Un pianeta veramente “alieno”

Le ricerche sui pianeti di altre stelle hanno ormai messo nel cassetto circa 500 oggetti. E il loro numero crescerà sempre più, in attesa di una nuova Terra. Finora, comunque, si parlava sempre di stelle della Via Lattea. E invece oggi abbiamo un vero alieno, proveniente da un’altra galassia. Un visitatore che ha viaggiato a lungo per venirci a trovare.

Conoscete l’Helmi stream (la corrente di Helmi)? Essa è formata da un gruppo di stelle che appartenevano a una galassia nana che è stata ingoiata dalla nostra da circa 6 a circa 9 miliardi di anni fa. Lo dimostra la loro velocità anomala e comune a tutte.

Su una di queste stelle (HIP 13044) è stato scoperto un pianeta poco più grande di Giove. L’oggetto non è poi tanto distante da noi, circa 2000 anni luce, ed è stato scoperto con il metodo spettroscopico al 2.2 metri dell’ESO. Il pianeta è particolarmente interessante anche perché è riuscito a passare indenne la fase di gigante rossa della sua stella. Essa, infatti, ha esaurito il combustibile del nucleo centrale, si è espansa come gigante rossa e ora si è nuovamente contratta cercando di bruciare l’elio. In altre parole, ciò che farà il nostro Sole tra circa cinque miliardi di anni.

Un pianeta veramente alieno

(Fonte: ESO/L. Calçada)

Il pianeta è oggi molto vicino alla sua stella, circa 0.05 volte la distanza Terra-Sole. La sua orbita si compie in soli 16 giorni. Non stupitevi, però, perché il pianeta era sicuramente più lontano all’inizio, ma si è avvicinato durante la fase di gigante rossa. Sicuramente non sono stati così fortunati i pianeti originariamente più vicini, ingoiati dalla loro madre cannibale. Il nostro pianeta extragalattico potrebbe rappresentare proprio il futuro di Giove. Tuttavia, esso si è salvato ma probabilmente prima o poi sarà ingoiato dalla stella.

Un ulteriore interrogativo legato a HIP 13044 è che essa è estremamente scarsa di elementi più pesanti dell’idrogeno e elio. Come ha fatto allora a formare un pianeta? Le nostre teorie sono in crisi, a meno che non esistano altri metodi di formazione. Abbiamo conosciuto veramente un alieno?

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29 Commenti

  1. Caro Enzo
    due domande:
    -nell’articolo affermi che HIP 13044 “ha esaurito il combustibile del nucleo centrale, si è espansa come gigante rossa e ora si è nuovamente contratta cercando di bruciare l’elio”…
    Pensavo che il destino di una gigante rossa fosse quello di trasformarsi in una nana bianca e progressivamente spegnersi!!! Interpreto la tua affermazione nel senso, invece, che terminata la fase della trasformazione dell’idrogeno con l’espansione in gigante rossa, una stella può “ritornare a vivere” attivando la reazione nucleare dell’elio?

    – è un pianeta gassoso o terrestre? Se è gassoso perché non potrebbe formarsi intorno ad una stella ricca solo di idrogeno e elio?

  2. Caro Enzo volevo chiederti se è il primo scoperto in questo gruppo “alieno” di stelle, se queste stelle sono tutte più o meno simili o altrimenti, se è altrimenti c’è quindi possibilità (un giorno e con le nuove tecniche in corso di elaborazione)
    di trovare quì una nuova Terra…”aliena” naturalmente.
    Viste le dimensioni sbaglio o dovrebbe essere gassoso?

  3. caro Antonio,
    la fase di bruciamento dell’elio è molto breve e precede il collasso finale che la farà esplodere in nebulosa planetaria e la formazione di una nana bianca.
    Caro mario,
    penso sia il primo. E’ di tipo gioviano e quindi sicuramente gassoso. Pianeti terrestri? forse sì, come le “nostre” stelle. Tuttavia, sono stelle molto antiche e potrebbero essere vicine alla loro fine. meglio cercare a casa nostra… 😉

  4. Scusate una domanda sciocca dovuta alla mia ignoranza.
    Una stella quando converte l’idrogeno in elio, se non sbaglio, perde massa e di conseguenza forza di attrazione gravitazionale.
    Non è per questo che il suo diametro aumenta?
    Per cui un pianeta dovrebbe allontanarsi dal ‘centro’ della stella.
    È vero che anche il pianeta, così almeno penso, perde energia e rallenta la sua velocità e tende ad avvicinarsi alla stella ma la perdita di forza di attrazione dovrebbe essere superiore alla perdita di velocità.
    Perché allora si avvicina aumentando conseguentemente la velocità ed energia cinetica?

