Semaforo verde per E-ELT

L’ESO ha dato via libera perchè si proceda allo studio dettagliato dell’European Extremely Large Telescope, il telescopio che rivoluzionerà le osservazioni dal suolo.

E-ELT

Per il momento è solo un sogno, ma tra una decina d’anni – stando ai progetti dell’ESO – dovrebbe diventare realtà. E che realtà! Stiamo parlando del gigantesco E-ELT (una sigla che sta per European Extremely Large Telescope), uno strumento dotato di uno specchio principale di 42 metri e il cui secondario misurerà 6 metri di diametro. Bastano già questi due numeri per dare immediatamente l’idea delle potenzialità che tale strumento potrà offrire agli astronomi.

Uno strumento di nuovissima concezione non solo per le dimensioni, ma soprattutto per la tecnologia ottica che impiegherà. Il telescopio, infatti, integrerà direttamente nelle sue ottiche le componenti adattive. Si tratta del cosiddetto Post-focal Adaptive Optics, il rivoluzionario sistema composto da due specchi al quale spetterà di correggere le distorsioni indotte dall’atmosfera. Il primo specchio (di 2,5 metri) sarà dotato di oltre 5000 attuatori in grado di modificarne la forma un migliaio di volte al secondo, mentre il secondo (di 2,7 metri) permetterà di apportare all’immagine le correzioni finali.

Questo sistema di ottiche adattive e l’incredibile capacità di raccolta della luce renderanno E-ELT cento volte più sensibile di quelli che attualmente sono i mostri sacri dei telescopi, vale a dire i due Keck da 10 m e i quattro telescopi da 8,2 metri che compongono il Very Large Telescope.

Questo progetto, fatti tutti i conti, dovrebbe costare intorno agli 800 milioni di euro, diventa dunque indispensabile sondare tutte le possibili difficoltà che potrebbero ostacolarne il perfetto funzionamento. E’ proprio per questo motivo che nei giorni scorsi l’ESO ha dato disco verde – e un budget di 57 milioni di euro – per lo studio dettagliato del progetto in modo che si possa iniziare la costruzione del telescopio gigante entro tre anni.

“Non si può costruire un telescopio di queste dimensioni – sottolinea Catherine Cesarsky, direttore generale dell’ESO – senza un completo ripensamento delle modalità con cui si costruiscono i telescopi. Al termine di questi tre anni di studio conosceremo nei dettagli ciò che si dovrà fare e quanto ci costerà farlo e potremo così iniziare la costruzione. La speranza è che tutto sia pronto per il 2017.”

Come non condividere l’entusiasmo con cui gli astronomi hanno accolto il progetto? Un entusiamo che contagia anche i non addetti ai lavori. Già da quel poco che è trapelato, infatti, appare evidente che siamo i fortunati testimoni degli inizi di un’era rivoluzionaria per l’osservazione ottica e infrarossa.

Fonte: http://www.coelum.com