L’aiuto della ragione

La vita è particolarmente bella quando è allegra, spensierata e colorata. Ma, a volte, anche la fredda e ripetitiva razionalità può dare importanti benefici.

L’aiuto della ragione

Il lavoro l’aveva portato in giro per la galassia, senza mai avere una vera patria o anche una semplice casa. Due mesi su un pianeta, sei su un altro, mai comunque per più di un anno. Anche se aveva lasciato la Terra venti anni prima, quando era poco più che un ragazzo, continuava a sentirne una terribile nostalgia. In nessun mondo alieno aveva più rivisto gli splendidi tramonti, il turchese del mare, il verde delle foreste, i colori variopinti dei fiori. Tutto era sempre incredibilmente freddo e monotono. Analogo discorso valeva per le creature pensanti. Spesso e volentieri più progredite dei terrestri, sia intellettualmente che tecnologicamente, non possedevano però lo spirito allegro, la fantasia, la rabbia e la volontà dell’essere umano. In ogni angolo della galassia regnava sempre e comunque la serietà e la professionalità. La sua gente era veramente diversa e speciale. O almeno così voleva credeva fermamente John Pikling, mentre si imbarcava per tornare dopo tanti anni sul suo adorato pianeta.

Non vedeva l’ora di tornare a “casa”. Il viaggio era lungo e avrebbe impiegato ben 14 mesi per attraversare meno della metà della Via Lattea. E poi c’erano tutte quelle soste in centinaia di pianeti. Aveva dovuto prendere un’astronave di scarsa potenza, costretta a fermarsi spesso e volentieri per fare rifornimento. D’altra parte non poteva permettersi navi di lusso, in grado di compiere 1000 anni luce senza fermate. Lui doveva viaggiare sulle cosiddette “carrette” spaziali, veri e propri accelerati cosmici. Poteva continuare a lavorare via computer durante la traversata e la sua Compagnia preferiva rallentare il suo arrivo piuttosto che spendere l’enorme somma di una super astronave. Poco male. Prima o poi sarebbe finalmente giunto nella sua antica patria e quel pensiero gli faceva dimenticare tutti i disagi. E si sarebbe potuto fermare per ben due mesi. Questo era il periodo di vacanza che aveva maturato, saltando per anni qualsiasi tipo di ferie o permesso, in attesa del momento tanto atteso ed agognato.

Poi avrebbe ripreso il suo vagabondare per la galassia, ma quell’occasione era stata veramente una fortuna. Il suo prossimo lavoro infatti doveva compiersi a poche decine di anni luce dal Sole e quindi l’opportunità era stata ghiottissima. Non si sarebbe certo ripetuta mai più. Ma ora avrebbe rivisto le onde dell’oceano, avrebbe sentito il profumo delle violette, avrebbe forse camminato su qualche sentiero di montagna o si sarebbe immerso nel traffico chiassoso di una città. Qualsiasi cosa sarebbe stata emozionante ed unica. Gli avrebbe dato la forza di tornare al suo solito modesto lavoro fino all’agognata pensione. Poi sarebbe tornato per sempre sulla Terra e si sarebbe trovato una casetta in riva ad un fiume, dove poter pescare e sentire il cinguettio degli uccelli.

Il viaggio si prospettava terribilmente monotono e noioso. Su quel tipo di nave non c’erano le grandi vetrate panoramiche e nemmeno i piccoli oblò. Erano completamente rinchiusi all’interno. Poteva solo lavorare e leggere nei momenti di riposo nella sua ridottissima cabina o nella microscopica e decrepita sala comune. Le fermate erano continue e lunghissime e non si poteva nemmeno scendere: il tempo sembrava scorrere lentissimo, al rallentatore. Ma la visione del suo antico pianeta gli dava comunque forza ed allegria. Alla fine i 14 mesi passarono. Anche se sapeva che era impossibile, John “sentiva” di essere vicino alla meta. Avrebbe giurato di udire già il rumore delle onde, di percepire il profumo dei fiori, di vedere l’azzurro del cielo, di essere travolto dagli aromi del cibo terrestre. Guardava il tabellone luminoso che indicava le varie tappe del percorso: Vega IV, Epsilon Eridani VI, ecco ormai era vicinissimo, evviva!!

Informazioni su Vincenzo Zappalà 971 Articoli
Professore ordinario di Astrofisica, oggi in pensione. La sua specializzazione è stata la Planetologia e, in particolare, i corpi minori del Sistema Solare. E' stato uno dei "pionieri" dello studio fisico degli asteroidi negli anni '70, dedicandosi soprattutto alla determinazione dell'asse di rotazione e, più in generale, all'evoluzione collisionale della fascia principale. I suoi contributi hanno toccato vari risvolti innovativi sia di dinamica che di fisica, portando alla determinazione univoca, ormai globalmente riconosciuta, delle famiglie astroidali. Su queste ha svolto studi molto dettagliati. Ha al suo attivo più di 250 lavori pubblicati sulle maggiori riviste internazionali del settore. E’ stato varie volte membro di Consigli Scientifici di Congressi Internazionali, oltre che Presidente di alcuni di questi. Ha tenuto numerosi discorsi invitati in tutti i maggiori centri di ricerca europei e americani, oltre che in Giappone, in India e in Russia (presso l’Accademia delle Scienze di Mosca). Ha tenuto un corso di planetologia avanzata presso l'Università di Rio de Janeiro. Dal 1997 al 2000 è stato Presidente della Commissione 15 dell’Unione Astronomica Internazionale, di cui è membro fin dal 1975. E’ stato anche co-leader del gruppo di lavoro sul Sistema Solare della missione spaziale GAIA. L’asteroide 2813, scoperto nell’Osservatorio Lowell di Flagstaff (Arizona), gli è stato dedicato e porta il suo nome. Ha sempre avuto una grande passione per la divulgazione, cercando di far conoscere l'astrofisica e le sue meraviglie a tutti colloro dotati di volontà di imparare, indipendentemente dal titolo di studio e dall'età. E' autore di diversi libri dedicati all'Universo, che si possono trovare nell'apposita sezione del sito. Da parecchi anni collabora come esperto esterno a questo blog inserendo articoli che spaziano tra i diversi campi dell'astrofisica, sempre, però, condotti a un livello interpretativo comprensibile anche dai neofiti.

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2 Commenti

  1. che bello!!!!!!!
    un po’ peccato per il finale…. Io mi immaginavo lui che ad un certo punto alzava gli occhi e vedeva che le stelle c’erano ancora, bellissime, come 20 anni prima. Secondo me è così che finirà la terra se continuiamo a ‘sto modo.
    però comunque bellissimo il finale…

  2. @ventuzzella
    in realtà il finale è a lieto fine: il capitano avviserà i mondi vicini e anche John potrà tornare sulla sua VERA Terra… Non sono stato cattivo come altre volte….Spero che Ivonne mi perdoni!! 😀