Nuove strutture su Marte

Il confronto tra immagini di quest’anno e quelle riprese sette anni fa mostra la presenza sulla superficie del Pianeta rosso di gullies con nuovi depositi e recenti crateri da impatto.

C'è acqua su Marte?

C’è acqua su Marte?

Tra le strutture della superficie di Marte tenute d’occhio con più attenzione dagli astronomi che si occupano del Pianeta rosso, figurano senza dubbio quegli strani canaloni – i gullies – sulla cui natura si sono versati e si continuano tuttora a versare fiumi d’inchiostro. Individuati per la prima volta nel 2000, questi canaloni vengono solitamente interpretati come il segno più evidente del flusso d’acqua liquida sulla superficie del pianeta, anche se vi è chi propende per interpretarli come la traccia di scivolamenti verso il basso della sabbia superficiale.

Confrontando immagini recenti acquisite da Mars Global Surveyor con quelle di qualche anno fa, i ricercatori hanno potuto individuare due casi in cui i canaloni appaiono arricchiti di nuovi depositi. Il primo dei due gullies si trova in un cratere dei Centauri Montes, mentre l’altro è in un cratere della Terra Sirenum, due località dell’emisfero meridionale del pianeta.

In entrambi i casi questi nuovi depositi sono lunghi alcune centinaia di metri e sono caratterizzati da un colore chiaro, caratteristica che porta a escludere la loro natura franosa. Osservando le tracce dei rover, i crateri più recenti e i mulinelli di sabbia (dust devil) che spazzano la superficie di Marte, infatti, gli scienziati hanno notato come la sabbia coinvolta in recenti spostamenti sia caratterizzata da toni più scuri.

Per Michael Meyer (responsabile del Mars Exploration Program della NASA) non ci sono dubbi: “Queste osservazioni ci offrono la più decisiva evidenza che sulla superficie di Marte scorre occasionalmente anche ai nostri giorni dell’acqua liquida.” In effetti anche la stessa forma di questi nuovi depositi si adatta perfettamente alle tracce che può lasciare del materiale trascinato da un flusso d’acqua.

Per quanto riguarda il colore chiaro dei depositi si ipotizzano due meccanismi: il primo chiama in causa il congelamento superficiale del flusso liquido, mentre l’altro suggerisce la possibilità che si tratti di una crosta salata. Ma dal confronto con le immagini di qualche anno fa non emergono solo nuovi depositi. Le immagini, infatti, mostrano ben 20 nuovi crateri con diametro da 2 a 148 metri dei quali non v’era traccia circa sette anni fa. Il risultato è certamente importante, ma la statistica diventa ancor più significativa se teniamo conto che le immagini più recenti (scattate nel corso di quest’ultimo anno) coprono solamente il 30 per cento della superficie di Marte.

Peccato che il principale artefice di questi servizi fotografici planetari senza precedenti, l’incredibile Mars Global Surveyor, da oltre un mese non risponda più ai disperati appelli del Centro di controllo. Guardando a questi ultimi risultati, il dispiacere per la sua perdita aumenta ancora di più.

Fonte: http://www.coelum.com

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