  5. e’ molto interessante qullo che fai, mi fai viaggiare nello spazio, l’astronomia mi appassionava da piccolo, ora però mi rendo conto come sia una disciplina molto articolata, che mi perdo in tutti i dettagli, nomi cifre che descrivi, chiedo troppo per un linguaggio pi sintetico e semplice a portata dei dilettanti ma tanto ugualmente assetati di sapere? 😳

  6. @Walter,
    nella conversione di idrogeno in elio si produce essenzialmente energia e non vi è perdita di massa significativa. Il diametro aumenta in quanto la stella non ha più idrogeno a sufficienza nel nucleo e inizia a bruciare quello degli strati più esterni. nella fase di gigante rossa si stravolgono i rapporti di distanza tra superficie della stella e pianeta e cambiano le forze mareali oltre che l’emissione di gas che potrebbe “frenare” il moto planetario e fare decadere la sua orbita. Scendere su orbita più bassa vuole perdere energia orbitale ed è quella che conta nel sistema stella-pianeta. Se si frena un oggetto, esso scende di orbita. Se si accelera esso allarga l’orbita, come capita nel sistema di Saturno. OK?

    caro Montesi Luca,
    tu hai ragione, ma – a volte – se divento troppo divulgativo qualcuno mi chiede di essere più “professionale”. Io cerco di fare entrambe le cose, a volte rimanendo a livelli semplici, a volte dando dettagli più approfonditi.
    Probabilmente, bisognerebbe inserire più spesso articoli generali di spiegazione dei fenomeni più importanti del Cosmo. ma sono veramente tanti e dovremmo avere più spazio per non creare confusione. Comunque, terrò presente la tua giusta richiesta! 😉

  7. Scusate, io non ho ancora capito perche’ rappresenterebbe un problema dei vari modelli teorici l’affermazione “HIP 13044 è estremamente scarsa di elementi più pesanti dell’idrogeno e elio. Come ha fatto allora a formare un pianeta?”

  8. @Gianluigi,
    i pianeti, compresi quelli gioviani, hanno una composizione chimica che prevede una quantità non scarsa di elementi più pesanti, come carbonio, ossigeno,ammoniaca, ecc.

  9. 🙄 Caro Enzo,
    faccio un’ipotesi.
    Potrebbe essere che la nebulosa originaria, contenesse solo il minimo necessario per creare quel sistema solare.
    Altri sistemi solari, ipotiziamo il nostro, si sono originati da una nebulosa con quantita’ maggiori di questi elementi, ma la natura ha creato 9 pianeti ed il resto e’ rimasto nella stella.
    spero di essere stato chiaro…..ho mal di testa e la febbre 🙄

  10. Caro Enzo,
    credo che fin’ora abbiamo fatto delle supposizioni sula base della composizione del sistema planetario che conosciamo meglio, cioè il nostro.
    Per ora, degli altri sistemi planetari scoperti sappiamo poco (e come potrebbe essere altrimenti?), e magari le modalità di formazione dei pianeti sono diverse….
    Da non trascurare anche l’ipotesi che il pianeta non si sia formato con la sua stella, ma che sia stato da essa catturato in seguito.
    In fondo, sono entrambi dei forestieri nella nostra galassia…..
    Magari si sono uniti per affrontare meglio il viaggio! 😀
    Sarebbe bello saperne di più sulla composizione chimica del pianeta….

