La pista nera

La passione dello sci può portare ad emozioni realmente impreviste.

La pista nera

Luca Bistagni era davvero un poco di buono. Nell’ambiente degli affari era chiamato “il bastardo” per la sua freddezza e per la mancanza assoluta di qualsiasi sentimento di umanità. Sarebbe stato capace di rubare le caramelle ad un bambino se solo avesse avuto un minimo tornaconto. Più di una volta aveva ridotto sul lastrico persone che avevano il solo torto di essere un po’ ingenue, costringendone alcune anche al suicidio. Non era mai stato condannato, in quanto sapeva molto bene giocare sul filo del rasoio ed avere sempre qualche cavillo dalla sua parte. Non aveva ovviamente amici, né si era mai curato di avere una famiglia. Il suo unico interesse era accumulare soldi e soprattutto beffarsi dei suoi simili. Lo faceva quasi con gioia e più li vedeva soffrire e più ne traeva piacere.

Non sapeva nemmeno cosa fare del denaro guadagnato, non avendo interessi se non quello del raggiro e della frode “legale”. Un vero artista nel suo $campo$ e di una malvagità senza limiti. Si era sempre ben guardato dallo schiacciare un cane o un gatto con la sua automobile, ma solo e soltanto per non rischiare di sporcarla. Non certo per pietà. Quella era una parola al di fuori dal suo vocabolario e poco importava se la vittima fosse un povero o un ricco, un bambino o un adulto.

In realtà, al di là della perversione, una piccola passione Luca ce l’aveva: amava moltissimo sciare ed era anche molto bravo, sebbene avesse imparato da solo. Spendeva quindi le sue uniche brevi vacanze in montagna, durante l’inverno. Si alzava molto presto la mattina ed era sempre il primo a recarsi sulle piste cercando la solitudine più completa. Un giorno di gennaio decise di affrontare il tracciato più difficile dell’intero arco alpino, una pista “nera” poco conosciuta, ma di cui aveva letto una recensione eccitante. Lunghissima e con pendenze micidiali era stata sempre il suo sogno, ma non aveva mai avuto il coraggio di rischiare. Quella mattina si decise. Si sentiva particolarmente in forma e pieno di vigore. Aveva appena concluso un affare miliardario raggirando una comunità che aiutava gli orfani, riducendola sul lastrico.

Fu il primo a salire in seggiovia ed il primo a imboccare la terribile discesa che sembrava un imbuto stretto e ripidissimo. La neve era splendida e fece le prime curve con grande maestria, superando agevolmente “muri” da brivido. Il tracciato continuava in un bosco fittissimo e la pendenza sembrava aumentare sempre di più. Affrontò un tratto che sicuramente andava ben oltre il 75%. Non pensava che potessero esistere piste di tale difficoltà, ma comunque non poteva fare altro che continuare e poi era veramente elettrizzato. La pista tendeva a stringersi e dopo una lunga curva ad “S” si trovò di fronte ad un muro praticamente impossibile. La pendenza sfiorava la verticalità. Si fermò e pensò come avrebbero mai fatto le lamine dei suoi sci a fare presa su quella voragine. Sapeva che era classificata come difficilissima, ma una cosa del genere sfiorava l’assurdo. Eppure i segni ai lati del tracciato indicavano chiaramente che non aveva sbagliato strada.

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3 Commenti

  1. Fantastico si, che che se ne sia andato al diavolo!!!
    e muoia Sansone con tutti i Filistei!!

    PS
    sono per il lieto fine 😉