazioni recondite.

Cominciò allora a rileggere con pazienza e sincerità la sua vita passata, fin da quando era poco più che una bambina. Certe sensazioni, delusioni, speranze che aveva trascurato ed archiviato con uno sbuffo più forte del vento stellare, cominciarono ad acquistare una fisionomia diversa ed inserirsi in un quadro generale ben più complesso e preoccupante. Si ricordava adesso benissimo le emozioni vissute mentre si formavano i suoi pianeti. Lei scherzava, si divertiva a creare situazioni imbarazzanti, si sentiva importante e onnipotente. Ma tutto ciò nascondeva qualcosa di indistinto che la voglia di vivere aveva cercato di nascondere frettolosamente. Quelle sue occhiate di rabbia e delusione verso il “suo” quinto pianeta, acquistavano ora un significato diverso. Erano il segno di qualcosa di molto più grave: la solitudine! Come avrebbe voluto essere in compagnia di una vera sorella. Perché non se ne era resa conto durante la sua infanzia, quando forse poteva ancora fare qualcosa? Probabilmente se ne era accorta, ma aveva cercato di nascondere la polvere cosmica sotto un tappetino di gas rarefatto. La voglia di emergere in fretta da quella nube scura, aveva avuto il sopravvento. Era stata un’egoista, aveva esagerato nel rimpinzarsi di idrogeno in quelle prima fasi spasmodiche, in continua competizione con le altre colleghe di quell’enorme ammasso di gas. Pensava solo a primeggiare e ad essere più bella e veloce delle altre.

Troppo facile poi prendersela ed inveire contro Giove, ridicolizzandolo per la sua massa insufficiente. La colpa era sua, soltanto sua. Adesso non aveva più alcun dubbio e comprendeva finalmente quelle occhiate un po’ severe e tristi che le compagne più sagge le avevano indirizzato in quei milioni di anni così turbolenti. Ed acquistava senso anche la sua antipatia innata verso le Pleiadi. Non era altro che gelosia. Le invidiava perché vivevano assieme, come una grande famiglia. Lei invece era sola, senza un’amica, isolata nel Cosmo. Non si era nemmeno preoccupata un attimo di dove erano andate le compagne d’infanzia, che vita avessero avuto, se si erano accoppiate, se erano già morte. Si guardò intorno e sentì per la prima volta l’enorme vuoto che la circondava. E si vergognò anche di fronte ai suoi pianeti, Giove per primo. Pensò addirittura di farla finita, di ubriacarsi di idrogeno e di elio ed esplodere. Ma non si poteva lasciare la sequenza principale così facilmente. Era un pensiero infantile e stupido. Malgrado l’età, era rimasta una bambina viziata ed egoista!

Però, però … forse qualcosa poteva ancora fare, non era troppo tardi. Tra poche migliaia di anni avrebbe attraversato nuovamente il piano galattico. Quello era il momento migliore. Aveva sempre dovuto mettercela tutta per non cedere alle lusinghe gravitazionali di quella possente nube molecolare che se ne stava tranquilla ed inoperosa a pochi anni luce da lei. Sembrava che volesse attirarla a sé con tutta quella forza mareale che le scaricava addosso. Ebbene questa volta non avrebbe resistito e si sarebbe fatta trascinare tra le sue onde dolci e sinuose, in cerca di un “qualcosa” di indefinibile nascosto tra le sue pieghe misteriose. E così fece. Non oppose resistenza a quel canto silenzioso che sembrava un richiamo di sirena. Entrò nella nube, scura come la notte, dove solo rari ed improvvisi bagliori di luce riuscivano a filtrare. Era un’esperienza nuova per lei … così perlomeno avrebbe dovuto essere … ed invece le balenarono ricordi che aveva annullato da troppo tempo. Era già stata in quel posto, od almeno in uno molto simile a quello. La memoria tornò lentamente. Si ricordò di quand’era ancora nella culla, dentro ad un “uovo” che si sarebbe schiuso offrendola al Cosmo infinito. Anche la sua era una nebulosa scura, ma conteneva centinaia di sorelline che mandavano i primi vagiti.

Guardò meglio tutt’attorno e solo allora si avvide che in quella apparente desolazione si scorgevano i tipici getti di gas che segnavano i primi istanti di vita di una stella. La nebulosa era fremente di vita, non vi era alcun dubbio. Chissà quante stelle sarebbero uscite tra poco allo scoperto ed avrebbero iniziato a succhiare con bramosia la loro riserva di idrogeno. E chissà quante avrebbero commesso il suo errore, incuranti di tutti e di tutto, vivendo alla giornata, scalpitando, divertendosi, senza pensare all’età adulta. Doveva fare qualcosa, doveva avvisarle. Non potevano finire come lei! Sapeva però che era fatica inutile. Lei aveva forse dato retta ai consigli delle più anziane?

