Intervista a Gianluca Masi

Convegni virtuali di astronomia, ricerca, spettacoli di planetario ed un osservatorio tutto per se e per chi voglia collegarsi in remoto: Gianluca Masi, ideatore e realizzatore di varie iniziative astronomiche

“Ho trentasei anni e osservo da Ceccano (FR), 90 km a sud di Roma. Mi sono laureato in fisica, indirizzo astrofisico, presso l’Università “La Sapienza” di Roma e ho conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Astronomia (PhD) presso l’Università di Roma “Tor Vergata”; sono appassionato di astronomia dal 1980. Ho iniziato a praticare questo hobby in un modo singolare: un giorno, quando avevo otto anni, mi imbattei in un libro dal titolo assai invitante, “La conquista del cielo”, di Guido Ruggieri… Tenendolo tra le mani, finii per restare definitivamente affascinato da quegli argomenti, specialmente dalle immagini di nebulose e galassie. Nel 1983 ricevetti il mio primo telescopio, un rifrattore da 6 cm, utilizzando il quale vidi la Luna, le principali stelle doppie e la Grande nebulosa di Orione.”

Per l’ormai consueto appuntamento delle “Astrointerviste”, questo mese ci siamo spostati in Italia centrale per conoscere Gianluca Masi: astrofisico, astrofilo, divulgatore, curatore scientifico del Planetario di Roma, direttore di un osservatorio astronomico che può essere utilizzato in remoto ed ideatore di nuove attività. Ma procediamo con ordine…

L’intervista

La spalla sinistra del gigante Orione: Bellatrix, come mai hai scelto il nome di questa stella che significherebbe “amazzone”o “la guerriera” per il tuo Osservatorio Astronomico? Come nasce questa tua idea e quella del Virtual Telescope? E come funziona la fruizione dell’osservazione a distanza?

Bellatrix è stata una delle prime stelle che ho imparato a riconoscere nella mia infanzia. Il significato del nome mi pareva di buon auspicio, vista l’avventura nella quale, nel 1997, decisi di lanciarmi: la realizzazione d un Osservatorio Astronomico privato. Sapevo che mettere in piedi una postazione scientifica non era cosa semplice e che ancor meno lo sarebbe stato il dedicarsi coscienziosamente al lavoro di ricerca.

Il Virtual Telescope

Il Virtual Telescope

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All’epoca, ero studente universitario di fisica e questo fu certamente un vantaggio. Va detto che il lavoro condotto presso il Bellatrix era comunque scorrelato dall’iter universitario: solo più tardi le mie osservazioni sarebbero state “ispirate” da ciò che studiavo in facoltà. I primi, importanti risultati scientifici (scoperta di stelle variabili ed asteroidi, fotometria di corpi minori e variabili cataclismiche) hanno rilanciato l’idea originaria: era possibile svolgere ricerca astrofisica di qualità, per quanto da un osservatorio privato, grazie a dedizione, passione, costanza e, credo, preparazione scientifica.

Molto numerose le collaborazioni attivate negli ultimi dieci, quindici anni: con la Columbia University di New York, l’Università di Kyoto, lo Space Telescope Science Institute, tanto per citare le più intense.

Negli anni la strumentazione dell’Osservatorio Bellatrix, sempre al passo con i tempi, si è evoluta notevolmente. Esso oggi si basa su dispositivi ad elevata tecnologia e di qualità, tanto da potersi definire una delle migliori postazioni robotiche (sia per il livello dell’hardware che per l’assistenza professionale assicurata dal sottoscritto) della sua taglia presenti nel panorama internazionale. In queste settimane essa verrà potenziata con l’installazione di uno strumento gemello di quello già esistente, di cui nel nostro sito web.

Il Virtual Telescope, lanciato nel settembre 2006, è un progetto dell’Osservatorio Bellatrix e consiste nell’aver messo a disposizione della comunità tutti i nostri raffinati strumenti. Per utilizzarli è sufficiente una connessione internet. L’utente fa richiesta di tempo telescopio, decidendo se osservare in tempo reale o se delegare i nostri strumenti robotici. Le immagini vengono poi prelevate dall’utente per l’analisi scientifica. Tra i nostri utenti figurano astronomi professionisti, istituti di ricerca, appassionati “evoluti” e semplici curiosi del cielo. Il che ci rende molto soddisfatti.

La scorsa estate, durante un intervento della Summer School in Astronomy della AEEA (ne parleremo in seguito), ho sentito che sei stato citato, in particolare il Virtual Telescope, da un’insegnante inglese. Una bella soddisfazione sapere che, abbandonati i confini, ti seguono anche oltre Manica?

