La cometa di Natale

Questa, suo padre, proprio non doveva fargliela. Che bisogno c’era di invitare quella li per il cenone di Natale. Natale con i tuoi… dice il proverbio. E lei che c’entra? Poteva starsene a casa!

Addio Ugo. I tuoi racconti continueranno a vivere nei nostri cuori.

… Lei ed il suo peluche spelacchiato che ha portato in regalo.

Ripensa a cinque anni prima, all’ultimo Natale trascorso con sua mamma. La mamma, che improvvisamente se ne andò, in una fredda giornata della primavera seguente. I medici non poterono nulla. E poi la dura ripresa, la certezza di averla sempre al suo fianco, la solida vicinanza di suo padre. La vita che continuava. Gli studi. I traguardi faticosamente raggiunti. Ed ora arriva questa. Si certo, suo padre glielo aveva detto che frequentava questa signora. E lei lo aveva capito, anzi forse lo aveva anche incoraggiato…

La cena si è trascinata senza grande entusiasmo. Molte parole di circostanza, ma niente di più. Ed ora, dopo un triste brindisi, si alza e va alla finestra dicendo: “Scusate, mi hanno detto che c’è una nuova cometa, vorrei vedere se riesco a trovarla. Vado sul terrazzino.”

Esce all’aperto passando per la sua cameretta. Il telescopio, fuori, la sta aspettando. Lunik, il vecchio Shitsu, salta giù dal divano, dove sembrava che dormisse, e la segue. Sono inseparabili. “Vediamo… Aldebaran, a destra, la zona dovrebbe essere questa…niente… qui c’è qualcosa… si, forse è questa… E’ troppo tardi…”. La Luna ormai alta sta schiarendo tutto il cielo.

Prende una sedia, e si accomoda all’oculare. Dall’interno sente suo padre che ride. Da tanto tempo non lo sentiva ridere così. Una strana forma di gelosia si sta impossessando di lei. Chiude la portafinestra. Per evitare la turbolenza dell’aria calda che esce. O forse per non sentire le voci. Vuole stare con se stessa e con il cielo che sua mamma le aveva insegnato ad amare.

Le finestre della piccola città sono illuminate da tante piccole lampade colorate. Rimette l’occhio all’oculare e cerca la Luna. La porta al centro, ed il pensiero va a tanti anni or sono, la prima volta… “La vedi?” le diceva. “Guarda sul terminatore, sul bordo, li vedi i crateri?” Lei non rispondeva, era intenta ad osservare ogni cosa, era affascinata da quello spettacolo. Quella sera non aveva voluto veder altro. E ricorda che le cime più alte, oltre il terminatore, si stavano illuminando creando punti di luce sospesi nel vuoto…

La cometa di Natale

Una lacrima cade, proprio nell’oculare…

Questa è sera di Luna piena. Niente crateri in ombra. Sorridendo, immagina, come sempre, un enorme picciolo piantato su Tycho. Una grossa arancia in un quadro di natura morta… Il freddo, o forse altro, le inumidisce gli occhi. Ma lei non se ne cura. Una lacrima cade. Proprio nell’oculare. E la natura morta, come per incanto, prende vita. E vede in quella immagine in movimento la figura di sua madre. E le sembra di udirne la voce.

“Bimba mia, sei tale e quale a tuo padre. Vorresti tenerlo in gabbia, soltanto per te? Non pensi che voler bene significhi anche, o forse soltanto, desiderare che sia felice? Vedi piccola, la vita è come il cielo che ami tanto, dove ogni corpo percorre la sua strada. Persino la Luna un giorno si staccherà dalla Terra, e fuggirà dalla gabbia che l’ha trattenuta per miliardi di anni. E questa cometa tornerà vicino al Sole soltanto fra decine di migliaia di anni. E anche tu, un giorno non lontano, farai la tua strada.

L’affetto si dimostra senza le gabbie, spianando il più possibile il cammino davanti a chi si ama. Io sono molto felice. Ora più che mai. Sono felice che papà abbia trovato chi riesce a farlo dimenticare. Ha sofferto molto. Lascia che anche lui vada verso un po’ di serenità. E tu stessa potrai dedicare un po’ più di tempo alla tua vita. Ai ragazzi che ti ronzano intorno. Come si chiama quel ragazzo così carino e gentile…?”.

Sorride, pensa a Stefano, le lacrime hanno lasciato il posto a piacevoli sensazioni… Lunik, ai suoi piedi, alza improvvisamente la testa. La porta si è aperta e sente la voce di suo padre. “Allora, l’hai trovata questa cometa?”. “Forse l’ho intravista, ma con questa Luna, non si vede niente”. Si vedrà meglio dopo l’Epifania.

“Peccato, a lei avrebbe fatto molto piacere osservarla…”. Cambia rapidamente oculare. “Siediti” le dice. Ti faccio vedere Saturno, è lassù, sotto i Gemelli, è bellissimo!” E dopo Saturno le Pleiadi, la Luna, e tante altre cose. Parlano a bassa voce, ininterrottamente, per quasi un’ora. Poi rientrano. Suo padre è davanti al televisore con aria insonnolita.

“Ti accompagno a casa” dice alzandosi. “Portati le chiavi” gli raccomanda, “io vado a letto”. E con un ampio sorriso si rivolge alla “signora”: ” Mi raccomando, ti aspetto dopo la Befana, e grazie dell’orsacchiotto. Bellissimo!”. Poco dopo si infila sotto alle coperte e spegne la luce.

Ma gli occhi sono aperti. E pensa al modo migliore per attrarre Stefano nella gabbia che si è appena liberata.

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