Questione di grandezza

Questo non è un racconto molto breve, per cui vi prego di avere pazienza e di arrivare alla fine. Vedrete che descrive un’avventura strabiliante che pone di fronte due visioni solo apparentemente diverse. Commentatelo liberamente e poi, forse, vi svelerò un piccolo segreto


Decisero di andare per gradi e misero la prua verso Eltanin, la stella gamma del Draco, circa 50 volte più grande del Sole. Scorsero subito quell’enorme pianeta verdeggiante e dai grandissimi oceani turchesi. Sembrava un paradiso terrestre. L’astronave scese a terra, ma non proprio come si poteva pensare. Si fermò, questo è certo, ma ad un’$altezza$ di qualche centinaio di metri dal suolo, su un’enorme superficie verde piena di rughe e dalla trama geometrica quasi surreale. Ci volle tempo per capire … erano su una foglia di un albero nemmeno troppo grande rispetto a quelli che lo circondavano. Le dimensioni delle piante erano veramente esagerate, ben superiori a quanto si potesse prevedere dal semplice rapporto Eltanin-Sole. Era tutto ben più gigantesco delle misere “50 volte il Sole”. Sicuramente quell’albero era almeno 200 volte più grande di uno terrestre, se non di più. Mentre Mario pensava a tutto ciò e Giulio era ancora a bocca aperta, sentirono una specie di tramestio. Qualche ramo più in giù (parecchie decine di metri) stava salendo una formica. Si, era “solo” una formica … ma le sue mandibole in continuo movimento erano una visione poco rassicurante. Non aspettarono certo che quella bestia delle dimensione di un cane di mezza taglia salisse fino a loro. Riaccesero i motori e partirono verso una nuova direzione. Nessuno dei due commentò quell’esperienza … preferirono tacere, anche se Mario aveva ben d’onde di sentirsi appagato. Scesero a qualche chilometro di distanza in mezzo ad una foresta impenetrabile, formata da acute ed altissime lame verdi protese verso il cielo. Si piegavano facilmente sotto il peso dell’astronave e i due pensatori capirono che erano fili d’erba, volgarissima e comunissima erba. Ma il vero problema era il caos che regnava lì in mezzo. Un insieme spaventoso e rumoroso di creature che sembravano uscite da un dipinto di Bruegel il Vecchio. Anch’esse erano semplicissimi e normalissimi insetti, ma le dimensioni mettevano raccapriccio. Poi spuntò un ragno con le lunghe zampe pelose che superavano senz’altro il metro di lunghezza. Benché al sicuro dentro l’astronave Mario e Giulio sentirono il sudore freddo corrergli giù per la schiena. All’apparire della mamma di quel “cucciolo” ed alla visione di una coloratissima farfalla che copriva il cielo come una nuvola temporalesca, l’astronave ripartì senza che i due occupanti scambiassero una sola parola. Solo a parecchie centinaia di chilometri dal suolo, Mario aprì bocca e disse con voce ancora un po’ tremante: “e allora? Avevo ragione oppure no?” Anche Giulio aveva ripreso colore in volto e riuscì ad esclamare con apparente calma e freddezza: “tu mi insegni che due casi non fanno la regola. Ci vuole ben altro per convincermi. Hai vinto una semplice battaglia, ma non ancora la guerra”.