    P.S.: Marco, cerca di star bene…. Il capodanno si avvicina, e passarlo a letto con la cinese non è il massimo…. Se la cinese è solo un tipo di influenza, ovvio!! :mrgreen:

    P.S. 2: Enzo, il tuo libro è arrivato!! C’è una piccola lettrice che lo sta divorando….. Chissà che non segua le orme del suo pro pro pro zio Piazzi…. Almeno, io lo spero! 😆

  11. caro Red,
    dici bene quando suggerisci che ancora poco sappiamo della formazione planetaria. Troppi indizi sembrano insegnarci che sperare di conoscerne uno per conoscerli tutti, è sicuramente troppo facile e azzardato. Sicuramente, vi sono diversi processi e diversi risultati. Sono invece più dubbioso sulla cattura. Date le velocità relative in gioco è molto difficile che qualche oggetto celeste possa catturare qualcosa di completamente estraneo al suo sistema. Tuttavia, l’astronomia ci insegna che è meglio “mai dire mai”.
    Auguri a Marco anche da parte mia e… buona lettura alla piccola appassionata!
    Un abbraccio a tutti

  12. Ritorno sul dubbio che avevo espresso nel primo commento, e che è stato ripreso da altri post (Gianluigi)…
    Anche il Sole è composto (e si alimenta) essenzialmente di idrogeno ed elio, eppure nel suo Sistema vi sono pianeti terrestri e gassosi…
    Il materiale più pesante necessario alla formazione planetaria (carbonio, ossigeno, ecc.) dovrebbe essere apportato dalla nebulosa madre e non dalla stella… Il materiale più leggero collassa su se stesso e forma progressivamente la stella; Quello più pesante resiste alla attrazione della stella e tende ad aggregarsi nei sistemi planetari…
    Quante sciocchezze!!! Enzo illuminaci! 🙂 🙂 🙂

  13. caro Antonio,
    il Sole non è stella primordiale e ha utilizzato materiale proveniente da altre stelle che avevano prodotto elementi pesanti, che gli sono serviti per formare i pianeti nel disco. Le stelle più vecchie non avevano questa possibilità e non avevano nuclei solidi e di polvere che avrebbero potuto aggregarsi nei pianeti.

  14. Grazie Enzo… finalmente ho capito!!!
    Non solo la stella, ma anche la nebulosa da cui si è formata, essendo primordiali, dovrebbero essere prive di materiale pesante ???
    … è un bell’enigma!!!

    BUON ANNO A TE E A TUTTI GLI AMICI DI ASTRONOMIA.COM 🙂 🙂 🙂

  15. Posso chiedere una cortesia? Evitiamo di usare termini come “ingoiare”, “divorare”, “banchettare” e simili. Capisco le esigenze di divulgazione, ma mi sembra di antropoformizzare alla stessa stregua degli antichi! La lingua italiana ha ottimi verbi per esprimere lo stesso concetto: “attrarre”, “inglobare”, “fondere” ecc.

  16. Grazie a tutti per gli auguri……
    Red, ….purtroppo la cinese non ha gli occhi azzurri….grrrrrr….ma e’ un brutto virus,peloso e cattivissimo….doppio grrrrrr…. :mrgreen:

    Scherzi a parte,
    in effetti sappiamo talmente poco che qualsiasi ipotesi potrebbe essere avvalorata.Settimana scorsa ho letto su Focus un articolo in merito, sugli esopianeti, che sono circa 500 scoperti fino ad ora,dove si faceva riferimento alla stella ed al pianeta in questione.Vi erano pero’ anche descrizioni di pianeti completamente di ferro, pianeti grossi come giove e formati da acqua, con oceani di profondita’ di migliaia di kilometri,pianeti di dimensioni di 10 volte giove e vicinissimi alla stella……sulla cui formazione si ipotizza la cattura gravitazionale. Infatti,in generale, per i pianeti più interni si ipotizza la core accretion, dove si ha la formazione di nuclei rocciosi che aumentano la propria massa e diversificano la propria composizione attraverso il rastrellamento di polveri e gas.Per i pianeti esterni dove il disco protoplanetario è meno denso ed abbiamo temperature inferiori, si ipotizza che la formazione dei pianeti avvenga per frammentazione del disco stesso (modello della instabilità gravitazionale), che può dare origine a un pianeta di gigante.
Non potendo quindi spiegare la formazione di pianeti giganti vicino alla stella, si ipotizza appunto la cattura successiva.
    Abbiamo poi altri pianeti di cui e’ stata studiata l’atmosfera rivelando la presenza di vapor acqueo.
    Altri studi hanno portato alla scoperta di sistemi solari simili al nostro…..insomma di tutto di piu’.
    E’ certo che piu’ scopriamo cose nuove e piu’ dovremo mettere in gioco le nostre teorie, per poter spiegare la diversita’ che incontreremo man mano.

