Credo di sfondare una porta aperta, anzi un portone aperto, affermando che questa missione dell’Artemis è stata davvero fantastica, per le micrometriche capacità tecnologiche della NASA, a cui ci aveva abituato fin dai tempi delle missioni Apollo: sottolineo che l’Artemis II non è stata certamente un doppione della missione Apollo 8 e tutto questo perché il balzo tecnologico rispetto a più di 50 anni fa è stato così enorme che in primissima analisi sarebbe come paragonare i primi voli dei traballanti aerei dei fratelli Wright con gli aerei di linea che solcano i nostri cieli.
All’epoca la potenza dei computer di bordo delle missioni Apollo era come quella presente nei nostri primi cellulari (quelli che sembravano un mattone con l’antenna), ma gli astronauti potevano contare su tutta la potenza dei calcolatori della NASA a Houston…
La mia recensione della missione
Dopo queste considerazioni iniziali, il mio articolo vuole essere una mia personalissima recensione della missione Àrtemis (mi raccomando l’accento sulla “A“!) in cui vi mostro quelle che per me sono le immagini dei momenti che rimarranno epocali negli anni a venire, senza un ben determinato ordine cronologico, ma secondo un criterio imperscrutabile del vostro pignolone.
Qui non faccio alcuna traduzione, seppur ragionata e non certo artificiale di uno dei mille articoli pubblicati in rete in lingua anglofona, se non per dire che nei siti della NASA, quando parlavano dell’equipaggio, oltre a tre americani Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch della NASA, veniva citato il quarto astronauta Jeremy Hansen invariabilmente etichettato con la frase “della CSA (Canadian Space Agency)“: giustissimo, ma perché lo hanno fatto tutte ma proprio tutte le volte che ne parlavano, in alcuni casi anche nello stesso articolo?
La missione Artemis al rovescio, o quasi
Inizio dunque dall’ottimo ammaraggio della capsula Orion nel Pacifico

degna conclusione della missione: ricordo che ai tempi dell’Apollo era una delle fasi più critiche e dense di apprensione tanto che i telecronisti di allora, Tito Stagno e Ruggero Orlando, sottolineavano sempre che sarebbe potuto accadere di tutto: la capsula sarebbe potuta schizzare via nello spazio, come un ciottolo che lanciamo sull’acqua del mare, facendolo rimbalzare più volte. Agghiacciante, ma per fortuna non è mai successo.
Vista la mia passione per le eclissi di Sole…
… una doverosa segnalazione va all’opportunità presentatasi nel corso della missione di assistere ad un’eclissi di Sole dallo Spazio e non dalla Terra, immortalata

in un’immagine che potrebbe ricordare una tipica eclissi di Sole, ma che invece presenta moltissime differenze… Cliccando l’immagine si aprirà la foto ad altissima risoluzione dove si vedono tantissime stelle anche parecchio deboli: provatelo sul PC, o su un tablet, visto che i cellulari hanno un display molto limitato!
Innanzitutto le dimensioni reciproche di Terra e Luna, con il nostro satellite enormemente più grande della Terra, data la posizione della capsula Orion, dietro alla Luna vicina e con il Sole lontano: dalla Terra invece Sole e Luna hanno un diametro apparente comparabile, che permette lo spettacolo più grandioso della Natura, le eclissi totali o anulari.
Quando il Sole stava per riapparire da dietro la Luna, in questa immagine che ho tratto dalla diretta della NASA

si può capire quanto il Sole era più piccolo della Luna.
Altra differenza è che dalla Terra noi abbiamo il cielo illuminato dal chiarore dell’atmosfera e si possono scorgere solo le stelle più brillanti e i pianeti, nonché la corona solare, ma solamente nei pochissimi minuti della fase di totalità: invece nello spazio il cielo rimane completamente nero, con le stelle visibili (in funzione della sensibilità delle fotocamere utilizzate!) mentre il chiarore che appare affiorare dal bordo lunare è proprio la corona solare. In questo caso l’eclissi totale, per gli astronauti, ha avuto una durata davvero spettacolare ed invidiabile, di 53 minuti.
In questo frangente i quattro viaggiatori nello spazio hanno indossato i famosi occhialini da eclissi di sole, per non rimanere abbagliati.