Ormai tranquillizzati, i due astronauti decisero di fare un salto macroscopico. La loro meta era adesso Deneb (più di 200 volte maggiore del Sole) ed il suo sistema planetario estremamente complesso. Vi erano almeno tre pianeti ricchi di vita di ogni genere e scelsero il più lontano dalla super gigante bianca che splendeva come un fantastico diamante. Scesero tranquillamente sopra una superficie relativamente regolare dalla consistenza ruvida. Tutto sembrava tranquillo in quel luogo. A parte la specie di montagnola colorata su cui erano atterrati e che si estendeva come un lungo cordone per qualche chilometro, il resto sembrava solo un ammasso di rocce informi che si perdevano all’infinito. Non vedevano fauna nei loro pressi, solo vaghe forme che scappavano velocemente volando con delle ali dalla consistenza eterea. Giulio divenne loquace: “beh, allora? Mi sembra che qui le cose siano ben diverse”. Vita c’è di sicuro, anche se poca, ma niente che assomigli alla nostra e che abbia dimensioni particolarmente spaventose”. Mario non rispose subito, sembrava pensieroso. Iniziò a parlare a bassa voce: “non senti vibrare tutto?”, poi urlò: “c’è un terremoto!!” Era vero. La terra tremava, ma lo faceva con un ritmo cadenzato e costante. E sembrava che la superficie si muovesse come fosse composta da enormi lastre tutte uguali tra loro. A guardarle meglio il loro colore e la loro trama non sembravano paragonabili a quelli di una pietra per quanto regolare potesse essere. Alcune salivano altre scendevano. Poi si spostavano di lato. Un terremoto troppo perfetto. Ad un tratto Giulio, con gli occhi spalancati, indicò davanti a lui. Qualche chilometro più in là, una mostruosa testa triangolare, alla cima di un cilindro possente e robusto, si ergeva imponente fino ad un’$altezza$ di parecchie centinaia di metri. Si mosse velocemente da un lato e dall’altro ed infine si voltò indietro e Mario e Giulio ne videro gli enormi occhi freddi e maligni, mentre una lingua biforcuta di dimensioni impressionanti usciva a scatti come una fiammata che squarciava l’aria. Udirono anche un sibilo raccapricciante. Li aveva visti? Non ci volle molto a capire che si trovavano sul dorso di quello che aveva tutte le apparenze di un serpente. Le strane rocce piatte altro non erano che le scaglie. Ebbero tempo di voltarsi e vedere un’immensa coda che si protendeva in alto facendo scuotere un bellissimo grappolo di sonagli. Impossibile a crederci: un crotalo lungo chilometri e chilometri. A quel punto capirono che si stava muovendo sulla sabbia di una “piccola” zona desertica, a caccia di qualcosa. Non sarebbero però stati loro la sua preda!

Superarono tutti i record mondiali di avvio di un’astronave a motori iperionici ad alta intensità neutronica. Nel giro di tre o quattro affannose respirazioni uscirono dall’atmosfera di quel mondo alieno. Gli ci volle parecchio per parlare … Fu Giulio il primo: “si, forse hai ragione … però, se fossi veramente sportivo, mi dovresti concedere almeno un altro tentativo.” Mario non era troppo convinto di proseguire, non tanto perché ormai sicuro di avere stravinto, ma per il terrore puro che lo stava invadendo. Alla fine Giulio riuscì a convincerlo, decidendo però assieme di non uscire dall’astronave e di mantenere i motori accesi. Solo un tentativo ancora a disposizione di Giulio per ribaltare una situazione che era ormai chiaramente a suo sfavore.

A quel punto valeva la pena di andare veramente su qualcosa di grande: VY Canis Majoris, duemila volte più grande del Sole. Pur se variabile, a grande distanza dal suo cuore pulsante, la spaventosa ipergigante rossa possedeva un pianeta ricchissimo di vita. Scesero con grande attenzione e passarono attraverso filamenti intricati che sembravano lanugine. Toccarono il suolo, ma non ne erano poi tanto sicuri. Niente assomigliava al loro mondo. Le forme più strane dominavano il territorio: niente alberi, cespugli, farfalle, insetti e (meno male) serpenti. Insomma un mondo veramente alieno, ma brulicante di vita. Non avevano occhi, zampe o teste. Erano masse informi, colorate, dalle strutture più strane ed assurde. Altro che i folletti di Mirò. Non c’era niente di sensato in loro. Alcune ricordavano filamenti contorti, altre sembravano figure geometriche cubiste, altre ancora pulsavano come fossero piccoli cuori. Forse Giulio alla fin fine aveva proprio ragione ed infatti il suo viso esprimeva già l’agognata vittoria. Presto però il sorriso si trasformò in una smorfia e quindi in terrore puro. Balbettò qualcosa che Mario non riuscì a capire, ma fu comunque rapidissimo a ripartire senza chiedere nemmeno aiuto al collega. Mentre si alzavano velocemente, una forma mostruosa, enorme, spaventosa, stava invadendo lo schermo dell’astronave. Appena in tempo!

