In questa news riguardante la missione Artemis II ho il grandissimo piacere di descrivere quanto stia facendo in questi giorni il carissimo amico Gianluca Masi, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per la sua opera di divulgazione e soprattutto di osservazioni al telescopio del cielo e delle sue meraviglie: l’avrò detto tantissime volte nei miei articoli che Gianluca è il fondatore del meraviglioso sistema remoto computerizzato di telescopi (il famosissimo Virtual Telescope) posti in un osservatorio sito in Toscana, in piena Maremma, nella località di Manciano.
Divulgatore perché con le sue mitiche dirette di eventi celesti particolari (dalle eclissi ai passaggi ravvicinati di oggetti celesti, all’osservazione di meravigliose galassie) coinvolge sempre centinaia di ascoltatori da tutto il mondo (nel suo canale YouTube), un folto gruppo di appassionati di Astronomia che lui chiama sempre amichevolmente “my friends”.
Osservatore, perché con la strumentazione remota riesce ad ottenere risultati favolosi con il giusto piglio necessario per immortalare oggetti celesti debolissimi quali ad esempio la capsula spaziale Orion che sta viaggiando verso la Luna.
Amico, perché ci conosciamo oramai da tanti anni (anche se per impegni vari riusciamo a vederci solo in rare ma proficue occasioni) e proprio per questo, dopo averne esaltato le imprese, lo faccio scendere dal piedistallo che gli ho appena costruito, sottolineando la sua grande simpatia: giusto recentemente ci siamo rivisti non in un convegno o in una serata astronomica o chissà in quale altra occasione Astronomica, ma semplicemente dal barbiere (il mitico Salvatore con cui condivido la mia enorme passione dell’Astronomia) dato che ogni tanto anche lui ha necessità di tagliarsi i capelli!
Prima di cominciare parliamo di pronuncia: dato che il nome della missione spaziale evoca la dea Artemide (con l’accento sulla “e”) ho sempre pronunciato la missione come “artèmis”. Spinto dalla curiosità, visto che nei telegiornali la citano sempre come “àrtemis”, ho chiesto lumi a Google e l’HAL di turno mi ha confermato che l’accento va proprio sulla “a”, perché gli antichi greci ponevano proprio sulla prima lettera l’accento: il mio greco del liceo classico risale oramai ad eoni fa, per cui ho accettato di buon grado questa correzione. Procediamo dunque con l’Àrtemis…
L’Orion e il Virtual Telescope
Navigando nel sito virtualtelescope.eu ci si imbatte molto facilmente nelle pagine in cui Gianluca deposita le immagini catturate dai suoi potenti telescopi (che prima o poi andremo a vedere di persona nella Maremma) e le più recenti sono quelle scattate in questi ultimi tre giorni, che ora vi vado a mostrare.
Iniziamo dal 5 aprile con questa immagine (cliccandola se ne apre la versione a maggiore risoluzione)

che è stata ottenuta con il telescopio remoto C14 dotato di camera SBIG ST-8XME, inseguendo la capsula Orion che al momento si trovava a 217.000 km dalla Terra. Commento di Gianluca all’immagine: “osservare questo puntino luminoso spostarsi nel cielo tra le stelle, sapendo che a bordo ci sono quattro rappresentanti dell’umanità, è stata una delle più grandiose emozioni provate negli anni recenti”. Approvo in pieno!
Ecco invece l’immagine del 6 aprile

ottenuta con lo stesso setup, con la capsula Orion alla distanza di 377.000 km dalla Terra e posizionata nel cielo ad appena 10° di distanza angolare dalla Luna quasi Piena.
La foto più recente merita un paragrafo a parte
Siamo arrivati all’immagine di questa mattina presto

decisamente molto più sofferta delle precedenti, perché ha richiesto particolarissime attenzioni per ottenere una ripresa ai limiti dell’impossibile, pur essendo realizzata con lo stesso setup di prima.
Gianluca ha spiegato i dettagli della ripresa: dato che il sito è dedicato ad una platea internazionale, le notizie sono scritte in inglese ed allora farò la mia traduzione ragionata e non certo artificiale.
“Incredibile ma vero. Con ancora negli occhi le recenti immagini della Orion con gli astronauti a bordo e con il cuore pieno di emozione per questo importantissimo evento, ho tentato una nuova ripresa della capsula spaziale.
Si trattava di una sfida eccezionale, dove l’obiettivo era un oggetto dalle dimensioni di una decina di metri, ad una distanza di più di 400.000 km. Ma la sfida maggiore era che la capsula Orion doveva essere trovata a meno di due gradi dal luminosissimo disco di una Luna quasi Piena e come se non bastasse, l’obiettivo si trovava basso sull’orizzonte, a meno di 20° di altezza.
Ho deciso di utilizzare il C14, che in occasioni simili del passato si è dimostrato all’altezza di osservazioni estreme.
Dopo aver determinato le coordinate celesti esatte grazie al sito JPL/NASA, ho diretto il telescopio alla posizione desiderata, attivando l’inseguimento automatico.
Una volta acquisita una serie di immagini, le ho combinate per massimizzare il segnale raccolto, ma ero pessimista sul risultato finale visto che il cielo nello sfondo era molto luminoso a causa della Luna.
Una volta ottenuta l’immagine finale, ottimizzandola il più possibile per poterla inserire nel sito, a stento credevo che cosa stesse apparendo sul monitor del PC: la capsula Orion era proprio lì, esattamente nella posizione predetta, mostrandosi come un debole puntino in uno sfondo particolarmente luminoso.
Ho trattenuto a stento un grido di gioia, vista l’ora tarda, mentre mi sono goduta in silenzio la contemplazione di un piccolo mucchio di pixel, dove si trovavano quattro astronauti che avevano appena scritto una nuova pagina di storia raggiungendo una distanza da Terra mai raggiunta finora: circa 413.000 km dal centro del nostro pianeta.
La mia ripresa è avvenuta circa due ore e mezzo dopo quell’istante importantissimo, quando la Orion era leggermente più vicina a noi, a 411.000 km di distanza.
In questa (strepitosa!) immagine vediamo la Luna ripresa da Terra nello stesso momento: sono momenti, questi, che diventano eterni.

Una notte indimenticabile, nella quale un puntino luminoso apparentemente insignificante, ma invece dotato di un particolare significato, ha portato l’umanità ancora più lontano, aprendo nuovi orizzonti: che possano essere d’aiuto per tutti noi”.
Parole sacrosante, Gianluca!

Commenta per primo!
Aggiungi un Commento