E’ ancora viva la Luna?

Attualmente la Luna viene considerata un satellite morto. Ebbene, le teorie attuali potrebbero essere errate. Un team di scienziati ha scoperto attività geologiche molto recenti.

Ina

Ina – click per ingrandire

Un team di scienziati, capitanati dal prof. Peter Schultz della Brown University, ha annunciato l’evidenza di recenti attività geologiche sulla Luna. Sebbene si presuma che il vulcanismo lunare sia cessato miliardi di anni fa, c’è almeno un punto sulla Luna in cui le ultime emissioni di gas potebbero risalire a circa 10 milioni di anni fa – e potrebbero avvenire tuttora (Schultz, Staid and Pieters, Nature, 444, 184).

Il sito in questione è chiamato “Ina“, un lago di lava indurita di forma geologica bizzarra immersa nel Lacus Felicitatis, localizzato alle coordinate 19°N, 5°E. “Ina fu rilevato per la prima volta dagli astronauti della missione Apollo,” dice Schultz. Come si nota (Fig. a destra), la forma rassomiglia a quella di una gigantesca lettera “D”, larga circa 2 Km.

Le attività geologiche in questione sono confutate da almeno 3 considerazioni:

Ina possiede misteriosamente dei bordi molto spigolosi.
“Sono affilati come la lama di un rasoio, ma in teoria dovrebbero essere stati smussati negli ultimi 50 milioni di anni,” dice Schultz. Ciò che smussa le spigolosità sulla Luna è una pioggia costante di meteoroidi che consumano montagne e crateri riducendoli a semplici protuberanze, ovviamente con il passare dei milioni/miliardi di anni. Tuttavia le strane caratteristiche di Ina sembrano conferirle un’età molto giovane.

Ina è poco craterizzato. Mentre i piccoli meteoroidi levigano pian piano la superficie lunare, i meteoriti più grandi e gli asteoridi generano crateri. E più le superfici sono datate, più avremo la certezza di trovare crateri in quantità. “Ina, invece, è quasi priva di crateri,” fa notare Schultz. “Abbiamo rilevato solo 2 segni evidenti di crateri da impatto larghi poco più di 30 metri in tutta l’area di 8 chilometri quadrati della superficie.” Ancora una volta, Ina appare giovane.

Ina è luminoso e possiede colori stravaganti. Con il passare del tempo le rocce e la polvere lunare diventano sempre più scure. L’agente esterno che provoca questo scurimento sono le condizioni dello spazio: una pioggia incessante di raggi cosmici, radiazioni solari e meteoroidi aggrediscono la Luna e rendono scuro il terreno. Invece Ina è luminoso, come se sulla sua superficie fosse stata gettata della polvere lunare fresca e mai esposta alle intemperie spaziali. Inoltre i colori di Ina, misurati da uno spettrometro a bordo della sonda Clementine, sono simili ai colori dei crateri lunari più giovani. Ma Ina non è un cratere.

Ina in falsi colori

Sopra: Immagine di Ina in falsi colori, con un giovane cratere a fianco. Il blu evidenzia basalti di titanio esposti da poco tempo alle intemperie spaziali

“Crediamo che ci sia stato un rapido rilascio di sostanze gassose, depositato sulla superficie e meno esposto alle intemperie,” spiega Schultz. Ciò non indica necessariamente la presenza di un’attività vulcanica. “L’aspetto della superficie di Ina non indica una esplosione di magma, che avrebbe creato i classici raggi dovuti all’eiezione di materiale lavico”.

Piuttosto, i gas potrebbero essere rimasti intrappolati sotto terra per milioni o miliardi di anni e tornati in superficie a causa di qualche terremoto lunare (moonquake). Questa teoria è molto allettante poichè Ina si trova proprio nella zona di intersezione tra due falde lunari – come avviene sulla Terra nelle aree geologiche attive.

“Nel corso degli anni,” aggiunge Schultz, “molti astrofili hanno avvistato esalazioni gassose o bagliori di luce provenienti dalla superficie lunare. “Mentre, da un lato, gli astronomi professionisti sentenziavano che la luna fosse geologicamente inattiva, dall’altro gli avvistamenti degli astrofili hanno sempre lasciato aperta la porta del dubbio.

Schultz sostiene che sia arrivato il momento di guardare seriamente alla cosa: “Per avere evidenze concrete si potrebbe organizzare una campagna di osservazione che veda coinvolti sia gli astronomi che gli astrofili. Un’espulsione di gas dura meno di un secondo, ma il materiale sollevato dall’espulsione potrebbe rimanere in sospensione per almeno 30 secondi. Con i sistemi moderni, ci sarebbe abbastanza tempo per muovere un telescopio professionale in posizione e osservare ciò che sta accadendo.

Ci sarebbero molti siti da monitorare. I ricercatori hanno identificato almeno quattro zone simili a Ina in corrispondenza dello stesso sistema di falde, ma anche altri nelle aree geologiche attive adiacenti.

Questi gas potrebbero rivelarsi utili per i futuri esploratori lunari? Schultz sostiene di si. “Potremmo avere espulsioni di CO2 (biossido di carbonio) e persino H2O (acqua). Ma prima di tutto,” conclude abbassando gli entusiasmi, “dobbiamo scoprire la tipologia di gas, e soprattutto la sua reale esistenza”. Tutto questo fa di Ina un’area intrigante per le future esplorazioni condotte da robot e da esseri umani.

“Dopo tutto, la Luna non è poi così morta come sembra…”

Fonte: http://science.nasa.gov/headlines/y2006/09nov_moonalive.htm