Dopo qualche minuto di orrore indescrivibile, si rilassarono un poco e non ebbero assolutamente dubbi a dirigere la loro nave spaziale verso la Terra. Giulio parlò per primo: “da giovane ho studiato un po’ di biologia ed ho guardato a lungo nel microscopio elettronico. Ebbene, ti posso assicurare senza ombra di dubbio, che eravamo capitati nel bel mezzo di un’invasione di peste bubbonica. Ho riconosciuto perfettamente il virus! Ed il mostro finale altro non era che un banalissimo globulo bianco che cercava di contrattaccare. Forse siamo scesi sul pelo di qualche animale … Meglio comunque non averlo visto nemmeno da lontano. Caro Mario, hai vinto tu, lo ammetto, e sarò a tua disposizione per annunciare pubblicamente la mia sconfitta.” Mario rispose con il fiato ancora corto: “ho vinto io? Non scherzare! Forse teoricamente si, ma mostri come quelli che ho visto in questo viaggio non li potevo immaginare nemmeno leggendo i peggiori romanzi di fantascienza. No, caro Giulio, quando tornerò sulla Terra e mi parleranno di alieni con dodici teste e sette file di denti, mi farò una grossa risata. E gli scaglierò contro un’ implacabile formica di Deneb o un bel batterio di medie dimensioni di VY Canis Majoris. No, non ho vinto assolutamente”.

Si abbracciarono con grande trasporto e nessuno parlo più di alieni, di scommesse e di altre sciocchezze del genere.

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15 Commenti

  1. Le due facce della stessa medaglia…racconto davvero bello, me lo sono divorato! E’ proprio vero che “tutto è relativo”…la stessa cosa vista con degli occhi piuttosto che con altri può assumere significati completamente diversi…anche quando in realtà, magari, entrambi non sono nient’altro che due aspetti di una medesima cosa!

    Ma il segreto Enzo quale sarebbe…? Che in realtà Mario e Giulio sono i nomi che hai dato ai due emisferi del tuo cervello…? 😀

  2. Ci sono un sacco di elementi e visioni del ‘tutto’, da valutare in questo racconto. Ma quello che mi sento di dire, a una prima veloce lettura, è: il senso della meraviglia non ha orgoglio, e sapere tutto resterà sempre impossibile.
    Il resto ce lo dirà -forse- l’autore.

  3. abbiate pazienza…. e non è detto che vi dica qualcosa…. che bello fare il misterioso!!!! 🙄

  4. Però… una qualche attinenza con l’articolo “Un sistema solare in miniatura ” pubblicato oggi e che ho appena letto?

  5. @Baol,
    quello senz’altro…. infatti è una specie di “allegato”: tutto va con le dimensioni, ma è ben lungi dall’essere ripetitivo. o almeno, tutto dipende dal sistema di riferimento… Se questo non cambia, le cose prendono comunque aspetti ben diversi! 😉

  6. Bel racconto!!! Bellisima fantasia!!! Anche a me delle volte viene di pensare a come possono essere forme di vita sviluppate in pianeti che potrebbero avere un ambiente vivibile paragonato alla nostra Terra.
    Se immagino un pianeta molto più grande della nostra Terra, la sua gravità al suolo sarebbe diverse volte maggiore che non sulla Terra, noi uomini se vi sbarcassimo, non riusciremmo neanche a muoverci!
    Ne deduco, che su un pianeta grande, le forme di vita sarebbero piccole, i bonsai li vedrei su questo tipo di pianeta! Mentre gli alberi giganteschi e gli animali giganteschi li vedrei sul pianeta che ha una gravià minore della nostra Terra, Comunque è una mia opinione.
    Quando andremo su Marte, proveremo a far crescere li qualche pianta, e qualche animale in un ambiente creto, e sperimenteremo come crescono le piante e gli animali in gravità minore di quella terreste! Staremo a vedere….

  7. svela il segreto ti prego…anche se non riesco ad immaginarmi un universo ripetuto a scala!

