Un’immagine della nostra infanzia

I telescopi dell’ESO sono riusciti, per la prima volta, a ricostruire un’immagine dettagliata del disco più interno attorno a una giovane stella. Praticamente una “foto d’epoca”, relativa alla giovinezza del nostro Sistema Solare.

L’interferometro del VLT dell’ESO è riuscito a penetrare nei segreti più intimi di una stella appena nata e vedere I primi momenti della formazione del suo sistema planetario. L’oggetto in questione è la HD 163296. Sappiamo benissimo che le stelle giovani sono circondate da dischi di gas e polvere, dove poi nasceranno i pianeti attraverso una rapida aggregazione delle particelle solide che porterà in breve alla creazione di proto-pianeti rocciosi delle dimensioni della Terra. Si sono già osservati svariati dischi di polvere attorno a stelle che non fossero il Sole, ma questa volta l’interferometro è riuscito a perlustrare la parte più interna, ancora più vicina all’astro, dove la polvere non esiste. La nuova immagine dona per la prima volta una chiara visione del disco gassoso più interno, mai osservato direttamente, ma solo ipotizzato.

Nessun singolo telescopio avrebbe mai potuto ottenere questa stupefacente e dettagliatissima immagine. Pensiamo solo che la regione interessata corrisponde più o meno alla distanza Terra-Sole, ma localizzata a 360 anni luce da noi! Il che vuol dire che il disco più interno ha un diametro angolare di circa 10 millesimi di secondo d’arco, ossia come vedere un barattolo su una strada da un’$altezza$ di 40 km. Insomma, un angolo troppo piccolo per qualsiasi telescopio. Ma non per il VLT e la tecnica interferometrica. Essa, attraverso una sofisticata tecnologia, combina la luce proveniente da diversi telescopi posti a una certa distanza tra di loro. Il risultato è un aumento enorme del potere risolutivo e quindi della capacità di analizzare dettagli altrimenti impossibili. Non tutto, però, è facile. Per ottenere l’immagine finale è necessario utilizzare complicati algoritmi matematici. Il risultato però è stupefacente. Nel caso in oggetto sono stati usati il telescopio da 8,2 metri di Cerro Paranal e 4 telescopi ausiliari da 1,8 metri, ottenendo un risultato che si sarebbe potuto ottenere solo con un singolo telescopio da 130 metri di diametro.

Guardare ciò che è successo da noi circa 4,5 miliardi di anni fa è estremamente importante per capire i meccanismi formativi di un sistema planetario.

Un’immagine dei segreti più intimi della giovane stella HD 163296

Un’immagine dei segreti più intimi della giovane stella HD 163296. L’ellisse tracciata in verde mostra la parte che è stata possibile osservare attraverso la tecnica interferometrica, dove si notano bene il disco di polvere e quello più interno, altrimenti invisibile. L’ellisse bianca rappresenta in scala l’orbita della Terra, per mostrare a che livelli di accuratezza si è giunti su una stella distante ben 360 anni luce. (Fonte: ESO/S. Renard)

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4 Commenti

  1. Che bello Enzo, noi dunque , il nostro pianeta , siamo nati così? Così nasce un Sistema come il nostro?

  2. @Mario Fiori,
    probabilmente sì, anche s una vera foto “nostra” non ce l’avremo mai… 🙁 😛

  3. @Enzo: non è detto… se le costanti non son più costanti un giorno potremmo scoprire di poter andar più veloce della luce; a questo punto basterebbe sorpassare le luci dei vagiti della nostra galassia e star pronti con le fotocamere. Ahhhh quant’è bella la fantascienza