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  1. #1
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    [DSJ] Deep Sky Journal N° 36 (Maggio 2014)

    Nel terzo appuntamento del DSJ di maggio (2014), rimaniamo su un’oggetto semplice nella sua osservazione visuale ma a volte dimenticato dagli astrofili e anche dagli astrofotografi, sicuramente la sua vicinanza con un “mostro sacro” del cielo boreale anch’esso un ammasso globulare (M13) non gioca a favore della sua “fama” ma vi assicuro che una volta osservato tornerete sempre su di esso….. parliamo di NGC 6341 altrimenti noto come M 92!

    FOTO M92:

    M92_AP155_LRGB.jpg

















    Scoperto nel 1777 da Johann Bode e riscoperta indipendentemente da C.Messier nel 1778, M92 si trova alle coordinate celesti di Ascensione retta 17h 17m 7.27s e di Declinazione +43° 8’ 11.5” ha una Magnitudine visuale di + 6.3 e Dimensioni Apparenti di 11.2’.

    La sua distanza è stimata da noi in circa 26600 anni luce e le sue dimensioni fisiche sono di ben 84 anni luce, la massa è di 300.000 masse solari e si avvicina a noi alla velocità di 110 km/s.

    Essendo un globulare la sua età è ovviamente antichissima, si stima infatti che le sue componenti si siano formate ben 13 miliardi di anni fa, E se ne deduce dalla sua bassa metallicità stellare.

    L’ammasso M92 è anche catalogato come GCI 59!

    TROVIAMO M92 CON : STELLARIUM

    1.jpg












    2.jpg












    3.jpg












    Trovare M92 non è semplicissimo data la mancanza di punti di riferimento “luminosi”, ma una volta memorizzata la sua posizione rimarrà semplice poi rintracciarlo nel cielo in futuro.

    Personalmente parto dalla stella Iota Herculis (+3.8) e traccio una retta immaginaria con PI Herculis (+ 3.16) a circa metà segmento e a 2° Nord da essa possiamo trovare il luminoso globulare nei nostri obiettivi.

    APPUNTI DI ASTROFISICA

    Gli ammassi globulari (o ammassi chiusi) sono tra gli oggetti più antichi dell’universo, di forma generalmente sferoidale (da qui il nome di globulare) dovuta all’attrazione gravitazionale che esercita ogni stella al suo interno, anche studiando la loro composizione chimica si evince che la metallicità delle stelle è 100 volte inferiore a quella del Sole, da questa evidenza si appura, appunto, che i globulari debbono essere piuttosto antichi.

    Sono oggetti densissimi, si stima che la distanza media tra una stella e l’altra possa variare tra 0.5 e 2 anni luce di distanza, e la densità stellare può arrivare addirittura a 150.000 volte la densità registrata nei dintorni del Sole, quindi tra le 150 e le 10.000 stelle per pc3 (Parsec-cubo) mentre nei pressi della nostra stella ci aggiriamo tra le 0.1 e le 50 stelle.

    All’interno di un’ammasso globulare quindi, un ipotetico abitante di un pianeta osserverebbe una volta celeste piena di stelle, come se la via lattea si fosse allargata a coprire tutto il cielo.

    MA COSA SONO GLI AMMASSI GLOBULARI?

    Sono addensamenti nati molto probabilmente tra lo scontro di nubi di gas e materia ai primordi dell’universo o molto probabilmente sono i residui di antiche collisioni tra galassie, stelle formatisi da nubi di gas strappate dall’incontro/scontro tra due o più galassie e che l’estrema gravità ha poi tenuto intimamente legate tra loro le migliaia di stelle.

    È bene ricordare che un’ammasso globulare può arrivare a contare da 10.000 a oltre 1.000.000 di stelle al suo interno.

    E NELLA NOSTRA GALASSIA?

    Gli astronomi hanno catalogato circa 160 ammassi globulari orbitanti di “vita propria” intorno alla nostra galassia, ma si stima ce ne possano essere fino ed oltre le 200 unità, molti di loro risultano “invisibili” dalla Terra poiché transitano dalla parte opposta della nostra galassia e quindi nascosti da polveri e dalle stelle del disco galattico.

    VICINI VICINI……

    L'alta densità stellare degli ammassi globulari fa sì che le interazioni tra stelle e le collisioni mancate siano all'ordine del giorno. Il loro centro è una regione particolarmente densa e nutrita di stelle (come detto precedentemente) e non è affatto difficile osservare l'interazione tra più stelle che possono portare alla formazione di stelle doppie e/o di strani oggetti, come le stelle vagabonde blu (Blue Straggler), risultato della fusione di due stelle, la stella appare ringiovanita e più blu delle due progenitrici.

    TUTTI UGUALI? CREDO PROPRIO DI NO!!

    I globulari si distinguono per la loro morfologia dal modo con cui le componenti si addensano dalla periferia verso il centro del sistema.

    Fu Harlow Shapley che propose questa classificazione suddividendola in 12 classi, indicate con i numeri
    romani, dai più densi (Classe I) ai più rarefatti (Classe XII). Più basso è il numero, maggiore è la variazione di luminosità verso l'interno. Un ammasso globulare di classe XII si presenta pallido e di luminosità uniforme.