Si sentiva impotente e triste in quella calma che tra poco sarebbe diventata un caos terribile di lampi, di getti e di vagiti infantili. Forse aveva sbagliato tutto ancora una volta. Avrebbe dovuto rimanere al suo posto, convivendo per sempre con la propria solitudine. La nuova esperienza le aveva arrecato soltanto maggior dolore. Non c’era, però, più niente da fare: nessuna forza avrebbe potuto strapparla da quella catena gravitazionale che l’aveva catturata. Si guardò malinconicamente attorno ed allora la vide. Era piccola, fredda, già uscita dal guscio, ma passava del tutto inosservata. La sua luce era fioca e triste. Non aveva pianeti e malgrado si sforzasse non riusciva a bruciare il suo idrogeno.

Sentì un brivido dentro si sé e prese la decisione senza rifletterci più di tanto. Sentiva che era giusto e che forse era arrivata fin lì solo per quel motivo. Si avvicinò lentamente all’infelice neonata, con attenzione e tenerezza. Le sfiorò il lobo di Roche, quella invisibile barriera dove la debole gravità di quella misera stellina riusciva ad avere il sopravvento. Ed iniziò a far scivolare all’interno la sua materia. Ne aveva tanta a diposizione. Il suo gas cadeva a spirale verso quella nuova amica, con leggerezza e discrezione. Scorse in quell’astro spento qualche bagliore più vivo. Lo vide prima spaventarsi, poi meravigliarsi, poi sorridere sempre più forte. Infine si accese di un colore splendido. Stava mangiando con voracità. Si fermò un attimo a guardare quell’oggetto così grande venuto da lontano, lo ringraziò tacitamente e divenne una stella. Il Sole si arrestò, si sistemò nel punto giusto, dove le loro orbite sarebbero potuto sopravvivere per sempre. Controllò anche quelle dei suoi pianeti, soprattutto Giove, che sembrava essere davvero felice per la nuova situazione. Tutto era a posto. Si rilassò e si mise a lavorare con una concentrazione ed una serietà come non gli era più successo da moltissimo tempo. Che meraviglia avere una sorella! La sentiva un po’ anche sua … ed era vero.

Nel terzo pianeta nessuno aveva ancora capito niente di quanto era successo nelle ultime centinaia di migliaia di anni. Tante teorie, tante ipotesi, ma soprattutto stupore ed incomprensione. Ora finalmente tutto sembrava essere tornato tranquillo. Gli astronomi della Terra conclusero che Il Sole aveva catturato una nana bruna e che aveva avuto con lei uno scambio di materia. Ora formavano un anomalo e rarissimo sistema doppio. Lo dissero utilizzando formule astruse, complicate e fredde come una cometa. Nessuno di loro usò mai parole come solitudine e gioia.

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8 Commenti

  1. scusate tutti….. alla fine deve leggersi: nel terzo pianeta, ovviamente. Appena torna Stefano lo faccio correggere….Mi ero sentito un po’ marziano in questa Terra che va allo sbando…. 😳 😳

  2. Mi piace anzitutto lo sforzo disneyano di antropomorfizzare tutto dandogli dei sentimenti, anche una stella. Ma avrei una domanda: parli di “lei” -al femminile- perché è una stella? Noi la chiamiamo Sole, quindi al maschile. Beh insomma, caro Enzo, prima o poi dovrai affrontare il discorso del sesso degli astri 😳 ; o vuoi continuare a dirci che nascono sotto un cavolo, sebbene polveroso e oscuro? 😆

  3. @Baol,
    in realtà hai ragione…sono un po’ all’antica e certi discorsi li evito 😳 Ma prima o poi vedrai che farò un raccontino erotico sull’amore di una coppia stellare. tuttavia, il Sole è maschile, ma una nana bianca, una gigante, una pulsar sono femmine. I buchi neri no … Non penso che il Sole sia l’unico maschio insieme ai buchi neri. Oppure ha cambiato sesso? E’ un bel problema…hai ragione…andrebbe affrontato!! :mrgreen:

  4. @Enzo
    Bel racconto come sempre.
    Potrebbe accadere che il nostro Sole, girovagando come fà nel cosmo, catturi una nana bruna? Se si, cosa accadrebbe di bello e di brutto eventualmente?
    Per catturare intendo naturalmente legarsi gravitazionalmente, non inglobarla.

  5. @Mario Fiori,
    così ad occhio direi che sarebbe impossibile. le velocità relative sarebbero troppo alte per permettere una cattura gravitazionale. Ad esempio, la cattura della Luna da parte della Terra è stata proprio rigettata per questo tipo di barriera. Dovresti arrivare vicino al corpo da catturare a velocità bassissima e questo è realmente improbabile. Il Sole resterà solo … 😥

  6. vi seguo da tanto, e scrivo per dirvi che al pari degli articoli che proponete, e dei racconti che ogni tanto mi distraggono da questa dura vita da studente, i commenti che si leggono su questo sito sono eccezionali!sono la parte pulsante di astronomia.com!
    saluti a tutti!