Marta Burgay e la scoperta della prima pulsar doppia

Astronomia.com intervista Marta Burgay, giovanissima scienziata italiana che ha scoperto la prima pulsar doppia ottenendo il prestigioso “Descartes Prize”, massimo riconoscimento europeo per la ricerca scientifica.

Abbiamo incontrato Marta Burgay in occasione di una conferenza tenutasi all’Università di Torino. Le ospiti intervenute erano due ricercatrici molto particolari. La prima, Jocelyn Bell Burnell, scoprì, quando era ancora studente di Astronomia, le pulsar, la cui individuazione valse il premio Nobel al relatore della sua tesi, il professor Anthony Hewish. La seconda ricercatrice, Marta Burgay, appunto, è invece una giovanissima scienziata italiana che ha scoperto la prima pulsar doppia. In seguito a tale risultato ha già ottenuto il prestigioso “Descartes Prize”, massimo riconoscimento europeo per la ricerca scientifica. Queste astronome hanno ottenuto i loro risultati scientifici a distanza di 40 anni l’una dall’altra, ma se molto è stato detto e scritto di Jocelyn Bell Burnell, siamo curiosi di conoscere l’astronoma Marta Burgay.

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L’intervista

Dalla Valle d’Aosta all’Osservatorio di Cagliari, passando per Bologna. Può riassumerci le tappe del suo percorso professionale di scienziata o meglio di radioastronoma?

Ho vissuto ad Aosta, dove ho frequentato il liceo classico, fino ai 18 anni. Al momento di scegliere un’universita’ avevo le idee piuttosto confuse. L’unica cosa che sapevo era di voler andare a Bologna, citta’ che amo moltissimo e che conoscevo fin da piccola. La scelta dell’astronomia invece e’ stata abbastanza casuale, non il frutto, come spesso accade in questo $campo$, di una passione specifica. Ho passato a Bologna 8 anni e mezzo nei quali mi sono laureata e dottorata in astronomia sotto la supervisione del Prof. Fanti lavorando con Andre Possenti e Nichi D’Amico, coi quali tutt’ora collaboro. Alla fine del dottorato ho avuto la fortuna di vincere un posto da ricercatrice presso l’osservatorio astronomico di Cagliari dove ormai lavoro da quasi 4 anni.

Può parlarci delle $pulsar$ e quando ha iniziato a studiarle? Come mai ha focalizzato i suoi interessi scientifici su questi particolari oggetti? Curiosità, casualità o altro?

Anche in questo caso la mia scelta e’ stata, in parte, guidata dal caso. Avevo studiato le pulsar nel corso di radioastronomia del Prof. Fanti e mi avevano incuriosita. La scelta definitiva dell’argomento e’ pero’ avvenuta dopo aver assistito ad un seminario del Prof D’Amico su un esperimento di ricerca di pulsar col radiotelescopio australiano di Parkes, seminario al quale sono capitata passando casualmente di fronte all’aula nel quale si teneva.

Durante la sua tesi di dottorato, quando si trovava in Australia ha scoperto la prima $pulsar$ doppia, può ricordarci come e quando è accaduto questo evento? Lo reputa un caso di serendipity scientifica come per la prima $pulsar$?

La pulsar doppia e’ stata un “sacro Graal” nel $campo$ della ricerca dei cosiddetti oggetti compatti fin dalla scoperta del primo sistema binario contenente una pulsar (che valse agli scopritori Taylor e Hulse il premio Nobel della fisica nel 1993); non si puo’ quindi parlare di scoperta serendipita in questo caso.

Anzi, uno degli scopi principali del mio progetto di dottorato, una ricerca di pulsar su vasta scala nel cielo australe, era proprio quello di trovare oggetti peculiari, magari addirittura una pulsar che orbitasse attorno a un buco nero (il prossimo Graal, probabilmente). Una considerevole parte del mio lavoro, all’epoca, consisteva nella scrupolosa analisi di una enorme mole di dati e nella visualizzazione di centinaia di migliaia di grafici tra i quali scovare i pochi e deboli segnali reali provenienti dalle pulsar. Verso la fine del mio secondo anno di dottorato mi trovavo a Sydney per lavorare sui risultati dell’analisi di alcuni dati raccolti al radio telescopio di Parkes. Ricordo che il giorno in cui ho scovato il segnale della prima della pulsar doppia a Sydney era tardo pomeriggio e le vacanze di Pasqua si avvicinavano: cercavo qualcuno cui mostrare la mia scoperta ma in istituto non c’era praticamente nessuno e in Italia era notte fonda!

La $pulsar$ doppia era un oggetto previsto teoricamente? Ora ne sono state scoperte altre? Attualmente quali modelli vanno per la maggiore per comprendere meglio questi oggetti molto particolari?

Come dicevo l’esistenza di una pulsar doppia era stata teorizzata fin dal 1973, con la scoperta della prima pulsar in un sistema binario a opera di Taylor e Hulse. Oggi conosciamo poco piu’ di un centinaio di pulsar che orbitano attorno a un’altra stella e di queste soltanto 8 (forse 9) hanno come stella compagna una seconda stella di neutroni [le pulsar sono stelle di neutroni – cadaveri di stelle, in sostanza – peculiari, che emettono un debole e regolare segnale periodico]. Tra questi 8/9 oggetti la pulsar doppia rappresenta un unicum: e’ l’unico caso infatti in cui possiamo osservare entrambe le stelle pulsare.

