L’impressionante cratere di Marte

Tre differenti studi pubblicati su Nature suggeriscono che la radicale diversità tra i due emisferi marziani si potrebbe spiegare chiamando in causa un gigantesco impatto.

L’impressionante cratere di Marte

E’ dagli anni settanta – cioè da quando, grazie alle sonde, si è potuto esaminare nella sua totalità la superficie di Marte – che i planetologi hanno tra le mani questa patata bollente: come spiegare la doppia faccia del Pianeta rosso? A cosa imputare la presenza di un emisfero, quello settentrionale, praticamente liscio al quale fa da controaltare un emisfero meridionale più elevato e tormentato da innumerevoli crateri? Tra le tante risposte era stata avanzata anche la possibilità che quella dicotomia dipendesse da un gigantesco impatto primordiale, ma mancavano prove concrete. Ora sembra proprio che le ultime osservazioni e alcune simulazioni computerizzate non lascino più alcun dubbio. Almeno, questo è quanto si può concludere sfogliando il numero di Nature dello scorso 26 giugno, sul quale sono stati pubblicati ben tre studi riguardanti la dicotomia superficiale di Marte e la sua possibile origine impattiva.

A riportare in primo piano l’idea dell’impatto è anzitutto la conferma, grazie alle rilevazioni altimetriche e gravimetriche del Mars Reconnaissance Orbiter e del Mars Global Surveyor, che l’emisfero settentrionale di Marte è praticamente tutto occupato da un mastodontico cratere. Lo studio è opera di Jeffrey Andrews-Hanna (MIT) e di altri due ricercatori (Maria Zuber e Bruce Banerdt) e toglie ogni residua incertezza sulle dimensioni in gioco. La struttura incriminata è il bacino Borealis che, con i suoi 8500 km di diametro, occupa circa il 40% della superficie del pianeta e risulta addirittura quattro volte più grande del bacino Hellas, il secondo classificato nella graduatoria dei maggiori bacini d’impatto marziani.

Lascia un po’ perplessi il fatto che la forma del bacino non sia circolare bensì ellittica, ma le simulazioni computerizzate in 3D condotte dal team coordinato da Margarita Marinova (California Intitute of Technology) hanno mostrato che una simile struttura potrebbe essere ricondotta all’azione di un proiettile che colpì Marte con un angolo compreso tra 30 e 60 gradi. Lo scenario dell’impatto gigante è stato esaminato anche dal team dell’Università della California (Santa Cruz) coordinato da Francis Nimmo che, utilizzando un modello bidimensionale, è riuscito a studiare l’evento con una maggiore risoluzione valutando anche le conseguenze indotte nell’emisfero opposto dalla propagazione delle onde d’urto.

Dalle simulazioni è emerso che per originare una struttura come il bacino Borealis è necessario chiamare in causa un oggetto più grande di Plutone. Questo significa che l’evento deve essere collocato almeno 3.9 miliardi di anni fa, un’epoca in cui nel Sistema solare vagavano ancora proiettili di grosso calibro. Un evento davvero remoto, dunque, ma che si è rivelato cruciale per l’evoluzione del pianeta Marte.

Fonte: Coelum

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3 Commenti

  1. Che lucifero sia cascato su Marte anzichè sulla Terra???
    Devo dire che la mntagna del purgatorio me la immaginavo più grande…

    bye.

  2. Perdoni la mia ignoranza professore, ma un’oggetto grande come Plutone non rischierebbe di frantumarlo un pianeta delle dimensioni di marte!? O per lo meno dividerlo in vari pezzi??
    A occhio mi sembra esagerata come supposizione… 🙄
    Cissà come sarebbe stato se questo impatto non fosse mai avvenuto, magari avremmo avuto Marte in un’orbita più vocina (o più lontana), e magari avrebbe avuto condizioni climatiche più favorevoli per la presenza di acqua liquida, o per “vicini di casa con le antenne”… :mrgreen:
    …3.9 miliardi di anni fa ha detto…più o meno quando quà da noi si suppone sia apparsa la vita; c’è la possibilità che i vicini marziani siano ancora più vicini di quanto pensiamo 😀 😀 😀

  3. @epoch,
    in realtà la Terra ha avuto quasi sicuramente un impatto ancora maggiore: quello che ha portato alla creazione della Luna. Doveva essere almeno come Marte e ha espulso una grande massa di materiale che, dopo aver orbitato per un certo tempo attorno al nostro pianeta, si è poi accumulato nell’attuale satellite. Non male, eh?
    @Alessandro,
    in realtà anch’io sono dell’idea che parlare di un “plutone” sia un po’ troppo… Ma c’è da tener conto che l’urto sarebbe potuto essere molto inclinato e l’energia scenderebbe di molto. Riguardo alla posizione di Marte invece non ci sono problemi. Per “spostare” un oggetto dalla sua orbita ci vuole ben altro. E’ più facile distruggerlo che cambiargli l’energia orbitale … Marte è sempre restata là e la perdita dell’acqua ha differenti cause. Non pensiamo più ai marziani …