Uno studio sull’immagine dell’eclissi di Sole
A questo proposito, dal sito Spaceweather ed in particolare dalla galleria di immagini inviate da appassionati e Astronomi, si trova anche lo studio dell’Astronomo Thomas Schutz che ha analizzato da casa, sul proprio PC, l’immagine dell’eclissi, quella con tantissime stelle visibili, utilizzando una mappa stellare e la conoscenza dell’esatta posizione della navicella Orion e perciò della Luna e del Sole.
Partendo da questa mappa stellare, con sovrimpresso il disco nero della Luna (cliccandola si vedrà la mappa in alta risoluzione)

il bravo Thomas ha identificato parecchie delle stelle presenti nell’immagine, indicandone a fianco i nomi

Cliccando questa immagine si avrà lo spettacolo dell’eclissi di Sole in alta risoluzione con tantissime stelle intorno, alcune delle quali con il proprio identificativo!
Volendo si potrebbe continuare ad identificare tutte le altre stelle indicate nella mappa, in una sorta di divertente giochino stellare… Non barate cercando l’inutile aiuto di una DI (Deficienza Artificiale) che vi toglierebbe tutto il divertimento naturale…
Altre immagini dalla missione
Una delle prime immagini diventata da subito iconica è quella della nostra Terra

con tanto di aurore (in alto a destra e a sinistra in basso) e luce zodiacale (in basso a destra) e con a malapena visibile la nostra Italietta (cerchiata molto maldestramente),

all’epoca coperta dalle nuvole, in questo ingrandimento e capovolgimento dell’immagine iniziale, dove sono invece ben riconoscibili la penisola Iberica, il nord Africa e la Francia meridionale.
Altra immagine che finirà sicuramente negli annali della storia è quella della Terra dietro alla Luna, visibile in ottimo dettaglio in primo piano

Un’immagine stupenda
L’immagine che mi piace tantissimo è quella in cui i fortunati astronauti (tizio, caia e sempronio della NASA e pasquale della CSA, Canadian Space Agency, così mi allineo agli americani, che però forse non sanno come si pronunciano i quattro nomi), dicevo, in cui i quattro hanno potuto osservare il famosissimo lato oscuro della Luna.
Questo termine non deriva dal fatto che sia scuro (dato che è illuminato dal Sole con fase opposta a quella del faccione che ben conosciamo), ma è sempre indicato a ricordo del famosissimo album dei Pink Floyd, “The Dark Side of the Moon” (giovincelli, cercatelo se non lo conoscete!) dove il lato della luna potrebbe essere maldestramente tradotto come scuro, mentre va inteso in senso più metaforico, come ignoto…

In questa immagine si vede praticamente più della metà del lato conosciuto della Luna e il lato nascosto della Luna, dove appare per intero il grande bacino da impatto del Mare Orientale.
Celestia alla riscossa
Ho voluto divertirmi con Celestia (il vecchio ma sempre preciso programma per PC, che negli anni ho utilizzato laddove ne sorgeva la necessità) per cercare di riproporre l’immagine del lato nascosto e osservato dai quattro astronauti.
Con appositi comandi del mouse e con le frecce sono riuscito ad orbitare intorno alla Luna e a ritrovarmi nelle stesse condizioni degli astronauti, ottenendo questa immagine (cliccare per ottenerne una a maggiore risoluzione) praticamente identica all’originale!

Con un altro sapiente click del mouse ho sovrimpresso la griglia di coordinate selenografiche (che però erano tutte grigie) : cliccando l’immagine successiva si vede molto meglio la Luna e la griglia, già con le mie modifiche.

Ora, il limite della faccia della Luna visibile dalla Terra è praticamente il meridiano identificato con “90W” (che sono riuscito a tracciare in rosso): quindi la parte in basso è quella che non si vede dalla Terra.
Proprio per disegnare in rosso quel meridiano, ho utilizzato nientemeno che Paint di Windows (che ultimamente è diventato davvero potente!) e sfruttato qualche trucchetto dettato dall’esperienza nel campo della grafica.
Ma anche la Terra!
E visto che avevo appena spolverato Celestia (dopo tanto tempo di inutilizzo i bit s’impolverano, non lo sapevate?), ho cercato di ricreare l’iconica immagine della Terra: eccola qua.

Stavolta è stato più facile, senza necessità di meridiani e paralleli, ma solamente con Celestia e con nuvole completamente differenti! Magicamente è apparsa alla vista anche l’America Meridionale…
Niente IA nemmeno in questo caso (e tantomeno nanobanane, o altre app ortofrutticole, figuriamoci!), ma solamente tantissima IP (Intelligenza Personale).

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