Sin dagli esordi, il Virtual Telescope è stato molto apprezzato all’estero. Poco più di un anno fa, ho avuto personalmente il piacere di presentarlo alla comunità anglosassone, su invito della Royal Astronomical Society. Va anche detto che il Regno Unito è particolarmente all’avanguardia nell’utilizzo di queste metodologie per la didattica e lo studio delle scienze astronomiche da parte della comunità scolastica. Recentemente, anche l’Italia si sta muovendo: le nuove tecnologie si rivelano preziose nell’“abbattere” certi pregiudizi nei confronti delle scienze da parte dei più giovani, poco motivati anche da una situazione non incoraggiante nel nostro Paese. Fare leva sugli strumenti di maggior appeal (come internet e personal computer) può rivelarsi particolarmente efficace in questo lavoro di riscoperta.

Un’altra tua idea innovativa è stata il primo “Convegno Virtuale di Astronomia Amatoriale”, al quale ho avuto l’opportunità di partecipare anch’io nel 2004. Puoi raccontare questo appuntamento e perché hai deciso di farlo. Non ne potevi più dei costi delle trasferte per gli altri convegni non virtuali? E pensi di organizzarne degli altri?

Quella del “Convegno Virtuale di Astronomia Amatoriale” fu un’idea improvvisa. Da tempo ragionavo su come poter riunire, a costo zero, professionisti ed appassionati attorno allo stesso tavolo, per condividere idee e progetti comuni. Intuii che quel tavolo poteva essere… virtuale! Da qui, il Convegno su web. Numerosissimi partecipanti, professionisti e non, si sono ritrovati a discutere di argomenti di indubbia attualità scientifica. I contributi sono ancora disponibili all’indirizzo che hai ricordato.

Sto lavorando ad una seconda edizione che avrà stavolta come titolo “Virtual Meeting on Modern Astronomy”, che si svolgerà il prossimo autunno.

Ora passiamo al Planetario di Roma. So che ti sei occupato, assieme ad altri membri dello staff, di scrivere ed esporre in prima persona alcuni spettacoli che vengono proiettati in questa struttura. Continui ancora la collaborazione, con quale ruolo e con quali contributi?

Oggi lavoro a tempo pieno presso il Planetario di Roma, in qualità di Curatore Scientifico, al pari dei miei colleghi. La nostra idea è sempre stata quella di proporre un formato innovativo in fatto di comunicazione scientifica: accanto ai contenuti astrofisici, ovviamente irrinunciabili, abbiamo voluto proporre riferimenti artistici e suggestioni emotive, perché lo spettacolo del cielo è anche questo. Il tutto attraverso quasi 60 spettacoli dal vivo continuamente aggiornati, che costituiscono un “caso” nel panorama internazionale.

La creazione e produzione di nuovi spettacoli di planetario è una delle mie attività professionali: attualmente una dozzina di miei lavori sono regolarmente in programma presso il Planetario di Roma.

Cosa ne pensi dei nuovi planetari dove gli spettacoli per il pubblico sono comprati, tradotti e sostituiti da una voce registrata e non c’è un contatto diretto?

Trovo importante che in Italia sorgano via via sempre più centri di questo tipo. Il cielo è sempre stato un elemento centrale della cultura di ogni tempo e di ogni luogo. Oggi l’abbiamo dimenticato: “offendiamo” quella parte della natura con un uso indiscriminato (e dispendioso…) delle sorgenti luminose, cancellando il firmamento. Ci sono adolescenti che non hanno mai visto la Via Lattea con i loro occhi e trovo questo molto grave. Ecco, un planetario può essere il luogo adatto per riappropriarsi di quella grande risorsa, l’oscurità, e sollevare il sipario su un universo di conoscenza ed emozione. Una riscoperta (ed un recupero) da estendere, ovviamente, al cielo vero.

Penso che uno spettacolo dal vivo abbia un suo valore aggiunto, questo almeno in base alla mia esperienza. Evidentemente, si tratta di scelte e preferenze, e la varietà dell’approccio fa bene alla comunità.

Poco tempo fa sei stato insignito del premio Tacchini della SAIt (Società Astronomica Italiana). Vuoi ricordarlo?

Molto volentieri. Nel 2006, a conclusione del mio lavoro di Dottorato di Ricerca, la Società Astronomica Italiana ha premiato la mia Tesi di Dottorato come una delle migliori cinque di quell’anno in Italia quanto al contributo portato all’avanzamento delle scienze astronomiche. In quel lavoro mi occupavo degli asteroidi a potenziale rischio d’impatto con la Terra (un argomento che studio ormai da molti anni), contribuendo al loro studio fisico. E’ stato per me un grande onore e ringrazio la SAIt per questo.