  8. @ enzo
    Questo post l’ho dovuto scrivere tre volte, non so stamani il computer fa i capricci!
    Questo racconto mi riporta un pò a quello che ti chiedevo ieri riguardo le possibilità di vita nell’universo.
    In fin dei conti sembra comunque che Mario abbia la visione giusta anche se non aveva immaginato le

    potenzialità dell proprie convinzioni. Alla fin fine ognuno di loro aveva :
    >
    L’universo ci riserba sempre qualche sorpresa , qualcosa che va oltre… la nostra fantasia, le nostre convinzioni , le nostre conoscenze.
    E’ una lezione di vita?
    A proposito stanotte ( ancora non avevo letto il racconto ) ho sognato che le fragoline di bosco che avevo trapiantato nell’aiuola vicino al mio garage erano diventate enormi, ci volevano tutte due le braccia per prenderle.
    Lo so non c’entra niente. Solo associazione di idee.

  9. Per la precisione solo le fragoline erano enormi e succulente. Le piante no!
    Scusate ma vado sempre di fretta e sono imprecisa.

  10. @tutti,
    il segreto è ben poca cosa…volevo vedere se tra voi (siete troppo giovani!!) vi era qualcuno che ricordava una storia di paperino degli anni ’60. Come al solito la storia vedeva coinvolti paperino e i tre nipotini ed era dovuta al sommo disegnatore Carl Barks, un genio nel suo campo. Quella storia ipotizzava proprio uno scenario alla Mario e quindi devo ammettere che l’idea del racconto NON è completamente mia, ma nasce dalla sfrenata passione che avevo per quel disegnatore (siamo riusciti a fargli dare un asteroide per la sua storia sugli asteroidi fatti di mucchi di pietre tenuti insieme dall’autogravitazione, apparsa ben 20 anni prima che noi “scienziati” dimostrassimo il fatto professionalmente…). Non l’ho detto subito perchè volevo vedere se tra i più anziani c’è un fan di paperino e paperone dei bei tempi andati….. 😛

  11. @ enzo
    aspettavo di scoprire il mistero prima di commentare……
    fans di paperino e paperone dei tempi andati si… ma magari un po’ più recenti dei tuoi!!! 😉 😉 😉

    scherzi a parte ho letto il racconto velocemente…. interessante sottolineatura della dualità della visione della medesima realtà…. ma …. boh? semplicemente non mi ha entusiasmato… ma è solo una mia personalissima reazione… che lascia il tempo che trova…. 😉

    sorrisosenzaimportanza 😀

  12. Aldilà del racconto in se, che può entusiasmare o no ma che resta un bel racconto, è giusto dire che entrambi hanno ragione. Pensare ad una vita con basi diverse dalle nostre è eccessivo e sicuramente l’Universo ha nel carbonio una base fondamentale e nel DNA un’altra importante base; la fantasia però non deve mancare perchè anche con queste basi penso che ci si possa sbizzarrire abbastanza , sia appunto per le condizioni fisiche intorno, sia per le diverse “esperienze” e sia perchè anche qui la vita si è sbizzarrita tantissimo.
    Non pensiamo mai che sia triste il pensiero di Mario e non pensiamo mai che non serva uno spirito inventivo come Giulio.

  13. Bel racconto, un po esagerato ma giustamente la fantasia non ha limiti.
    Ma sono d’accordo con Luigino che le dimensioni di eventuali esseri viventi dovrebbero essere minori su pianeti più grandi.
    In quanto al segreto rivelato devo provare con mia moglie che è abbonata a Topolino da 30 anni……….

  14. Bellissimo racconto, come sempre del resto 🙂 Volevo fare qualche piccolo “appunto biologico”: la peste bubbonica è una malattia batterica, non virale; inoltre, se non vado errato, in genere i leucociti rimangono confinati nei tessuti connettivi (sangue, derma ecc), e non tendono a sostare negli epiteli (l’epidermide è un tipo di tessuto epiteliale). Distinti saluti e ancora vivissimi complimenti 🙂

  15. @Henrykus….
    scusami dell’ignoranza medica e biologica … 😳 Ma poi è soltanto fantascienza e si può dire ciò che si vuole…. 😆 Grazie per i complimenti!!! 😉
    P.S…..magari l’animale aveva una piccola ferita superficiale e qualche globulo bianco era uscito a prendere una boccata d’aria :mrgreen: :mrgreen: