Un telescopio a rotelle

Si presentò una sera, da solo, chiedendo di iscriversi. La scelta della sede dell’associazione aveva preso in considerazione anche l’assenza di barriere architettoniche. Eravamo stati premiati…

Si presentò una sera, da solo, chiedendo di iscriversi. Ci trovammo totalmente impreparati ad un simile avvenimento ma, dopo un attimo di smarrimento, ne eravamo entusiasti. La scelta della sede dell’associazione aveva preso in considerazione anche l’assenza di barriere architettoniche. Eravamo stati premiati.

Marcello, un bel ragazzo, sempre sorridente, simpatico e pieno di vita si era unito a noi. Ne eravamo orgogliosi. Abita poco lontano dalla sede. Un grave incidente lo ha costretto per sempre su una sedia a rotelle. Ci aveva confessato che la sua scelta era stata dettata, più che da una effettiva passione per l’astronomia, dalla facilità con la quale poteva raggiungerci. La passione venne in seguito: forte, totale, per ogni attività.

Una intelligenza pronta, una notevole capacità di esprimersi e la sua simpatia lo fecero diventare il nostro miglior relatore. Le diapositive accuratamente preparate e un puntatore laser lo aiutavano nella divulgazione di ogni argomento legato all’astronomia. Era in grado di trasmettere agli ascoltatori l’entusiasmo con cui aveva abbracciato questa stupenda passione. Dopo vari tentativi a vuoto, una sera siamo riusciti a convincerlo a venire ad osservare.

Gli strumenti a disposizione erano molti, con diversi tipi di montature. Ognuno di noi puntava gli oggetti idonei per essere osservati dalla sua sedia a rotelle, dalla quale non volle mai essere sollevato. Per la prima volta lo vedemmo in difficoltà. Solo per un attimo…
Terminò la serata utilizzando il binocolo. Dimostrando ancora una volta la sua ottima conoscenza del cielo stellato.

Ma il vulcanico cervello di Eugenio (Genio per gli amici, di nome e di fatto!) si era già messo in moto…”In garage ho la vecchia sedia del nonno, modello molto antiquato, robustissima, inutilizzata. Certo, il risultato sarebbe una montatura altazimutale. La rotazione in azimut si fa sul pavimento stesso, grazie alle due ruote grandi. Per la regolazione in altezza basterebbe una forcella solidale con lo strumento. L’asse di questa regolazione deve trovarsi circa ai lati delle spalle, due contrappesi posizionati dietro allo schienale, sul prolungamento della forcella stessa, rendono docile questo movimento. Utilizzando lo S.C. da 200mm dell’associazione… certo, si può fare”.

Lavorò in silenzio per mesi, certamente sapeva che le sue fatiche non erano per Marcello, stava lavorando per una scommessa con se stesso. Doveva riuscire. Era certo di raggiungere il suo scopo. Un telescopio utilizzabile in ogni posizione con “osservatore incorporato”. E comodamente seduto.

Costruì ogni particolare prevedendo la possibilità di registrare la posizione degli assi di altezza, in base all’utilizzatore. Si preoccupo di rendere l’asse stesso parallelo al “pavimento”. Installò un bolla per mettere la “montatura” in piano, e mise un grosso cerchio graduato sull’asse. Il prototipo era pronto per le prime prove. Era il momento di coinvolgere Marcello. Gino si prestò al gioco. Un invito a cena, per ambedue, a casa di Genio, sulle alture della città, dove il cielo era “ragionevolmente” buio. Arrivarono a pomeriggio inoltrato, il “mostro” era nascosto dietro la casa.

Alcuni brevi convenevoli, visita interessantissima al disordinato laboratorio e la domanda di rito: “A cosa stai lavorando”? Genio fece cenno di seguirlo, e, mostrando la sua “opera” rispose: “A questo”. Marcello, dopo un momento di meraviglia, cominciò a ridere in modo irrefrenabile, seguito a ruota dagli altri. Non riuscivano a smettere. Era proprio una strana costruzione, un incrocio tra una sedia elettrica ed un telescopio.

Marcello si riprese per primo dicendo: “Sei forte Genio, questa volta hai superato te stesso. Hai costruito un telescopio a rotelle”. Quindi si avvicinò alla costruzione, guardando attentamente ogni particolare. Genio era felice. Parlava con grande piacere dei vari problemi che aveva incontrato e delle “geniali” soluzioni individuate. Quindi il primo “collaudo”. Ogni regolazione poteva essere fatta direttamente dal “posto di guida”. Senza aiuto alcuno Marcello portò lo strumento in posizione giusta per avere l’oculare, con diagonale inserito, sempre comodissimo per l’osservazione sia allo zenit, sia all’orizzonte, sia nelle posizioni intermedie. Registrò nuovamente i contrappesi e puntò un traliccio in lontananza. Mise a fuoco con calma lo strumento, l’ottica era naturalmente perfetta. Provò alcuni movimenti, controllò le vibrazioni portate dalla sua presenza sulla struttura, inserì un oculare con forti ingrandimenti, rifece alcune prove, il tutto sotto lo sguardo attento di Genio. “Mi pare che possa andare” disse concludendo le prime prove, mentre la “padrona di casa” chiamava per la cena.

Parlarono a lungo della costruzione. Si ritornò alle prove. Questa volta sul cielo. Fino alle due di notte. Marcello è un genio in informatica ed elettronica. Soltanto per una scommessa con se stesso decise di applicarla allla nuova montatura. Primo: niente gomme nelle ruote (generano vibrazioni e mancanza di precisione) ma una serie di sfere tra due dischi. Poi motore passo passo per la regolazione in altezza, azimut, derotatore di campo…

Attualmente stanno ancora lavorando al progetto, il go-to funziona a dovere, ma le idee sono tante e nessuno dei due da segni di cedimento. Ambedue ricorderanno questo periodo con soddisfazione. Geni si nasce!