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    Come eravamo... le foto "vintage" del Sistema Solare prima del digitale

    Tal quale da:
    http://www.repubblica.it/scienze/201...0/?ref=HRERO-1


    Scatti d’epoca tra le stelle:
    la Nasa mostra i pianeti "vintage"


    Dagli archivi dell'agenzia escono immagini finora rimaste nel dimenticatoio. E dal pianeta rosso ai satelliti grandi e piccoli, oggi formano una nuova risorsa con riprese storiche dell’esplorazione del Sistema Solare. Per capire quanta strada abbiamo fatto oltre l'atmosfera terrestre

    di MASSIMILIANO RAZZANO


    Scatti d’epoca tra le stelle: la Nasa mostra i pianeti "vintage"- ANCHE in bianco e nero, il nostro bel pianeta azzurro è inconfondibile. Non è difficile riconoscere gli oceani, più scuri, o le sagome dei continenti, coperti qua e là dalle nubi bianche nell’alta atmosfera. Così è la Terra oggi, e così appariva nel 1966, quando la sonda Lunar Orbiter I la fotografò per la prima volta dall’orbita lunare. Questa storica immagine è solo una delle tante “foto d’epoca” spaziali che finora sono rimaste sepolte negli archivi della Nasa e delle altre agenzie spaziali. Ma grazie ad una nuova iniziativa dell’University College di Londra, questi tesori dimenticati stanno tornando alla luce. In occasione del recente Festival dei Pianeti 2013, è stato infatti inaugurato un nuovo archivio fotografico digitale sulla storia dell’esplorazione spaziale. Oltre a fornire un nuovo strumento per i ricercatori, l’archivio è una importante risorsa per tutti coloro che vogliono sfogliare un "album di famiglia" della corsa allo spazio.

    Prima di Internet.- Grazie alle sonde spaziali moderne i ricercatori dispongono oggi di riprese ad altissima risoluzione del Sole e degli altri corpi del Sistema Solare, come pianeti, asteroidi e comete. Con i telescopi spaziali, è poi possibile osservare in gran dettaglio anche oggetti molto più distanti, nella Via Lattea e in altre galassie. Basti pensare ad esempio alle immagini mozzafiato riprese da Hubble oppure alle riprese nei raggi X del telescopio spaziale Chandra. Grazie a Internet, queste spettacolari immagini sono facilmente disponibili non solo per i ricercatori ma anche per il grande pubblico. Basta andare negli archivi online della Nasa per vedere le ultime riprese ottenute dalle diverse sonde o telescopi spaziali. Ma prima che Internet diventasse lo strumento principale per lo scambio dei dati scientifici, la Nasa e le altre agenzie spaziali spedivano ai ricercatori le copie cartacee delle immagini spaziali. In quel periodo anni pre-Internet, l’University College era una delle sette istituzioni scientifiche esterne agli Stati Uniti a ricevere le immagini della Nasa. Anno dopo anno, gli archivi londinesi sono così diventati sempre più ricchi grazie all’attività dei ricercatori nel campo delle scienze planetarie. Queste immagini non sono certo paragonabili a quelle moderne, ma sono state ottenute con strumenti all’avanguardia per la loro epoca e hanno una qualità di tutto rispetto. Secondo i ricercatori dell’University College, valeva quindi la pena di condividere queste riprese con gli appassionati di tutto il mondo.


    Festival planetari.- L’apertura dell’archivio fa parte del Festival dei Pianeti, una serie di iniziative divulgative organizzate nella capitale londinese in occasione del Congresso Europeo delle Scienze Planetarie, che si è svolto dall’8 al 13 settembre proprio all’University College. Come ha ricordato Steve Miller, professore di Scienze Planetarie all’University College, questo congresso è uno dei principali eventi per i ricercatori nel campo delle scienze planetarie. Con circa 800 partecipanti, questo grande congresso è diventato così anche un’occasione per far conoscere le meraviglie del Sistema Solare ai londinesi.

