Un ponte sulla Luna

La sonda della NASA LRO invia quotidianamente una montagna di foto in altissima risoluzione della Luna, e tra le migliaia e migliaia di crateri ogni tanto appare qualcosa di inatteso… come in questo caso.

Proprio quando si pensava di aver visto tutto, la sonda LRO ci mostra nientemeno che un ponte sulla Luna! Chi se lo sarebbe mai immaginato?

Ecco un pezzo della geologia lunare svelato dalla sonda LRO

Ecco un pezzo della geologia lunare svelato dalla sonda LRO – [proprietà di NASA/GSFC/Arizona State University]

I ponti naturali sulla Terra sono tipicamente il prodotto dell’erosione da parte del vento e dell’acqua – uno scenario completamente differente da quello lunare. E allora come si è formato questo ponte naturale? La risposta più probabile è che si tratti di un doppio collasso strutturale in un tubo di lava (si veda l’articolo che ne parla diffusamente).

Dalle foto ottenute nell’era delle missioni Apollo e dalle immagini della sonda SELENE (poi rinominata Kaguya) e dell’LROC (LRO Camera), sappiamo ora che i tubi di lava si sono formati nel passato della storia lunare. Queste immagini hanno generato l’allettante ipotesi che i tubi di lava rimangano intatti fino ai giorni nostri: tuttavia questo ponte non si è formato in un mare (ricco di basalto) ma bensì in una zona ricca di materiale fuso a causa di un impatto nel cratere King!

Ma ancora più stupefacente è il fatto che la sonda LRO, nella stessa immagine ha rivelato due ponti naturali, non uno solo!

il ponte è largo circa 7 metri nella parte in alto della foto e circa 9 metri nella parte in basso

il ponte è largo circa 7 metri nella parte in alto della foto e circa 9 metri nella parte in basso e risulterebbe in una passeggiata di 20 metri per un astronauta che lo attraversasse da una “sponda” all’altra – [proprietà di NASA/GSFC/Arizona State University]

Come facciamo ad essere sicuri che questa caratteristica superficiale sia proprio un ponte? Se guardate attentamente la fossa occidentale (quella a sinistra) potrete vedere una piccola zona illuminata sul suo pavimento (ndr: subito a destra della freccia “12 m deep”). Quella macchia di luce proveniva da Est, da sotto il ponte. In un’altra immagine a minore risoluzione (nel riquadro in alto a destra) si può vedere invece la luce che passa sotto al ponte, provenendo da Ovest.

Perciò deve esserci un passaggio.

Ma come si è formata questa stranezza? Il deposito formatosi per fusione a causa di un impatto sulla parte settentrionale del cratere King è larga circa 15 km ed è stata posta in opera nel giro di pochi minuti mentre il cratere cresceva fino alla sua configurazione finale, quella attuale.

Ecco uno “stagno” dalla superficie liscia formatosi per fusione a causa di un impatto

Ecco uno “stagno” dalla superficie liscia formatosi per fusione a causa di un impatto: siamo nel cerchio superiore del cratere King, di 72 km di diametro – [proprietà di NASA/GSFC/Arizona State University]

Il materiale fuso a causa dell’impatto, che è stato proiettato all’esterno del cratere, si è raccolto insieme ai depositi appena espulsi e dovrebbe avere uno spessore di parecchie decine di metri, fatto questo che ha permesso alla parte più interna di rimanere allo stato fuso per parecchio tempo. Quando il terreno si è riassestato dopo lo shock causato dall’impatto, ecco che lo strato inferiore di questo imponente laghetto di materiale fuso è stato smosso un bel po’. La pressione locale è salita ed il materiale fuso si è spostato sotto una crosta che si stava deformando.

Si può vedere infatti che la parte in basso del ponte si estende a partire da un piccolo rialzo, a forma di vescica. Forse qualche materiale fuso localmente è stato spinto in alto a formare il rialzo ed allora il magma ha trovato una via di fuga, lasciando un vuoto laddove il tetto è parzialmente collassato?

Ancora non sappiamo con esattezza i dettagli di come si sia formato questo ponte, ma il team dell’LROC sta elaborando immagini STEREO per ottenere mappe topografiche tridimensionali per aiutare gli scienziati a capire esattamente cosa sia successo in questa affascinante lastra di materiale fuso: ci sono infatti sei serie di foto nelle quali si può vedere il ponte da varie angolazioni e condizioni di luce.

Ma perché così tante immagini? Il motivo è che questa lastra di materiale fuso posta nella parte settentrionale del cratere King è situata in una delle regioni aventi particolare interesse e con maggiore priorità per la copertura da parte della LROC: queste regioni che maggiormente sono fotografate si chiamano “Constellation regions of interest”.

Come chiaramente mostrano le due foto successive, avere una serie di immagini delle stesse caratteristiche lunari con condizioni di luce solare differenti permette agli scienziati di interpretare con maggiore confidenza la geologia locale in vista delle future esplorazioni spaziali.

A sinistra vediamo il ponte quando il Sole è a 42° al di sopra dell’orizzonte

A sinistra vediamo il ponte quando il Sole è a 42° al di sopra dell’orizzonte, mentre a destra vediamo la stessa area con il Sole ad 80° di altezza: entrambe le foto presentano un lato di 128 metri ed hanno il Nord verso l’alto – [proprietà di NASA/GSFC/Arizona State University]

A questo indirizzo potete trovare l’immagine originale (ndr: enorme e dunque zoomabile e navigabile a piacimento!) della LROC e potete cercare altre caratteristiche geologiche della lastra di materiale fuso situata nel cratere King.

Siete in grado di trovare il secondo ponte, all’interno della grandissima immagine?

Suggerimento: è abbastanza vicino al ponte mostrato finora ed ha una dimensione pari a circa la metà. (ndr: detto fra noi, non riesco nemmeno a trovare il ponte più grande… è come cercare un ago in un pagliaio!!!)

Articolo in lingua originale

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4 Commenti

  1. Dopo alcuni tentativi ho potuto trovare anche il secondo ponte (grazie per il suggerimento),dalla sua “struttura” si può dire che il criterio di formazione è pressoché lo stesso..vero?
    E’ curioso che la Luna(monitorata com’è),ogni tanto riserva ugualmente qualche sorpresa 😉

  2. Immagini a questo livello di dettaglio fanno cambiare completamente la concezione “comune” che abbiamo del nostro satellite: da landa piatta e desolata con qualche cratere quà e là, a terrotorio inesplorato dalle molte forme e dai molti “segreti”.
    Già solo guardano la zona intorno al ponte (nell’immagine originale zoomabile) si ha l’impressione che lì sotto debba nascondersi una fitta rete di tunnel, cunicoli e cavità naturali, magari alcuni abbastanza grandi da ospitare future installazioni umane…
    A quando i primi ESO-speleologi? 😉

  3. ora l’ho visto anche io!! bellissimo!
    andando alla massima risoluzione, portate il ponte in basso a sinistra: l’alto ponte apparirà più in alto verso destra!!