    Ad esempio M13 è inquadrato nella classe V mentre M2 è uno dei globulari più densi, M55 uno dei più rarefatti tanto da essere a malapena distinguibile dagli ammassi aperti più compatti.

    La classe di concentrazione può essere ricavata dai parametri della classificazione di King, in modo indipendente dall’indice di ricchezza, come rapporto tra il Raggio di marea e il Raggio del Nucleo).

    E I PIANETI?

    Gli ammassi globulari presentano una bassa probabilità di condizioni favorevoli alla vita tanto da ritenerla nulla, in una ricerca effettuata mediante lo Hubble Space Telescope sono state messe sotto osservazione 34.000 stelle di 47 Tucane per 8 giorni.

    Il team di ricerca pensava, su base statistica, di poter osservare almeno 17 transiti di pianeti, ma non ne rilevarono nessuno. L’assenza di pianeti potrebbe essere giustificata dalla ridotta presenza di metalli nell’ammasso (senza i metalli, i pianeti rocciosi non possono formarsi) o alle distanze ridotte fra le stelle che possono aver perturbato le orbite nei circa 10 Miliardi di anni dalla formazione dell’ammasso.

    CONSIDERAZIONI OSSERVATIVE:

    nel periodo primavera-estate ri-osservo sempre questo globulare, soprattutto dal balcone di casa con il mio binocolo Nexus da 100mm, questo per dire anche che l’oggetto è abbastanza luminoso da poter essere osservato con proditto anche con grossi binocoli o piccoli telescopi….

    Il report che invece vorrei riportarvi è di una serata particolarmente buona del “lontano” 2012, con un seeing stimato 7/10 e una buonissima trasparenza del cielo, il globulare ormai allo zenit è osservato con un CPC 1100 e oculare FF 19mm (147x) e 65° di c.a.
    Dagli appunti:

    a 147x la visione è FENOMENALE, sicuramente mi piace più di M13 posizionato poco distante, il globulare è denso e bellissimo, la zona periferica e ben separata meno il bulge che risulta compattissimo, ovviamente a a 254x e ancor di più a 318x la visione è come tridimensionale e ripaga il lungo tempo passato all’oculare!

    UN POCHINO DI STORIA:

    generalmente, parliamo di grandi personaggio dell’astrofisica del passato, spesso portiamo all’attenzione quelli stranieri, ma in questo numero del DSJ rimaniamo in patria con un grandissimo astronomo…. In questo N.°36 parliamo di Giuseppe Piazzi:
    (da Wikipedia)

    200px-Giuseppe_Piazzi.jpgGiuseppe Piazzi nacque il 16 luglio 1746 a Ponte in Valtellina da Bernardo Piazzi e Francesca Artaria, penultimo di dieci figli.

    Nel 1764 entrò nell'Ordine dei Teatini del convento di Sant'Antonio a Milano e fu ordinato sacerdote nel 1769. Studiò nei collegi dell'ordine a Milano,Torino, Roma e Genova, sotto la guida di Girolamo Tiraboschi, Giovan Battista Beccaria e dei Padri Le Seur e Jacquier, che lo introdussero alla matematica e all'astronomia.

    Il 1º gennaio 1801, Piazzi scoprì un oggetto brillante che si muoveva contro lo sfondo di stelle. La prima osservazione lo portò a ipotizzare che si trattasse di una stella fissa, non riportata dai cataloghi. Nei giorni seguenti, notò che il corpo celeste non si trovava più nella posizione iniziale, e sospettò che si trattasse di una stella diversa. Le successive osservazioni lo convinsero che il nuovo astro era dotato di moto proprio.[…]

    Piazzi lo battezzò originariamente Ceres (Cerere) e si rivelò il primo, e il più grande, degli asteroidi esistenti all'interno della fascia principale.

    Piazzi si dedicò assiduamente alla determinazione delle posizioni stellari, pubblicando, nel 1803, il catalogo Praecipuarum Stellarum Inerrantium Positiones mediae ineunte Saeculo XIX, poi ripubblicato, completato ed emendato, nel 1814.

    Entrambi i cataloghi vinsero il premio dell'Académies des Sciences di Parigi.
    Piazzi morì a Napoli il 22 luglio 1826;

    PER SAPERNE DI PIU’:

    BLU STRAGGLERS
    RACCOLTA DSJ DI ASTRONOMIA.COM

  2. #2
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    Re: [DSJ] Deep Sky Journal N° 36 (Maggio 2014)

    Un grazie da parte dell'antenato della mia piccola....

  3. #3
    Staff • Moderatore Globale L'avatar di etruscastro
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    Re: [DSJ] Deep Sky Journal N° 36 (Maggio 2014)

    un grazie a te!

  4. #4
    SuperGigante L'avatar di PHIL53
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    Re: [DSJ] Deep Sky Journal N° 36 (Maggio 2014)

    Personalmente parto dalla stella Iota Herculis (+3.8) e traccio una retta immaginaria con PI Herculis (+ 3.16) a circa metà segmento e a 2° Nord da essa possiamo trovare....

    Grazie Etru, un altro obiettivo da annotarsi per la prossima uscita !

    In alternativa, G. Consolmagno (Turn left at Orion) suggerisce praticamente la tua strada ma "sale da PI Her. fino ad incrociare la retta immaginaria che congiunge Eta e Iota" forse per alcuni più facile a visualizzare che i "2° verso nord" da te suggeriti...
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