Hygiea potrebbe essere un pianeta nano, e il “padre” di una famiglia di asteroidi. O forse no…

L’ESO osserva l’asteroide 10 Hygiea (o Igea), ma quanto trova lascia sorpresi in diversi modi…

Usando lo strumento SPHERE dell’ESO installato sul VLT (Very Large Telescope), un team di astronomi ha scoperto che l’asteroide Igea potrebbe essere classificato come pianeta nano. Ma l’osservazione non ha dato tutti i risultati attesi…

Immagine di Igea ottenuta da SPHERE

L’asteroide Igea (una volta chiamato Igea Borbonica) è il quarto corpo per dimensioni della fascia asteroidale, dopo (nell’ordine) Cerere, Vesta e Pallade. Fu scoperto da Annibale De Gasparis il 12 aprile 1849, dall’osservatorio di Capodimonte a Napoli.

La natura e la (probabile) storia del corpo celeste

Anche se le recenti osservazioni compiute tramite lo strumento SPHERE dell’ESO installato sul VLT (Very Large Telescope) hanno confermato un diametro di poco superiore ai 430 km (per confronto, Plutone ha un diametro di circa 2400 km e Cerere raggiunge circa i 950 km), e nonostante il fatto che la sua massa stimata sia pari a circa il 3% dell’intera fascia asteroidale; fu solo il decimo asteroide individuato, in quanto ha una superficie molto scura e poco riflettente composta probabilmente da materiale primitivo carbonioso, compatibile con le condriti carbonacee.

Igea è considerato il capostipite di una famiglia di asteroidi, la famiglia di Igea appunto, studiata tra gli altri dal nostro ex collaboratore prof. Vincenzo Zappalà e che comprende quasi 7000 oggetti, di cui i maggiori sono 159 Aemilia, 333 Badenia e 538 Friederike, con diametri compresi tra 130 e 70 km.

Le famiglie di asteroidi

Comunemente, si pensa che gli asteroidi di una famiglia condividano una origine comune, probabilmente dovuta ad un grande impatto che ha interessato anticamente il corpo principale; tuttavia la presenza in questa famiglia di corpi minori dal diametro pari o superiore a 70 km (forse troppo massicci per essersi originati da un impatto che non ha distrutto il corpo originale) pone dei problemi.
Una ipotesi plausibile potrebbe essere che alcuni degli oggetti della famiglia, pur avendo composizione simile agli altri, siano degli “intrusi” capitati per caso nella stessa zona orbitale.

Le osservazioni ed i risultati

L’osservazione recente di Igea tramite SPHERE ha rivelato che l’asteroide ha una forma sferoidale e che, sorprendentemente, ci sono solamente due crateri piuttosto piccoli, incompatibili col grande cratere da impatto che ci si aspettava di vedere come residuo della catastrofe che ha generato l’intera famiglia.
“Nessuno dei due crateri individuati avrebbe potuto essere causato dall’impatto che ha originato la famiglia di asteroidi Igea. Sono troppo piccoli”, spiega il coautore dello studio Miroslav Brož dell’Istituto Astronomico dell’Università Carolina di Praga, Repubblica Ceca.
L’equipe di scienziati ha deciso, quindi, indagare ulteriormente.

La simulazione

Tramite simulazioni numeriche, si è dedotto che la forma sferica di Igea e la grande famiglia di asteroidi potrebbe essere il risultato di una collisione frontale con un grande proiettile di diametro tra 75 e 150 km. Questo impatto violento, avvenuto circa 2 miliardi di anni fa, avrebbe completamente distrutto il corpo originario. La gran parte dei residui si sarebbero coagulati per gravità, dando vita ad Igea con la sua forma tonda, mentre la restante parte del corpo originale avrebbe formato la miriade di asteroidi compagni.

Vedi su YouTube la simulazione.

Un evento unico nella storia del sistema solere, e che forse non si è verificato visto che, come detto, ci sono ipotesi più semplici.

Un nuovo pianeta nano?

Stante la forma sferica di Igea, l’asteroide potrebbe essere classificato come pianeta nano.

In effetti, come oggetto appartenente alla fascia principale degli asteroidi, Igea di per sé soddisfa tre dei quattro requisiti per essere classificato come pianeta nano: orbita intorno al Sole, non è una luna e, a differenza di un pianeta, non ha ripulito la propria orbita.

L’ultimo requisito richiesto è che il corpo abbia una massa sufficiente da consentire alla sua stessa gravità di fargli prendere una forma più o meno sferica, esattamente ciò che le osservazioni VLT hanno ora rivelato a proposito di Igea.

La cosa però non è sorprendente, visto che in linea teorica è molto probabile che tutti gli oggetti con diametro superiore ai 200-300 km abbiano una gravità sufficiente a modellarli in forma sia sferica che oblunga.

Comunque, come afferma Pierre Vernazza del Laboratoire d’Astrophysique de Marsiglia in Francia, il ricercatore a capo di questo progetto, “Igea può essere riclassificato come pianeta nano, finora il più piccolo nel Sistema Solare.”

 

 

Articolo di riferimento QUI.

Ringrazio per la preziosa collaborazione corrado973.

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