La formazione dei sistemi stellari multipli

Uno studio compiuto con l’impiego del Very Large Array getta una nuova luce sui meccanismi che stanno alla base della nascita dei sistemi stellari multipli, ma non risolve definitivamente tutti i dubbi.

L1551 IRS5

L1551 IRS5

Sui processi che governano la formazione dei sistemi stellari multipli gli astronomi non la pensano tutti alla stessa maniera. Sostanzialmente sono due le teorie che vengono proposte: la prima prevede che le stelle che formano un sistema nascano tutte da un’unica nube che si è frazionata in più parti, mentre la seconda ipotizza una nascita indipendente e la successiva reciproca cattura gravitazionale.

I risultati di una ricerca pubblicata sul numero del 10 dicembre di Astrophysical Journal gettano una nuova luce sulla questione, ma non riescono comunque a dare una risposta definitiva. Jeremy Lim (Academia Sinica di Taipei – Taiwan) e Shigehisa Takakuwa (National Astronomical Observatory – Giappone) hanno studiato con il VLA un oggetto chiamato L1551 IRS5, un globulo di gas e polveri distante 450 anni luce nella costellazione del Toro che racchiude al suo interno alcune protostelle.

L’oggetto è invisibile ai telescopi ottici, ma non a quelli infrarossi – grazie ai quali è stato scoperto nel 1976 – e ai radiotelescopi. Uno studio del 1998, effettuato sempre utilizzando i radiotelescopi del VLA, aveva mostrato la presenza di due giovani stelle in orbita reciproca, ciascuna delle quali era circondata da un disco di polveri.

Approfittando delle recenti migliorie apportate al VLA, Lim e Takakuwa hanno riesaminato L1551 e hanno scoperto che i dischi delle due protostelle non solo sono allineati tra loro, ma hanno lo stesso orientamento del disco che circonda l’intero sistema. Un simile allineamento generalizzato potrebbe essere la prova definitiva che il modello della frammentazione è quello più appropriato per descrivere la formazione del sistema.

Potrebbe. Se non che i due astronomi hanno scoperto che del sistema fa parte una terza giovane stella, anch’essa dotata del suo disco di polveri. Quest’ultimo disco, però, non ha lo stesso orientamento degli altri e questo fatto rende possibile che la terza stella sia stata aggregata al sistema attraverso un meccanismo di cattura gravitazionale. Insomma, per farla breve, in un colpo solo si è riusciti a vedere che entrambi i meccanismi proposti dagli astronomi possono funzionare egregiamente.

Siamo dunque ritornati al dilemma di partenza con le pive nel sacco? Niente affatto. Abbiamo sotto il naso l’ennesima prova che Madre natura è sempre pronta a stupirci con la sua fantasia.

Fonte: http://www.coelum.com/