La Sonda Stardust immortala la Cometa Tempel1

Il 14 febbraio la sonda Stardust ha scattato una serie di foto che gli scienziati della NASA stanno verificando e studiando proprio in queste ore…

La sonda spaziale americana Stardust (che abbrevierò con “S”) il 14 febbraio ha avuto un incontro ravvicinato (pienamente pianificato, ovviamente!) con la cometa Tempel1, parecchi anni dopo che la stessa $cometa$ era stata raggiunta dalla sonda americana Deep Impact (nel prosieguo “DI”).

Quest’ultima sonda, oltre ad effettuare la ricognizione fotografica, aveva rilasciato un impactor, che si è andato a schiantare sulla superficie della $cometa$, creando un craterino: la sonda DI non è stata ingrado di fotografarlo ed ora ad anni di distanza la sonda S è ritornata sul luogo del delitto per vedere le differenze superficiali.

La sonda S ha scattato una serie di foto che gli scienziati della NASA stanno verificando e studiando proprio in queste ore.

parte del nucleo che non è mai stata osservata finora

Questa immagine mostra una parte del nucleo che non è mai stata osservata finora: si vedono tre terrazzamenti di differente elevazione con scarpate molto ripide che li separano. La più grande di queste scarpate è larga circa 2 km, mentre la più bassa di queste terrazze presenta due caratteristiche circolari di circa 150 metri di diametro. Risoluzione della foto: 15 m per pixel. La sonda DI aveva visitato questa stessa $cometa$ nel 2005 ed aveva osservato altre stratificazioni nell’altro lato della $cometa$. Ma questa immagine da sola mostra almeno il 90% di nuovi territori.Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornellingrandisci

la zona della cometa interessata dall’impactor

La zona della $cometa$ interessata dall’impactor, rilasciato dalla sonda DI nel luglio 2005. L’immagine a sinistra (foto della DI) mostra una collinetta scura della dimensione di circa 50m indicata dal cerchietto giallo. Sulla destra la foto della sonda S mostra che l’impactor ha spianato la zona cancellando la collinetta. Il cerchio più grande indica il bordo esterno del cratere prodottosi mentre il cerchio più piccolo indica la base del cratere, stimato di circa 150m di diametro. Gli scienziati stanno studiando le immagini per calcolarne le caratteristiche, ma sembra poco profondo. A confronto, gli altri crateri sono di circa 300m di diametro.Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornell – ingrandisci

Ecco i cambiamenti superficiali della Tempel1

Ecco i cambiamenti superficiali della Tempel1 ripresa dalla DI (le due foto in alto) e dalla S (in basso): nel frattempo la sonda S ha effettuato un giro completo intorno al Sole. Il terreno liscio si trova ad una quota più elevata rispetto alle zone circostanti e gli scienziati pensano che le rupi poste in vicinanza dell linee bianche siano state erose verso sinistra di circa 20-30 metri in alcuni luoghi. Ci sono poi delle depressioni che nel frattempo si sono fuse anche a causa dell’erosione, causata sempre da sostanze volatili che evaporano dalla superficie della $cometa$.Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornellingrandisci

Qui vediamo indicati in dettaglio con un rettangolo giallo e con le linee gialle, i vari cambiamenti avvenuti sulla superficie.

Qui vediamo indicati in dettaglio con un rettangolo giallo e con le linee gialle, i vari cambiamenti avvenuti sulla superficie. Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornellingrandisci

Di nuovo la zona dell’impatto

Di nuovo la zona dell’impatto: a sinistra c’è l’immagine composita ottenuta da più foto della DI, mentre a destra le frecce indicano il bordo del cratere creatosi per l’impatto. L’immagine a destra mostra pure un cumulo più chiaro al centro del cratere, creatosi quando il materiale innalzatosi durante l’impatto è ricaduto all’interno del cratere.
Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornellingrandisci

Immagini della sonda Deep Impact

Entrambe le immagini sono della sonda DI: a sinistra vediamo una delle ultime immagini della Tempel1 prima dell’impatto, con indicata la traiettoria dell’impactor e del punto d’impatto. A destra si vede il pennacchio di materiale espulso che è andato ad oscurare tutta la zona, dopo circa 700 secondi dall’impatto stesso.Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornellingrandisci

Ecco i due differenti angoli di visuale per le due sonde

I due differenti angoli di visuale per le due sonde: i due crateri (di circa 300 m di diametro) indicati dalle frecce sono stati utilizzati dagli scienziati per ritrovare la zona dell’impatto paragonando le due serie di foto da parte delle due sonde. Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornellingrandisci

Qui vediamo ancora una bella foto della cometa Tempel1

Qui vediamo ancora una bella foto della $cometa$ Tempel1 e l’ingrandimento della zona che è al centro dell’attenzione degli scienziati della NASA. Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornellingrandisci

Ecco un fotomosaico di 4 foto della cometa da parte della sonda Stardust

Ecco un fotomosaico di 4 foto della $cometa$ da parte della sonda S, man mano che procedeva l’incontro ravvicinato. In alto a sinistra è la parte che era stata interessata dall’impatto, mentre nelle altre foto si vedono nuove zone e caratteristiche superficiali della $cometa$. Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornellingrandisci

Primo piano della cometa ripreso dalla sonda Stardust

Primo piano della $cometa$ ripreso dalla sonda S.Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornellingrandisci

Questa immagine composita è stata effettuata dalla sonda Stardust

Questa immagine composita è stata effettuata dalla sonda S, 42 ore prima dell’incontro e risulta dalla somma di 4 esposizioni ognuna da 5 secondi.
Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornellingrandisci

Ecco un filmato dell’avvicinamento, che ho realizzato a partire da 43 foto della sonda Stardust alla Cometa Tempel 1

Prossimamente vi proporrò un altro articolo sulle sonde Deep Impact e Stardust, dove potremo seguirne le orbite ed i viaggi tra pianeti, asteroidi e comete, grazie al nostro Simulatore 3D.

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8 Commenti

  1. Pierluigi è un articolo meraviglioso!
    Grazie infinite anche per la completezza delle immagini, che sono da sogno!
    Avevo letto qualcosa su repubblica mi pare, ma come al solito l’approfondimento che danno a notizie del genere è pari a zero… La cosa migliore era che appunto sapevo che venendo su questo sito avrei trovato pane per i denti della mia curiosità!
    Alla prossima e continuate così!

  2. @vito
    grazie! 😳
    commenti così entusiastici mi fanno raddoppiare la voglia di scrivere e condividere con tutti gli appassionati le conoscenze e le scoperte della Scienza più bella, l’Astronomia !
    E pensare che io di voglia di scrivere già ne ho tanta… 😉 ed in questo sito non sono l’unico!!

  3. Confermo. Se date una occhiata alle riviste on line specialiste e “professionali” tutte trattano l’argomento, ma nessuna di loro con tale chiarezza e ricchezza di particolari e dettagli. Anche le foto pubblicate sono le solite 2.
    BRAVI! 😀

  4. Mi unisco al coro di complimenti. Finalmente è chiara la dinamica delle osservazioni. Bravi!

  5. Foto, dettagli evidenziati, spiegazioni e filmato stupendi :altro da dire.
    Bravissimo e a presto.

  6. Eh ricordo la sonda Deep Impact, ma non sapevo che non avesse potuto registrare i risultati dell’impatto.

    Ma le 2 sonde sono state lanciate all’incirca nello stesso periodo? Avrei immaginato una qualità delle foto migliore per la sonda Stardust, ma mi pare che la qualità sia la stessa.

  7. @Carlo
    sto preparando un articolo sulle due sonde, i loro viaggi e le loro scoperte, il tutto condito con il Simulatore 3D…
    Devi solo pazientare! 😉