A questo punto non possiamo trascurare la ricerca astronomica professionale. Dopo la laurea ed il dottorato ora di cosa di occupi ed a che punto sei e soprattutto cosa ti aspetti di fare nei prossimi anni?

Attualmente la comunicazione della scienza è un aspetto molto importante della mia attività professionale. Su questo fronte la sperimentazione continua, attingendo anche da linguaggi non convenzionali e forme artistiche che ho sempre trovato affascinanti, come il teatro.

Notte stellata sul Rodano - Vincent Van Gogh

Notte stellata sul Rodano

Ovviamente, il Virtual Telescope continuerà ad avere un ruolo centrale in questo. Negli ultimi anni mi sono cimentato con l’interpretazione astronomica di alcuni capolavori dell’arte, tra tutti la celebre “Notte Stellata sul Rodano” di Van Gogh, che mi ha dato molte soddisfazioni.

Per quanto riguarda la ricerca astrofisica, continuo ad occuparmi di corpi minori (asteroidi e comete) e di stelle variabili cataclismiche, ambiti questi che definirei ‘storici’ nel mio curriculum. Da poco più di un anno ho iniziato a lavorare in un nuovo $campo$, che trovo assai eccitante, quello della ricerca di pianeti extrasolari: tra i risultati scientifici recenti più importanti vi è proprio la mia partecipazione – lo scorso anno – alla scoperta di due esopianeti (XO-2b e XO-3b), di fatto i primi alla cui scoperta abbia contribuito strumentazione installata sul territorio italiano.

Dopo tutto questo bagaglio di esperienza versato nell’astronomia su vari fronti, concludiamo chiedendoti scherzosamente: cosa farà da grande Gianluca Masi: l’astrofisico o il divulgatore?

Non credo che queste due anime si separeranno. E’ per me naturale condividere i perché della scienza del cielo ed i suoi risultati, come le sue grandi domande, proprio attraverso la propria esperienza di ricercatore. Perciò l’astrofisico ed il comunicatore scientifico convivranno ancora a lungo.

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4 Commenti

  1. Complimenti, bellissima intervista! Sono assolutamente convinto che l’astronomia amatoriale debba uscire dalla nicchia ed arrivare alla portata di chiunque! Al pari del televisore dovrebbe esserci un telescopio in ogni casa. Certo i costi proibitivi non aiutano ad avvicinarsi a questa attività… fortunatamente c’è chi invece spende tempo e denaro per divulgare: grazie! La via lattea l’ho vista da ragazzino e poi è “scomparsa” a causa dell’inquinamento luminoso, ma dove vivo io la gente non si pone il problema e l’ignoranza regna sovrana ed illuminata! Splendida idea quella di amalgamare astronomia ed arte! Vado subito a vedermi il sito!! Ancora complimenti!

  2. Ciao Maurizio e Gabriella,

    mi ha fatto davvero piacere leggere questi commenti. Personalmente, da professionista, avverto come irrinunciabile la necessità di condividere le proprie attività scientifiche con la comunità, che in fin dei conti finanzia la ricerca.

    A questo si aggiunge il valore intrinseco del contesto, la scienza del cielo, il cui fascino è francamente indiscutibile.

    Purtroppo, il firmamento è un patrimonio in via di estinzione, “accerchiato” dal bagliore dei troppi impianti di illuminazione progettati male e che, oltre a dilapidare non poche risorse economiche, spazzano via un vero e proprio tesoro culturale.

    Mi auguro che ciascuno possa comprendere la necessità di rimediare a questo “eccesso”, a beneficio delle nostre tasche e delle nostre emozioni.

    Ognuno può fare molto di più che limitarsi a dire: “Ah, che bello il cielo di una volta… che peccato sia scomparso…”. Se davvero quella meraviglia ci affascina, se davvero riteniamo grave la sua scomparsa, diamoci da fare, in prima persona.

    Cari saluti,
    Gianluca

  3. mi è capitato solo adesso di leggere la tua intervista l’ho trovata molto interessante. io da poco tempo ho una forte passione per l’astronomia da ragazza seguivo le lezione al livello elementare con molto interesse poi negli anni per tanti motivi non ho potuto approfondire la conoscienza delle bellezzze che l’universo ci riserva. mi piacerebbe partecipare a qualche corso per principianti al livello amatoriale. tu mi potresti dare qualche indicazione cortesemente.