La casa lunare

Previsti tredici mesi di durissimi test in Antartide per il prototipo della possibile dimora destinata ad accogliere i futuri esploratori del nostro satellite.

La casa lunare

Il ritorno sulla Luna è molto di più di un ardito e fantascientifico progetto o di una brillante trovata pubblicitaria. Il Programma Constellation della NASA, infatti, conta di poter far ritornare l’uomo sul nostro satellite entro il 2020. E di farcelo rimanere per qualche tempo, ospitato da una struttura in grado di far fronte all’ambiente lunare, che di ospitale proprio non ha nulla.

Tra i progetti in esame vi è anche una struttura gonfiabile, risultato concreto della collaborazione tra NASA, NSF e ILC Dover. Molto simile a quelle che si vedono nei parchi di divertimento per bambini, questa casa gonfiabile è ovviamente di gran lunga più sofisticata: isolata termicamente, riscaldata, pressurizzata e dotata di energia elettrica dovrebbe permettere ai futuri esploratori lunari di godere di un ambiente sicuro e confortevole. Ogni unità offre una superficie utile di quasi 36 metri quadrati e nel punto più alto il soffitto è a 2,5 metri. Dunque non si tratta affatto di un angusto rifugio di emergenza.

Visto l’ambiente per il quale è destinata, però, il problema fondamentale è verificare che possa garantire ai suoi inquilini il necessario grado di sicurezza. Proprio per testare la risposta concreta di questa unità abitativa alle terribili condizioni in cui dovrà operare, i progettisti hanno previsto un lungo test nel continente che sul nostro pianeta presenta le condizioni più estreme: l’Antartide.

Nei giorni scorsi, dunque, la futura casa lunare è stata impacchettata e preparata per essere inviata alla Stazione polare di McMurdo, una serie di operazioni che hanno già fornito preziose indicazioni sulla trasportabilità e sulle difficoltà logistiche dello stivaggio di un simile carico.

Giunta in Antartide, la struttura verrà resa operativa e costantemente controllata dal prossimo gennaio fino al febbraio 2009. Saranno tredici mesi di accurate verifiche sulla sua tenuta, sul consumo energetico e soprattutto sulla resistenza agli inevitabili danni provocati dall’ambiente esterno. Da questi test i tecnici sperano di ottenere preziosi suggerimenti sul come rendere la permanenza dei futuri astronauti sul suolo lunare il meno pericolosa possibile.

C’è un piccolo particolare, però, che non mi convince del tutto. Come si prevede di far fronte all’urto dei microscopici meteoriti che qui da noi vengono bruciati in atmosfera mentre sulla Luna arrivano indisturbati fino al suolo? Non credo che l’idea di un kit per riparare i buchi possa essere molto praticabile…

Fonte: Coelum

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6 Commenti

  1. …..Cioè???? In un ambiente di temperature estreme come quello lunare con una minima di 40 K ad una massima di circa 400 K e con, appunto, il pericolo reale di proiettili spaziali rappresentati da sassolini a macigni mandano su la versione sofisticata del mio materassino gonfiabile per il mare?????…….:shock::shock::shock: boh, non li capisco gli Ingegneri NASA, perchè poi non un robusto Container corazzato….

  2. perchè poi non un robusto Container corazzato?
    Il peso, solo il peso.
    Ogni chilogrammo mandato nello spazio costa un accidenti,
    allora preferiscono spendere i soldi nella ricerca.

  3. se si tiene conto di questi accidenti ,non si dovrebbe mandare più nemmeno satelliti nello spazio, le possibilità che vengano colpiti penso ce ne siano.
    riguardo al cosidetto materassino gonfiabile beh basta piazzarlo in un posto dove già è caduta una meteora e le probabilità che sia colpito calano enormemente eh eh eh

  4. Il fatto è che mi sono sempre immaginato una cosa tipo Base Alpha della mitica serie SPAZIO 1999, e non un canotto gonfiabile.. 😥

  5. Non me ne intendo molto ma questa idea della struttura gonfiabile mi sembra 1 po strana anchio mi immaginavo 1 base grande stra tecnologica! 😥 cmq senza dubbio riduce i tempi di costruzione

  6. Visto che il nuovo interessamento per la luna è motivano più da interessi economici (sul suo eventuale sfruttamento) che dal punto di vista scientifico, probabilmente una base “Mobile” permetterà di sporsparsi per la ricerca di nuovi minerali.