  17. Certo che ne dobbiamo fare di strada. Strumenti nuovi si stanno sviluppando ed altri si svilupperanno, abbiamo individuato solo 500 pianeti extrasolari e tutti più o meno gioviani o giù di lì. Ne dobbiamo fare di strada e ne dobbiamo vedere delle belle. Auguroni a tutti.

  18. caro Marco,
    non ho visto l’articolo di Focus, ma da quanto dici molte cose sembrano alquanto strane e – a quanto mi risulta – non vere…
    Pianeti di ferro e di acqua? Non penso proprio… che siano stati scoperti! Per il fatto di trovare pianeti giganti vicino alla stella si ipotizzano formazioni in posizioni periferiche e poi una migrazione verso l’interno. La cattura gravitazionale è piuttosto difficile e azzardata. Boh.. Ti dirò: una volta focus era abbastanza ben fatto, ma ultimamente sembra andare nella direzione di Voyager o giù di lì. Vale sicuramente l’ipotesi dell’instabilità gravitazionale, ma guarda che verso l’esterno la temperatura scende e la materia a disposizione aumenta ed è più facile creare pianeti giganti.
    Sicuramente comunque vi sono diversità di formazione, ma siamo ancora in una fase troppo incerta per trarre conclusioni…
    Ha in fondo proprio ragione Mario…

    @Saverio,
    non trovo disdicevole usare termini “umani”, se servono a chiarire meglio certi concetti. Ricorda che questo sito è diretto a persone di tutti i livelli di conoscenza astronomica e spesso è più attrente dare spiegazioni “personalizzate”. Dopo 40 anni di astrofisica, ti posso assicurare che i corpi celesti non si offendono… 😛

  19. Caro Enzo,
    l’articolo a cui mi riferisco e’ su focus di questo mese….il titolo e’ ” il catalogo dei pianeti”
    Non lo avevo mai letto prima, ma concordo con te.L’ho trovato molto…….sanzionalistico….troppe pubblicita’ e articoli poco interessanti….insomma non mi ha fatto una bella impressione,anche se gli articoli che ho trovato invece on line sul suo sito, mi sembrano interessanti e ben fatti..Ti lascio il link del sito per darci un’occhiata.
    Sulla rivista, erano indicati i vari pianeti, sinceramente non ricordo se veniva indicato come possibile formazione o come studio gia’ effettuato….( non vorrei essere io la causa di una delegittimazione della rivista )…. si parlava pero’ di pianeti in ferro ( mi ricordo il paragone con il nostro piccolo mercurio con il nucleo di ferro ) e di pianeti giganti 3/4 volte la terra formati da ghiaccio ed acqua sotto la crosta Nel sito troverai invece le informazioni che ho trovato sulla formazione dei pianeti ( il primo articolo ) e sulle varie atmosfere studiate e tutto il resto sui pianeti extrasolari.
    http://www.focus.it/Community/cs/blogs/una_finestra_sulluniverso/archive/category/1097.aspx

  20. grazie Marco!
    Gli darò una lettura e poi ti farò sapere… per adesso bada alla tua cinesina… 😉

  21. caro Marco,
    ciò che trovo scritto nel sito mi sembra giusto, almeno leggendo le prime righe di testo. Molti di loro sono anche stati ripresi in queste pagine. Non si parla però di acqua liquida nè di giganti rocciosi… forse la rivista ci sguazza un po’…
    Non è che parlasse di “asteroidi” ferrosi? Questo è vero. E che il pianeta con l’oceano sotterraneo fosse Europa o Encelado (ma sarebbero ben più piccoli e anche loro dei “nostri”)?

  22. Io penso che Focus sia una rivista di divulgazione “simpatica” in cui pero’ molti articoli scientifici, tra cui quelli astronomici, non hanno un approfondimento serio: molte volte si punta al sensazionalismo e spesso ci sono delle forzature. Rimane una rivista con belle foto, leggera … ma sicuramente gli articoli scentifici vanno presi con cautela, non ci sono paragoni con le riviste specializzate.
    Auguri a tutti e buon anno !

