Nuove meraviglie da Mira

Individuata per la prima volta dagli astronomi la presenza di un possibile disco protoplanetario nei paraggi di una stella morente

Mira

Mira e Mira B

Omicron Ceti, una stella distante 350 anni luce nella costellazione della Balena, è un astro storico. Quando David Fabricius scoprì – 400 anni or sono – che la sua variazione di luminosità la rendeva visibile a occhio nudo per circa un mese e poi la faceva scomparire per circa 10 mesi le attribuì il nome di Mira, stella meravigliosa, stella magnifica, astro miracoloso.

Mira, però non è un astro solitario. Ha infatti una compagna, Mira B, che le orbita intorno con un periodo di un migliaio di anni. Questa compagna, grande quanto la metà del nostro Sole, accumula intorno a sè parte del materiale che Mira A – giunta ormai agli stadi conclusivi della sua esistenza – espelle nello spazio circostante. E non si tratta proprio di bruscolini, dato che Omicron Ceti in sette anni si libera di una quantità di materiale pari alla massa della Terra.

Al recente Meeting dell’American Astronomical Society tenutosi a Seattle, un team di astronomi ha annunciato la scoperta che circa l’uno per cento di tutto il materiale espulso da Mira A forma intorno alla stella compagna un disco in cui si potrebbero in futuro innescare i meccanismi di formazione planetaria. La scoperta è stata possibile grazie alle osservazioni nell’infrarosso compiute alle Hawaii e in Cile con i telescopi Keck I e Gemini South applicando una particolare tecnica ad elevato contrasto in grado di evidenziare dettagli finora irraggiungibili.

Le osservazioni hanno permesso di constatare come vi sia una doppia sorgente di calore, una corrispondente a Mira B e la seconda posta a una distanza dalla stella pari all’orbita di Saturno.
Secondo i ricercatori, all’origine dell’emissione termica di questa regione vi sarebbe l’intenso calore proveniente da Mira A. Studiando i modelli teorici ipotizzati per descrivere come avvenga la cattura del materiale espulso da Mira A, infatti, gli astronomi sono stati in grado di mostrare come la seconda fonte di radiazione termica non sia un grumo di materiale caldo espulso da Mira A, bensì sia riconducibile alla regione più esterna di un disco che circonda Mira B e che viene riscaldato dalla radiazione della compagna gigante.

Tra circa un milione di anni Mira A avrà esaurito la sua attuale fase di gigante e si avvierà verso lo stadio evolutivo finale di nana bianca. Cosa ne sarà allora del disco intorno a Mira B? Apparentemente sembra una domanda banale, ma non è escluso che quel disco possa riservare una gradita sorpresa: nulla, infatti, impedisce che in quel materiale che lo compone si possano attivare i meccanismi di aggregazione che portano alla formazione di oggetti planetari.

Insomma, vi è la concreta possibilità che dalla morte di una stella nasca qualcosa di nuovo. Un’ipotesi elettrizzante, ma che allarga ancor di più il campo già ampio dei cacciatori di pianeti extrasolari.

Fonte: http://www.coelum.com