Nascita di nuove stelle e AGN: si è rotto un legame profondo.

Buchi neri supermassicci (da milioni a miliardi di volte la massa del Sole) si annidano all’interno delle galassie, probabilmente in tutte quelle più grandi. Alcuni di questi oggetti, che crescono rapidamente e “ingoiano” continuamente enormi quantità di gas, polvere e stelle, danno luogo a fenomeni altamente energetici che prendono il nome di AGN, Active Galactic Nuclei (nuclei galattici attivi). Quanto siano frequenti e a quale periodo si possano riferire è di straordinaria importanza per conoscere l’evoluzione delle galassie.

Dato che gli astronomi hanno osservato questi oggetti soprattutto nelle galassie più antiche e massicce che brillano della luce rossa delle loro vecchie stelle, si pensava finora che la maggior parte degli AGN rappresentassero un punto terminale per la formazione di nuove stelle.

Questa idea è stata recentemente rivoluzionata da una nuova ricerca osservativa che ha scoperto AGN in tutti i tipi di galassie, comprese quelle giovani, blu, vere fabbriche di nuove stelle.

La vecchia convinzione era frutto soprattutto di un “bias” nei dati. I buchi neri, come quelli al centro degli AGN, non possono essere osservati direttamente dato che la luce non può scappare dall’intensissimo $campo$ gravitazionale. Tuttavia, il materiale che precipita verso il buco nero, una volta giunto nei pressi dell’orizzonte degli eventi (il punto di non-ritorno) emette intense radiazioni in varie lunghezze d’onda, comprese quelle del visibile. Tra queste, i raggi X sono spesso i più luminosi e riescono ad attraversare meglio la polvere e il gas che spesso oscurano le altre lunghezze d’onda. Anche se con fatica e indebolendosi, danno comunque un segno dell’incredibile fenomeno che li ha creati.

Nascita di nuove stelle e AGN

Analizzando soltanto l’emissione di raggi X e studiandone la potenza, che può essere anche molto indebolita dall’abbondanza di gas e polvere, si sono trovati AGN in un “range” molto vario di galassie. Due telescopi spaziali sono stati usati per la ricerca nell’X: il XMM-Newton e il solito, fantastico, Chandra. Le sorgenti localizzate sono state confrontate con una mappa di circa 100 000 galassie osservate da terra con i telescopi Magellan a Las Campanas, Cile.

Sono stati misurati sia il colore sia il redshift di ogni galassia. In questo modo si è coperto un intervallo temporale pari a circa i due terzi dell’intera storia dell’Universo. Come già detto le galassie blu sono giovani e piene di stelle in formazione, quelle vecchie tendono al rosso, sature di vecchie stelle morenti. In un insieme di 25 000 galassie sono stati individuati 264 segnali X, provenienti da galassie di ogni tipo: grandi e piccole, vecchie ed ellittiche e giovani e a spirale.

In alter parole, gli AGN sono presenti un po’ ovunque e anche in tempi relativamente recenti. Non vi sarebbe alcun chiaro legame tra l’attività dei buchi neri centrali e la frequenza di formazione stellare. Ulteriori studi sono già cominciati per capire le ragioni di questa strana non-correlazione.

Niente da fare: l’astrofisica non lascia mai tranquilli!

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3 Commenti

  1. Ciao Vincenzo, ho un interessantissimo articolo trovato in rete da mostrarti…è un file Word…come posso inviartelo?
    per una volta voglio essere io a fornirti qualcosa di utile ;D

  2. ciao.
    vorrei porre una domanda..
    mi sembra di aver visto (ad occhio nudo intendo) delle stelle molto luminose e totalmente nuove che non avevo mai visto prima.
    ad un tratto, una sera, non le ho piu viste, dopo averle viste per l’ultima volta circa mezz’ora prima che scomparissero.
    erano molto luminose, e molto grandi, ma senza dubbio stelle perche ferme sempre allo stesso punto,,,
    sarebbe bello che qualcuno mi rispondesse. grazie