Un cielo da ricordare

Questa sera, con il favore delle tenebre, siamo andati in garage, e abbiamo caricato la macchina. Sono antichi scatoloni di cartone, perfettamente conservati, accuratamente nascosti da sempre…

Addio Ugo. I tuoi racconti continueranno a vivere nei nostri cuori.

Questa sera, con il favore delle tenebre, siamo andati in garage, e abbiamo caricato la macchina. Sono antichi scatoloni di cartone, perfettamente conservati, accuratamente nascosti da sempre. Nel pomeriggio il nonno li aveva preparati con cura, da solo, non ha voluto alcun aiuto.

Nessuno ci ha visto. Possiamo andare tranquilli.
Ciononostante il nonno è molto teso, continua a guardarsi attorno, utilizza strade secondarie per andare con l’auto verso la periferia.
Anche fuori città, sulle stradine che portano in collina, si rischia di trovare la Polizia. Sarebbe un grosso guaio. Non sono affatto tranquillo, mi sento a disagio. Non ho mai visto il nonno con tanta paura addosso.

Lui, sempre sicuro di se, sempre a testa alta, mi ha in ogni momento dato sicurezza. No, questa sera no, questa sera mi sento complice di un delinquente. All’uscita di una curva, eccola. I lampeggianti mi accecano. Il nonno ferma l’auto, e rimane in attesa con lo sguardo fisso verso la strada. Improvvisamente una torcia enorme ci illumina il volto.
“Dove andate?”, chiede una voce sgradevole. Mentre il nonno tenta di balbettare qualche parola, la voce riprende. “Un vecchio ed un bambino, lasciali passare”, e rivolto a noi “Via, via, andate!”.

L’auto si rimette in movimento. Nessuno parla. Il cuore lentamente riprende a battere con regolarità, lo spavento è passato. Ma che bambino, ho quasi sedici anni, un bambino sarà lui.
“Non dovevo trascinarti in una simile avventura”, dice il nonno, ed aggiunge: “fra dieci minuti siamo arrivati”. Una stradina laterale in terra battuta si inoltra nel bosco. Poco dopo si apre davanti a noi un’ampia radura. Il nonno ferma la macchina, spegne i fari ed il motore. Scendiamo dall’auto.

Il buio completo ci circonda in un silenzio irreale. Ho la sensazione che il nonno sia nuovamente lui.
Mi prende la testa costringendomi ad osservare in alto e dice: “Guarda!”.
Migliaia di stelle, di tutti i colori, brillano sopra di noi. Uno spettacolo stupendo. Per la prima volta mi affaccio su di un mondo tutto nuovo. Un mondo incantevole. Il nonno prende una coperta e la stende sull’erba appena tagliata. Ci corichiamo entrambi. Il nonno parla sottovoce, mi racconta tantissime cose interessanti, risponde alle mie domande con tranquillità e sicurezza.
Mentre ascolto le sue parole mi sento totalmente rilassato.

Improvvisamente il rombo di una pattuglia di “caccia” sorvola gli alberi del bosco.
Un attimo dopo, un forte fischio rimane nelle mie orecchie, mentre un acre odore di carburante mi irrita la gola.
I miei occhi osservano increduli il firmamento, quando il nonno lentamente si alza, ed apre il bagagliaio dell’auto. Apre i vecchi scatoloni e con grande abilità inizia a montare il telescopio.

Sto ancora ammirando lo spettacolo quando sussurra:”Vieni a vedere”.
“Guarda” dice “questo è il velo del Cigno, sono i resti di una stella esplosa tanti secoli fa”.
Immaginavo il cielo come una enorme moltitudine di stelle, puntini luminosi. Non pensavo che altri oggetti fossero visibili con uno strumento per appassionati. Una nebulosità diffusa, a forma di mezzaluna, con una impressionante quantità di stelle nel campo dell’oculare.

Un boato mi fa tornare alla realtà, i caccia probabilmente tornano alla base. Che strano, mi sembravano bassi quando sfioravano i tetti delle case, qui viaggiano radenti alle cime degli alberi, ma il rumore dura molto più a lungo. L’eco nelle valli sottostanti si confonde con i motori che si stanno allontanando.
Osserviamo ancora una enorme quantità di oggetti nebulosi. Mi hanno colpito particolarmente la galassia di Andromeda e quella del Triangolo. Si riuscivano a scorgere le tenui braccia che la rendono senz’altro la più bella galassia osservabile. Buona parte della notte trascorre molto velocemente. Aiuto a mettere via lo strumento. E ci corichiamo sulla coperta. “Questa è la notte delle perseidi” dice il nonno, “guarda il cielo”.

Un rombo lontano, ben riconoscibile, segnala che si sono alzati in volo un buon numero di elicotteri. Mentre si avvicinano si ode chiaramente il sibilo delle pale. Le stelle cadenti si fanno vedere sempre più ravvicinate. A volte due o tre nello stesso momento. Gli elicotteri non si sentono più.
A volte bolidi luminosissimi illuminano il cielo come fossero bengala. La loro luce è di molti colori. La durata di queste meteore non raggiunge il mezzo secondo. Alcune lasciano scie luminose, che sono visibili per molto tempo.
Ed il nonno racconta…
“Ho avuto in regalo questo telescopio che avevo la tua età, ed io ora lo regalo a te. La passione per l’astronomia non mi ha mai abbandonato. Ben due volte, da giovane, sono andato a Sud. Ho viaggiato per più di duemilacinquecento chilometri per raggiungere le spiagge sull’oceano Indiano. Da li era possibile osservare la grande nube di Magellano. Uno spettacolo indimenticabile.
Poi il lavoro, il cielo che diventava sempre più chiaro a causa dell’enorme quantità di luci che illuminavano le nostre città. Il dovere, gli impegni familiari. Ogni cosa ha contribuito a farmi dimenticare il piacere di osservare il cielo. E le guerre. Ed il mondo che si era dimenticato di noi.

Il mondo che pretende il petrolio che sgorga dai nostri pozzi. Sciocchi, hanno organizzato tutta la loro vita sul consumo del nostro petrolio. E la nuova guerra, quella attuale. Spinti sempre dalla stessa avidità. Questa zona del mondo non avrà mai pace, finché ci sarà una goccia di petrolio nel sottosuolo. L’oscuramento delle città, a causa della guerra, ci ha permesso di avere un cielo stupendo, spero che ricorderai questo momento per sempre. Non per l’inutile guerra, ma per un firmamento che continua a risplendere anche se noi non abbiamo il piacere di godere della sua vista.

“Ricorda, la nostra cultura ha da sempre insegnato tantissime cose a tutto il mondo. In fin dei conti, tutto il mondo utilizza, forse senza saperlo, i nomi che noi abbiamo dato alle stelle più importanti.”
L’alba ci trova coricati sul prato, fra un’ora, al termine del coprifuoco, potremo tornare a casa, soddisfatti di una notte trascorsa senza pensare agli enormi problemi della nostra vita.

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2 Commenti

  1. Grazie Sara! Anche il buio di un coprifuoco può essere utile per le osservazioni astronomiche. Certo che è un cielo che si paga molto caro!