Chico

Venne in associazione nell’autunno dell’anno scorso. Il colore della sua pelle e le marcate caratteristiche del volto, non lasciavano dubbi. Chico, questo era il suo nome, era certamente sudamericano…

Addio Ugo. I tuoi racconti continueranno a vivere nei nostri cuori.

Chico

Chico

Venne in associazione nell’autunno dell’anno scorso. Il colore della sua pelle e le marcate caratteristiche del volto, non lasciavano dubbi. Chico, questo era il suo nome, era certamente sudamericano, e, poiché nei suoi lineamenti non si intravedeva minimamente alcuna influenza di antichi colonizzatori europei, probabilmente era originario delle Ande.

La sua statura, notevolmente inferiore alla media, non gli creava alcun problema nel rapporto con tutti noi. In poco tempo era diventato la nostra mascotte, tutti scherzavamo con lui, con l’atteggiamento bonario degli “anziani” che si prendono gioco di un nuovo arrivato. Il sorriso sempre pronto, i piccoli occhi neri che mostravano continua curiosità per tutto ciò che lo circondava e l’elevata capacità di apprendere lo resero in poco tempo un astrofilo modello.

Alla domanda: “Hei Chico, ma da dove vieni?”, con l’indice teso rispondeva: “Da molto lontano” mentre il sorriso gli illuminava il volto.
A poco a poco tutti imparammo che non ci avrebbe mai confessato il nome del paese di provenienza. Alle conferenze che si tengono settimanalmente nella sede dell’associazione, era sempre presente, seduto in prima fila, che ascoltava con attenzione i discorsi dei relatori.

Era morbosamente attratto da tutto ciò che riguarda le costellazioni, la figura rappresentata, le leggende dei vari personaggi, i nomi delle stelle e tutto ciò che la storia ha regalato all’astronomia. Ricordava perfettamente ogni cosa, era in grado di ripetere una intera lezione senza fatica alcuna. Il sistema solare lo incuriosiva notevolmente, le lunghe e noiose relazioni ricche di dati che riguardano tutto ciò che orbita attorno alla nostra stella, erano seguite in silenzio, e, al termine, una raffica di domande, perfettamente pertinenti, restituivano il sorriso al “grande” Chico.

Era grande, certo.Nelle serate dedicate all’osservazione del cielo, si impadroniva dello strumento maggiore con il quale puntava, con facilità, i più strampalati oggetti del cielo profondo, che ci mostrava con orgoglio.“E questo come si chiama?” ci chiedeva con un candido sorriso. Una domanda che avrebbe messo in crisi uno scienziato ma, ai nostri “forse… potrebbe essere… credo…”, prendeva in mano l’atlante ed in poco tempo, ci indicava sulla pagina l’oggetto puntato.

Le lezioni di cosmologia lo divertivano molto.Il big-bang, i primi tre minuti, l’espansione dell’universo, le singolarità, le stringhe, l’orizzonte degli eventi ecc…Forse non ne comprendeva l’importanza. Spesso faceva domande sciocche che rivelavano una cattiva conoscenza delle ultime teorie sulla nascita dell’universo. Alcuni di noi sarebbero pronti a giurare che, durante queste lezioni, Chico, con la mano contro la bocca, tratteneva a stento qualche sonora risata. Certo, si pensava, per capire queste cose è necessario avere la mente libera da pregiudizi.

Nelle fredde serate invernali, si copriva in modo esagerato, e, nonostante i suoi “quasi 50 chili” sembrava una botticella semovente, che correva a destra e a sinistra, armeggiando con gli strumenti. Passò l’inverno, la primavera, e finalmente arrivò l’estate. Chico era ormai una istituzione, era impensabile l’associazione senza di lui, purtroppo però, alla fine di luglio, la notizia raggiunse tutti noi: “Doveva tornare a casa”. Era inutile chiedere il motivo, il misterioso Chico concludeva così la sua permanenza tra noi.

Nonostante non ne avesse mai parlato, il cielo delle Ande è decisamente più bello e pulito del nostro. Alcuni lo invidiavano, altri non si davano pace per la perdita di un grande amico, tutti chiedevano un indirizzo a cui scrivere. All’ultimo incontro, ci abbracciò tutti con un sorriso stampato sulle labbra mentre gli occhi lucidi non riuscivano a nascondere i suoi sentimenti. Si accomiatò dicendo:”Mi farò vivo io”.

Due giorni dopo, il 5 agosto, ricevemmo una e-mail: ”Ciao a tutti e grazie ancorabacioni Chico. P.S. Quando, l’undici di agosto, andrete ad osservare le stelle cadenti, alle ore 23,45 fotografate Alpha Persei con cinque minuti di posa…”.

La parete della sede è ora abbellita da una grande foto su cui risalta, accanto ad una stella luminosa, una brillante nebulosa circolare formata da tre anelli concentrici colorati: azzurro all’esterno, rosso in posizione intermedia, ed il bianco al centro: i tre colori che formano il logo dell’associazione.

Una luminosa meteora caduta al centro del radiante? Oppure un oggetto che si sta allontanando dalla Terra? Nell’angolo in basso a destra della foto, qualcuno ha scritto: Addio Chico.

di Ugo Ercolani – Pubblicato su Coelum N° 51 Aprile 2002