Gli anelli di Saturno

Il relatore era stato veramente bravo. La conferenza interessantissima. I misteri del Sistema Solare. Era la conferenza che concludeva la mia breve vacanza negli States.

Addio Ugo. I tuoi racconti continueranno a vivere nei nostri cuori.

Gli anelli di Saturno

Racconto – Gli anelli di Saturno

Il relatore era stato veramente bravo. La conferenza interessantissima. “I misteri del Sistema Solare”. In un mondo dove sembra di avere certezze sino ai confini dell’universo, sapere che ancora molte sono le cose poco chiare che si trovano sulla soglia di casa nostra sembrava un controsenso. Ma gli argomenti erano veramente appassionanti. Era la conferenza che concludeva la mia breve vacanza negli States.

Ed ora il duro scontro con la realtà: il viaggio di ritorno. La paura di volare, la battaglia tra la sicurezza che il ragionamento mi garantisce, e quella tremenda ed incontrollabile sensazione di panico che mi attanaglia ogni volta che mi avvicino all’aeroporto. Le solite pillole a portata di mano mi danno la certezza di superare anche questa prova. “E’ meglio prevenire” mi dico, ingurgitando le prime due durante il viaggio per l’aeroporto.

Forse è soltanto la consapevolezza di essere da soli in mezzo a migliaia di persone. Solo. Mi sento solo mentre la hostess mi indica il posto. Solo. Sono solo, mentre mi avvio verso il posto vicino al finestrino. E, subito dopo, due robusti signori, seduti al mio fianco, mi precludono ogni via di fuga. Comincio a sudare e prendo altre due pillole, mentre, all’imbrunire, l’aereo si stacca dal suolo. Devo pensare ad altro, ed Il pensiero va alla conferenza. Ma come può un computer dirci che gli anelli di Saturno sono molto più giovani del sistema solare? Perché non possono durare per miliardi di anni? Si, va bene, si fanno dei modelli e se ne segue l’evoluzione. Eppure gli anelli ci sono …

E’ notte fonda quando, stupidamente, inghiotto con rabbia altre due pillole. E’ stato un gesto troppo avventato, controllando l’orologio mi accorgo che siamo in volo da solo mezz’ora. E’ buio perché ci stiamo spostando verso est, andando incontro alla notte. Chissà, se potessi fare un sonnellino, sono certo che mi farebbe bene, mentre Il respiro pesante del mio vicino mi irrita ulteriormente. Niente da fare, non riesco a dormire. Riapro gli occhi, guardandomi attorno mi accorgo che il passeggero accanto a me si è allontanato. Cerco con lo sguardo altre persone ma non vedo nessuno, l’aereo è completamente vuoto!

Passeggio avanti ed indietro nel corridoio centrale e poi decido di andare dal pilota, l’aereo vuoto non mi preoccupa più di tanto. Apro la porta, entro e la richiudo, mentre il pilota mi invita, con un gesto, a sedere nel posto del “secondo”. Poco dopo mi dice: “Sai dove stiamo andando? “Certo”, rispondo con tranquillità, “sugli anelli di Saturno”.

Ho la sensazione che l’aereo non esista più, esiste soltanto la cabina di guida. Soltanto la testa di questo splendido uccello di acciaio costruito dall’uomo. Ho perso anche la percezione del mio corpo. Soltanto la testa è presente. Gli asteroidi scorrono velocemente indietro, sino a scomparire nel buio più profondo, mentre un puntino si fa sempre più luminoso davanti a noi. Si vedono gli anelli! Mi volto a cercare la Terra ed il Sole. Niente, dietro di noi il buio assoluto. Eppure Saturno ed i suoi anelli sono illuminati dalla nostra stella.

Perché gli anelli hanno un’albedo così elevata? Gli scienziati trovano facilmente le motivazioni. Gli anelli sono di ghiaccio, però soltanto quelli di Saturno. Riflettono molta più luce di qualsiasi altro corpo. Saturno sarà forse un po’ speciale. Ci stiamo avvicinando velocemente, si riescono a distinguere i corpi che formano gli anelli. Tutti delle stesse dimensioni, di forme tondeggianti. Che strano, non vedo più i riflessi degli strumenti sulla cupola trasparente. E capisco il motivo. La cupola non c’è più! Abbasso lo sguardo e mi accorgo che è sparita anche la cabina. Eppure sto benissimo.

Guardo verso il pilota. Solo la testa! In marmo bianco. Il Sole, che è tornato alle nostre spalle, gli illumina la nuca. Non cerco nemmeno di vedere le mie mani, sono certo che non esistono più! In testa mi giungono parole calme da una voce conosciuta. “Ti ricordi di me”? Guardo nuovamente il pilota che volta il suo profilo verso il Sole. E’ il mio vecchio e caro professore di lettere. “Professor Ricci!” esclamo, “che piacere rivederla!”. E lui, con tono ironico, riprende: “Vuolsi così, colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”.

Quindi, con la sua calma: “Ecco ragazzi, oggi parliamo delle caratteristiche di Saturno e dei suoi anelli. Osservateli con attenzione, che cosa vedete? Migliaia, milioni di teste scolpite nel bianchissimo marmo. Le teste di tutti gli esseri umani che hanno vissuto sulla Terra”. Guardo indietro e scorgo tutti i miei compagni della terza D. In candido marmo. Nella stessa posizione dei rispettivi banchi! La voce continua: “L’uomo merita di essere ricordato. Tutti gli uomini. Coloro che sono diventati famosi e coloro dei quali nessuno conosce l’esistenza. Tutti hanno contribuito a rendere la nostra cultura una delle più importanti di tutto l’universo. Nessuno ne è escluso. Questo è il motivo per il quale gli anelli di Saturno sono tuttora presenti. Anzi, sono in continua crescita.

Ora raggiungiamo la zona degli anelli dove si trovano coloro che abbiamo conosciuto, nel nostro quartiere, nel periodo della nostra gioventù. Forse possiamo incontrare volti a noi molto cari. E parlare con loro”.
Poco dopo mi accorgo che ci troviamo nella giusta posizione. Il volto tondeggiante ed allegro del macellaio mi viene incontro sorridendo. Il postino magro e minuto, il vigile con lo sguardo truce ed il cuore d’oro. Cerco ancora e finalmente lo vedo. “Ciao pa, come stai?” E non so dire altro. Eppure quante volte mi sono crucciato per non essere mai stato capace di dirgli quanto gli ho voluto bene!

La sua risposta era quella che mi aspettavo. “Sto bene, piccolo! Stai tranquillo, ho sempre saputo ogni cosa. Anche senza le parole, un padre conosce sempre i pensieri dei propri figli. In certi momenti le parole sono inutili. Vai a salutare la mamma”. Già, la mamma. Ero poco più di un bimbo quando ci ha lasciato. Eccola! Che bella! Mi svegliava per andare a scuola, sempre all’ultimo momento agitandomi la spalla. Mi pare di sentirla: “Paolo! Sveglia, è tardi. Dai che devi fare colazione! Sveglia! … Sveglia! Sveglia! Siamo a Roma!”.

Mi sveglio. L’hostess, china su di me, con aria preoccupata, attende che io apra gli occhi. “Signore, siamo atterrati a Roma, in perfetto orario, gli altri passeggeri sono già scesi tutti dall’aereo”.