    Vintage spaziale.- Andando sul sito della collezione è possibile visualizzare le immagini dell’archivio in formato digitale e scaricarne delle copie ad altissima risoluzione. La collezione fotografica, appena inaugurata, dovrebbe continuare a crescere con nuovi aggiornamenti futuri. Ma già fra le immagini disponibili ora si possono trovare dei veri e propri gioielli dell’era spaziale, a partire dall’immagine della Terra scattata dalla sonda Lunar Orbiter I, che faceva parte di un programma NASA di esplorazione lunare. Lanciate fra il 1966 e il 1967, le Lunar Orbiter avevano infatti il compito di mappare la superficie del nostro satellite naturale, in preparazione allo sbarco degli astronauti con le missioni Apollo. Anni prima che l’astronauta William Anders dell’Apollo 8 scattasse la celebre foto della Terra sull’orizzonte lunare, Lunar Orbiter aveva realizzato questa straordinaria “cartolina spaziale” dalla Luna. L’immagine fu poi rielaborata dai ricercatori della Nasa nel 2008 in modo da migliorarle la qualità. Un ottimo lavoro, perché il risultato lascia a bocca aperta ancora oggi. L’archivio contiene anche molte riprese storiche dei pianeti del Sistema Solare. Ad esempio è possibile ammirare le immagini composite di Io e Ganimede, due satelliti galileiani di Giove, riprese dalla sonda Voyager I nel 1979. Nonostante i suoi 36 anni di età, Voyager I continua a funzionare e a inviare dati agli scienziati della Nasa. Attualmente è la sonda spaziale più lontana da noi e si sta inoltrando verso i confini più esterni del Sistema Solare. Lanciato il 5 settembre 1977, Voyager I non è dotato delle moderne camere digitali, ma utilizza i Vidicons, dispositivi simili alle telecamere analogiche. Il campo di vista di Voyager I era però molto piccolo, e per mappare la superficie dei satelliti gioviani furono necessarie diverse riprese, da comporre successivamente in un mosaico. Al contrario di quanto avviene oggi, quei mosaici planetari furono però composti rigorosamente a mano, senza l’utilizzo di alcun computer.

    Venera ’82: dalla Russia con amore.- L’archivio dell’University College non contiene solo immagini Nasa. E’ infatti possibile vedere anche alcune immagini della superficie di Venere riprese dalle sonde sovietiche Venera. In piena Guerra fredda, l’Accademia Sovietica delle Scienze realizzò un progetto per esplorare la superficie venusiana. Le fitte coltri di nubi impediscono infatti di osservare direttamente la superficie del pianeta. E’ possibile realizzare mappe radar della superficie, ma per un’indagine più completa è necessario scendere al suolo con una sonda. La superficie venusiana è però estremamente inospitale: a causa di un fortissimo effetto serra, la temperatura media si aggira sui 700 gradi [ NdVR: si parla IMHO di gradi Fahrenheit ] e la pressione al suolo è pari a circa 92 atmosfere. Le sonde sovietiche Venera 13 e 14 riuscirono nell’impresa, resistendo al suolo per un periodo sufficiente a scattare alcune immagini e inviarle a terra, regalando per la prima volta una cartolina da quel mondo così inospitale. Le foto delle Venera sono ancora oggi le uniche immagini della superficie venusiana, perché la Nasa non mandò mai sonde sulla superficie di Venere.

    La Luna un secolo fa.- Oltre alle immagini planetarie, è possibile inoltre navigare una mappa della Luna realizzata da Walter Goodacre nel 1910. Goodacre era un astrofilo inglese che fu presidente della sezione Luna della British Astronomical Association, la principale associazione di astrofili in Gran Bretagna. Questa mappa lunare, realizzata circa un secolo fa, è ancora oggi di grande valore, e andando online è possibile godersela come una super-foto da circa 400 Megapixel. Per rendersi conto della bellezza di queste immagini storiche, la cosa migliore è infatti andare direttamente online. Forse meno ricche di dettagli e colori come quelle odierne, quelle foto d’epoca restano infatti una testimonianza unica dell’incredibile passato dell’esplorazione dello spazio.
    INQUINAMENTO LUMINOSO- segnala impianti illegali nel territorio laziale, protetto dalla L.R. n. 23/2000: www.laziostellato.org

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