Ora è una giovanissima ricercatrice, con alle spalle un’importante scoperta, pensa che questo possa influire sulle future scelte professionali? La scoperta l’ha accolta come sprone per ulteriori studi nello stesso $campo$ o le ha dato modo di riflettere, ad esempio, per ampliare i suoi campi di ricerca? Ora quali sono i suoi attuali e futuri programmi professionali?

Sicuramente proseguiro’ lo studio della doppia pulsar che promette di aprire nuovi orizzonti per la comprensione della gravita’ relativistica e dei modelli di emissione di energia da parte delle pulsar. Questa scoperta, avendo implicazioni in molteplici campi della fisica, mi spinge a ampliare i miei studi in direzioni che altrimenti probabilmente non avrei approfondito.

Quali vantaggi pratici le ha procurato questa scoperta ad inizio carriera? (Ad esempio facilità nel reperire fondi, ecc…) E quali, se esistono, svantaggi ha subito? Dal punto di vista scientifico una scoperta di tale rilevanza le ha assicurato una maggiore visibilità nel panorama internazionale che si traduce in richieste di ulteriori collaborazioni o sono le menti ancora più giovani a contattarla per lavorare con lei?

E’ innegabile che una tale scoperta abbia arricchito il mio curriculum dando a me e al gruppo internazionale in cui lavoro – da cui sicuramente non posso e non voglio prescindere – una grande visibilita’. Reperire fondi e’, tuttavia, sempre complicato, specie in Italia dove troppo poco si punta sulla ricerca.

Che effetto le ha fatto trovarsi allo stesso tavolo con la scopritrice delle $Pulsar$, Jocelyn Bell Burnell? Le è parso come un passaggio del testimone o cos’altro? Ha avuto modo di collaborare precedentemente con lei o le sarebbe piaciuto? Sulla base dei suoi studi, fra un po’ di tempo pensa che si potrebbe ripetere la stessa conferenza, dove i protagonisti o le protagoniste potrebbero essere lei ed un futuro o futura scopritrice sempre nel $campo$ delle $pulsar$?

E’ stata una bella emozione! Avevo incrociato la Professoressa Bell Burnell a qualche conferenza, in precedenza, ma non avevo mai avuto prima l’occasione di parlarle; mi e’ parsa una persona arguta e cordiale ed e’ stato un grande onore per me essere invitata a partecipare a questa tavola rotonda con lei. Quanto all’idea di una conferenza futura, be’, sarei davvero molto presuntuosa a vedere me stessa nel ruolo che oggi e’ di Jocelyn Bell Burnell, ma sicuramente auguro alle scienziate delle future generazioni (e a me stessa!) di fare scoperte sempre piu’ eccitanti e importanti.

Nella sua regione di origine, in Valle d’Aosta, si trova un giovane ed attivo Osservatorio Astronomico Regionale, nato con obiettivi divulgativi, ma ora anche impegnato in collaborazioni scientifiche professionali. Di solito questi osservatori sono muniti di telescopi ottici; secondo lei potrebbe essere interessante e fattibile in queste realtà includere strutture e strumenti per la $radioastronomia$?

Sarebbe molto interessante, sia da un punto di vista didattico/formativo che scientifico, specie data la posizione isolata e al riparo da interferenze elettromagnetiche di Saint Barthelemy. So che tempo fa si era in effetti discussa la possibilita’ di installare una piccola antenna per la radio astronomia a fianco dei telescopi ottici e spero che il progetto stia andando avanti.

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4 Commenti

  1. Bellissima intervista e grandiosa scoperta! Secondo me è da premio nobel! Di sicuro apre un sacco di porte a Marta, alla quale vanno i miei più sinceri complimenti! Ma per visitare l’osservatorio di Cagliari bisogna essere per forza dei professionisti, oppure in certi giorni c’è spazio anche per i curiosi? Marta, se stai leggendo, mi inviti?

  2. Grazie mille Gabriella! Dato che il contatto via mail non ha trovato risposta, proverò a chiamarli al numero telefonico che trovo indicato… grazie ancora!!!

  3. ho avuto la fortuna di incontrare MARTA in treno verso fine ottobre del 2001 ,io rientravo da Milano ,lei da Bologna, ed essendo appassionato di astronomia,ed avendola sentita parlare con una sua vicina di posto di astronomia ho parlato con lei di pulsar e mi disse che in Sardegna,nel comune di S.basilio a nord di Cagliari stavano costruendo uno dei più grandi e moderni radiotelescopi del mondo.Mi aveva parlato del suo studio della pulsar doppia in NGC 6947 un ammasso globulare dell’emisfero australe non so se lei si ricorda ma mi piecerebbe sentirla .P.S.il 13-12-2007 nell’ambito di giovedì scienza a Torino ho sentito la scopritrice delle pulsar miss JOCELINE BELL BURNELL e mi sono fatto autografare il libro intitolato “PULSAR”DI PIERO TEMPESTI.