  23. Caro Enzo,
    posso recuperare la rivista a casa di mio cognato.Appena la rileggo cerchero’ di essere piu’ preciso.Ad ogni modo si parlava di veri e propri esopianeti.
    Grazie come sempre e buon anno a tutti.
    La cinese e’ sempre con me, a questo punto ci passero’ il capodanno, ormai si e’ affezionata. :mrgreen:

  24. Non sono affatto d’accordo su chi ha detto che nella progressione verso una gigante rossa la perdita di massa non è significativa e al contrario il vento solare tenderebbe a far decadere le orbite dei pianeti.
    Infatti proprio il forte vento solare che si produce in queste fasi è tale da spazzare via ogni genere di atmosfera, ma non è il destino dell’abitabilità di un pianeta, ma se esso cada nella sua stella o meno. Una stella di massa solare può perdere fino a 1/4 della sua massa e ne perde ancora di più quando si trasforma in una nova. E’ chiaro che tutte le orbite saranno turbate e si allargheranno, la Terra scivolerà nell’orbita attuale di Marte ed è molto azzardato stabilire (come pure è stato fatto da qualche studioso ne convengo) che il vento solare sarà tale, da far decadere l’orbita prima che il pianeta possa allontanarsi per non essere inglobato.

  25. @ Enzo e @ Marco.
    Leggendo i commenti relativi a quest’articolo, e – nello specifico – quelli in cui si fa riferimento a Focus, non ho resistito e stamattina l’ho comprato, per rendermi conto di come sia stato trattato l’argomento delle caratteristiche fisiche dei nuovi pianeti.
    Premetto che Focus lo scoprii casualmente, nel 1997, durante un noioso piantone notturno (all’epoca, stavo facendo il servizio militare). Concordo che, col passar degli anni, Focus sia a volte un po’ scaduto nel sensazionalismo alla Voyager (vedi, ad esempio, l’articolo che riguarda la Sacra Famiglia, in cui si afferma che Cristo abbia avuto 5 o 6 fratelli, che la Vergine non fosse.. vergine, che San Giuseppe fosse vedovo e via discorrendo), anche se comprendo che è una rivista divulgativa che s’indirizza a “grandi” masse (e sottolineo il virgolettato) e che, in un certo qual modo, deve suscitare curiosità per poter vendere. Ammetto pure che in un Paese, come il nostro, dove impera e spadroneggia un’IGNORANZA.. ENCICLOPEDICA, riviste come Focus e simili rappresentano positive eccezioni a quest’indolenza e atrofia culturali (salvo, poi, prendere per oro colato tutto quel che lì sta scritto).

    Ciò premesso, passo ad una rapida disamina dell’articolo in questione.

    Anzitutto, non si parla di pianeti scoperti, bensì d’ipotesi di future scoperte, sulla scorta di quel che già conosciamo, sia nel nostro sistema solare, che in altri sistemi, oppure di ipotesi riguardanti esopianeti già scoperti, ma in fase di studio.
    Tali ipotesi sono state formulate da un certo Lewis Dartnell, del Centre for Planetary Sciences, definito “cacciatore di pianeti”.

    Partiamo dal pianeta composto di ferro (definito come una “palla di cannone”). Dartnell, sulla scorta di quanto accaduto a Mercurio (ossia, un impatto che gli abbia strappato buona parte della crosta, lasciandogli un nucleo ferroso estremamente grande rispetto al suo diametro), IPOTIZZA che, da qualche altra parte, in altri sistemi solari, possa esistere un pianeta più grande di Mercurio, cui un impatto ancor più disastroso abbia potuto strappare la crosta e buona parte del mantello, “denudandolo” a tal punto da risultare composto quasi esclusivamente di ferro, ricoperto – poi – da oceani e da un’atmosfera diversa da quella comunemente presente su altri pianeti.

    Il pianeta di acqua (definito “waterworld”). Si fa riferimento a GJ 1214 b, del diametro 3 volte superiore a quello terrestre, la cui massa lascerebbe ipotizzare che sia composto per tre quarti di acqua e ghiaccio e per un quarto di rocce. La sua temperatura andrebbe dai 120°C ai 280°C, ma la presenza di acqua liquida sarebbe garantita dalla particolare pressione che su di essa eserciterebbe la spessa atmosfera d’idrogeno ed elio, con oceani profondi centinaia di km.

    S’ipotizza, poi, l’esistenza di pianeti al carbonio, nati da nebulose povere di ossigeno e ricchi – appunto – di carbonio, con un nucleo ferroso (come quello terrestre) ed un mantello composto in gran parte da grafite che, alle dovute pressioni, potrebbe trasformarsi in un immenso diamante.

