Una serata perfetta

E’ la serata della sua vita, la notte perfetta, un cielo incredibile. Sta per raggiungere la specola lontana pochi chilometri dal centro, dove già lo aspettano gli amici…

Addio Ugo. I tuoi racconti continueranno a vivere nei nostri cuori.

Una serata perfetta

E’ la serata della sua vita, la notte perfetta, un cielo incredibile. Sta per raggiungere la specola lontana pochi chilometri dal centro, dove già lo aspettano gli amici. Forse la prima supernova del gruppo, manca solo una foto di conferma.

Che esaltazione, si sente come parte di un disegno mentre guida lentamente tra le ultime case della periferia. La velocità non si addice ai momenti solenni, gli viene da pensare mentre si ferma al passaggio a livello. Si sente importante, telefona agli amici per avvisare del leggero ritardo, si concede all’attesa.

Treno, treno… Eccolo, un treno merci lentissimo. Davanti sfilano vagoni, sagome di container, impalcature di metallo telonate, altri vagoni. Quasi si ferma, benedetto treno che vuole ritardare il suo momento. Ma sì… E quei lamenti da dove vengono? Che strano…in una notte così perfetta…Animali gli sembra… sì, mucche e vitelli che sporgono il muso dalle inferriate, si accalcano alle feritoie…Ma dove vanno – pensa – dove le portano, perché si lamentano, in una notte così perfetta…Un’automobile arriva dall’altro lato della ferrovia e i suoi fari rendono la scena ancora più irreale. Le sagome nere di quelle povere creature scorrono in controluce, mentre i vagoni riprendono lentamente velocità.

Adesso è nervoso. Perché non ho preso il cavalcavia, pensa quasi con stizza mentre il cambio dell’utilitaria si fa sentire con una vergognosa “grattata”, avrei evitato il passaggio a livello. Raggiunge la specola proprio mentre gli altri la stanno aprendo. Il tetto della piccola costruzione scorre su due guide di acciaio, un sistema realizzato da lui, di cui è orgoglioso. Una piccola spinta, ed il rumore delle ruote sui binari, che ha sempre identificato con la gioia di dedicare un’altra serata alla propria passione, stasera suona diverso.

Binari… Chissà dove portavano quegli animali, si chiede ancora negando l’evidenza. Quasi meccanicamente prepara tutta l’attrezzatura, si fida poco degli altri e le cose importanti sono di sua competenza. La sua indubbia capacità tecnica, la conoscenza degli strumenti, la noiosa puntigliosità nella preparazione di ogni attività, lo rendono particolarmente affidabile. A sua insaputa, gli altri lo chiamano “il boss”.

La galassia è quasi al meridiano quando iniziano le riprese. Un paio d’ore di lavoro in silenzio, con molte pause per un cielo che ora si è stranamente velato. Gli altri malignano tra loro: “Il boss oggi ha litigato con la moglie…”. Ma finalmente arriva la conferma: il puntino dell’altra sera è ancora lì, è proprio una debole supernova in uno dei bracci esterni della galassia. Allegria? Sì, davvero molta allegria. Uno del gruppo dice solenne: “Ancora un po’ di metalli pesanti per il nostro universo”. E poi: “Ma ci pensate? Carbonio e metalli per nuove stelle, pianeti… Forse adesso lassù vi sono esseri intelligenti evolutisi grazie alla morte di questa stella. E che non sanno che noi abbiamo visto il loro lontano passato, il momento in cui gli atomi di cui sono formati venivano creati e dispersi in una spaventosa esplosione”.

Lui partecipa solo svogliatamente alla conversazione, forse vorrebbe parlare di altro. Riesce solo a rendersi antipatico dicendo: “Non allargarti troppo, quella galassia è lontana solo 50 milioni di anni luce, e in questo momento lassù c’è solo vento, un grande vento”. Poi abbraccia tutti e se ne va, con l’impegno di inviare il messaggio al Central Bureau for Astronomical Telegrams. Sono le tre del mattino.

I pensieri ormai lontani da quel piccolo momento di gloria, sulla strada di casa decide di attraversare nuovamente il passaggio a livello. Ripensa a quanto andava blaterando poco prima Cristiano, reso logorroico dall’entusiasmo. Parlava di nuova vita, trasformazione… Anche tutta la vita di questo pianeta è il frutto di una tremenda esplosione.

Noi, le piante, gli animali, le mucche avviate al macello… Ma la sofferenza espressa da quei lamenti era davvero necessaria, faceva parte del gioco? E il nostro vagone, dove ci porta? Questo minuscolo pianeta che ci tiene in gabbia, dove sta andando? E noi, non osserviamo forse lo spazio esterno, con la stessa espressione sperduta di quei poveri animali che mi sono sfilati davanti?

Chissà se altri stanno osservando in questo momento l’esplosione che ha permesso la nostra esistenza… Chissà per quanto tempo, sul nostro pianeta, durerà la vita, se altri prenderanno il nostro posto, magari con più consapevolezza e più rispetto per i compagni di viaggio…

Il passaggio a livello è chiuso. Un altro merci, altri vagoni lager? No, passa veloce un rapido per la capitale, con molti distinti viaggiatori che leggono, parlano, guardano fuori. E non può fare a meno di chiedersi con un sorriso: ma dove vanno, dove li stanno portando…

di Ugo Ercolani – Pubblicato su Coelum N° 49 Febbraio 2002

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2 Commenti

  1. Qualsiasi commento lo ritengo superfluo, ma mi identifico con il protagonista del racconto che si fa domande sull’esistenza.
    Naturalmente di risposte non ne ho trovate,ma mi auguro che quando arriverà la fine non ci sia nessun tipo di scassamento,perchè qui dopo sessanta primavere me li ritrovo frantumati.
    Con questo non voglio apparire il pessimista che non sono e siccome apprezzo le piccole opportunità vi ringrazio moltissimo di avermene offerta una.
    Trovo il vostro sito molto istruttivo e piacevole.Vi ringrazio,saluti

  2. Roberto, sono molte le cose per le quali non abbiamo risposte.
    Ma questo non significa che non dobbiamo conoscerle.
    Il fatto di rilevare un problema è già un grosso risultato. Non ti pare?
    Probabilmente pochi se lo pongono, forse troppo pochi.
    Ma parlandone…
    Un caro saluto, ugo

    P.S. Le mie primavere oltrepassano le tue, ma non ho nulla di frantumato.
    Sono felice di vivere, anche se vedo tante cose che non condivido.
    E con un piccolo sorriso dico a tanti miei simili: “No! Non mi convinci”.
    O forse lo penso soltanto 😉