    “Palle di fuoco”. Pianeti gioviani così vicini alla loro stella da aver perso la loro atmosfera e presentare solo il nucleo, liquido per le altissime temperature, destinati ad essere inghiottiti dalla stella madre.

    Sotto-specie delle palle di fuoco: “pianeti con la coda”. E qui ritroviamo una vecchia conoscenza, come il gioviano HD 209458 b, così vicino alla propria stella che una parte dei gas atmosferici lascia costantemente la superficie del pianeta (roventissimo: 1100°C), sì da apparire come una simil-cometa.

    Gli “orfani di stella”, ossia i pianeti vaganti, quelli che, per le più disparate dinamiche gravitazionali, siano stati espulsi dal sistema solare d’origine. Che io sappia, è un’ipotesi avanzata già da tempo. Pianeti ghiacciati in cui potrebbe trovarsi anche qualche forma di vita, garantita dal calore geotermico di questi corpi celesti vaganti.

    E poi, i “pianeti sottosopra”, pianeti, cioè, il cui asse di rotazione si trovi quasi adagiato sul piano di rotazione, con tropici freddi e poli alternativamente caldi.. salvo dimenticarsi, gli amici di Focus, di citare il nostro vicino di casa Urano.

    Scusate la lunghezza esagerata del mio intervento, ma la mia curiosità è stata molto stimolata dall’articolo qui pubblicato a dai vostri commenti. Spero, cmq, di aver dato qualche delucidazione in più.

  26. caro Alessandro,
    cerco di rispondere punto a punto, premettendo che l’articolo di Focus non l’ho letto e non posso giudicare completamente…

    1) la palla di cannone sembra un poco fantascienza. Nessuno ha mai detto (ufficialmente e seriamente) che Mercurio si sia originato così. L’alta presenza di metalli dipende solo dalla temperatura di formazione che non ha permesso, così vicino al Sole, l’aggregazione di elementi più leggeri. Venere e Terra rispondono a questa transizione, fa metalli a metalli+silicati e carbonati (basta vedere la densità media). Tutte le altre ipotesi sono arbitrarie…

    2) “Il pianeta di acqua (definito “waterworld”). Si fa riferimento a GJ 1214 b, del diametro 3 volte superiore a quello terrestre, la cui massa lascerebbe ipotizzare che sia composto per tre quarti di acqua e ghiaccio e per un quarto di rocce”. Non è possibile stabilire dalla massa la composizione, soprattutto valutare la presenza di acqua. Anche questa sembra un’illazione gratuita…

    3) Il pianeta “diamante”, nei suoi limiti più scientifici, è invece un’ipotesi ammissibile (ne abbiamo anche parlato o forse ne parleremo, non ricordo…)

    4) Le palle di fuoco hanno un senso, ma il liquido così come è stato prospettato sembra improbabile. Di sicuro pianeti troppo vicini vedono la loro atmosfera strappata dalla stella madre e alla fine finiranno “ingoiati” e/o distrutti.

    5) pianeti con la coda e pianeti vaganti sono ammissibili e già trovati. Altra cosa è la previsione di forme di vita, del tutto assurde per oggetti senza fonte di energia. Poi la fantascienza può immaginare di tutto e di più…

    6) Urano e i suoi ipotetici fratelli non hanno niente di strano e magari ci saranno anche..

    In conclusione, ribadisco che la probabile riduzione di vendite di Focus ha spinto la rivista a spostarsi verso voyagerismi. Questo tipo di divulgazione, anche se dice qualcosa di giusto, è per me negativa. Meglio srtare zitti oppure fare uno sforzo (ma ci vogliono i veri esperti) e tentare di rendere interessanti e stimolanti anche le semplici verità senza alieni, palle di fuoco, oceani immensi e cose del genere.
    😉 😉 😉

  27. Alessandro,
    grazie!!….avevo recuperato la rivista, ma problemi personali non mi hanno permesso di scrivere.

    Enzo,
    nell’articolo veniva comunque specificato che queste ipotesi dovevano ancora essere confermate dagli studi futuri grazie ad un telescopio o satellite di cui non ricordo il nome.Ovviamente pero’, la fantasia puo’ spingere un po’ troppo oltre,anche se non escluderei la possibilita’, che si possa in futuro, vedere demolite le nostre attuali certezze,scoprendo qualcosa di molto strano.