Piovuto dal cielo

La Luna sarebbe sorta molto più tardi, il cielo nero mostrava la maestosità della Galassia. L’orizzonte sud, indicava, con un leggero chiarore, la direzione della città. I due ragazzi armeggiavano con mani esperte, attorno al telescopio…

Addio Ugo. I tuoi racconti continueranno a vivere nei nostri cuori.

Piovuto dal cielo

Piovuto dal cielo

Si trovavano in un’ampia radura erbosa, circondata da boschi di castagni, che coprivano di vegetazione le pendici della collina. Improvvisamente un lampo enorme illuminò ogni cosa. La scia di un bolide attraversò il cielo e si infilò, in silenzio, nel bosco. I due ragazzi stavano osservando il punto di caduta quando una esplosione assordante provenne dal bosco e, subito dopo, un forte sibilo percorse al contrario la scia lasciata in cielo dall’oggetto caduto.

E si trovarono, ambedue, nuovamente ad osservare la macchia nera formata a nord-est dagli alberi che circondavano la radura, il punto di provenienza del bolide. Per un attimo, poi si guardarono negli occhi…

– Qual è la velocità del suono? –
– Non ricordo di preciso, ma mi pare sui 300 metri al secondo, o forse qualcosa di più, 330 credo… –
– E’ caduto a meno di un chilometro da noi, tra lampo e botto sono passati si e no tre secondi –
– Prendi la pila bianca che andiamo –
– Ma dove! Non farmi ridere, vuoi trovare qualcosa con questo buio?-
– Laggiù qualcosa è successo, forse potremmo trovare subito indicazioni che domani non saranno più disponibili. Ci sarà qualche odore di bruciato, qualcosa che ci possa permettere di trovare il meteorite. –
– Senti, domani, con calma, faremo un’ispezione. Adesso è soltanto tempo perso.-
– Fai come vuoi, io vado! Questo bosco lo conosco come le mie tasche. Vengo spesso a cercare funghi! Quel sentiero ci porterà molto vicino alla zona dell’impatto. Forse ci sarà un cratere enorme! Ho un amico che ha un trattore, se non riusciamo a portarlo su, torniamo domani –
– Si, verremo con la scavatrice…-

E s’incamminarono. Uno zaino pendeva dalle spalle di uno di loro – potrebbe servire…- Decisero di non usare le pile per l’avvicinamento. Un po’ di buona luce sarebbe stata necessaria in seguito per la ricerca del meteorite. Anche la notte più buia è abbastanza luminosa per scorgere la traccia del sentiero da seguire.

La bianca striscia di terra, battuta da anni di calpestio, sembrava un lungo serpente che si incuneava nel bosco. E soltanto in questo momento si accorsero della capacità dell’occhio umano. Nonostante il cielo nero, si riusciva con tranquillità a percorrere il sentiero. Certo non si poteva correre, ma con una andatura “prudente” percorsero circa un chilometro nella direzione giusta. Si sedettero su una catasta di legna appena tagliata, pensando al da farsi. La sicurezza dei primi momenti lasciava il posto a grandi indecisioni.

La maglietta bianca del più intraprendente venne appesa ad un ramo tronco di un grande castagno. Indicava il posto di appuntamento. Si decise di cominciare con intervalli di 15 minuti. La direzione nord-sud del pendio indicava chiaramente il ponente verso l’alto e l’est a valle. Si divisero il campo di ricerca, sopra o sotto il punto di ritrovo indicato dall’indumento.

L’ultimo quarto di Luna, appena sorto, illuminava la maglietta rendendola visibile nel bosco che aveva improvvisamente acquistato un aspetto sinistro. Le macchie di luce rendevano le parti in ombra completamente nere. L’urlo, ad intervalli regolari, di un uccello notturno aumentava la sensazione di disagio. Le ricerche andavano avanti con difficoltà. Per ampliare il campo di ricerca decisero di potare l’intervallo a 30 minuti tra un incontro e l’altro. Il bosco, ceduo, molto spesso impediva i loro spostamenti.

E si arrivò così al far del giorno, senza alcun indizio dell’impatto avvenuto. Stanchi ed affamati, decisero di tornare a casa, per continuare le ricerche nel primo pomeriggio. Ripresero la maglietta e s’incamminarono verso la radura. La risalita consumò le poche forze loro rimaste. La fresca brezza del mattino ricordò al ragazzo che la maglietta era nello zaino. E la indossò. L’amico lo osservava con aria pensierosa. E, d’un tratto corse verso il telescopio e smontò la macchina fotografica.

E s’incamminò dicendo: – Vieni con me, torniamo giù -. Insensibile alle lamentele del compagno, si diresse verso il bosco, da dove erano appena usciti. Percorsero il sentiero correndo. In pochissimo tempo giunsero al posto di ritrovo. Erano trafelati. L’amico disse – Io vedo il meteorite -.
– Ti capisco, ma non ti preoccupare poi passa, è naturale nelle tue condizioni avere le visioni ! –
– Non sto scherzando. E’ qui davanti a noi. – e poi – Togliti la maglia . –

Rinunciando a capire e a ribellarsi cominciò a sfilarsi la maglietta, porgendola con stizza all’amico. Si fermò improvvisamente. Una grossa macchia anneriva parte del colletto. Annusò: cotone bruciato! -Vorresti dire che…- Non disse altro. Il sole che filtrava tra i rami, illuminava il castagno ed il piccolo ramo tronco, stranamente scuro, al quale aveva appeso la maglia. L’amico continuava senza sosta a scattare fotografie.

Successive analisi dimostrarono che il “piccolo ramo” altro non era che quel che restava di un grosso cilindro di acciaio, proveniente da uno dei tanti vettori per satelliti artificiali che ci ruotano sopra la testa su orbite polari.

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2 Commenti

  1. Ciao Stefano, spero vada meglio.
    E’ difficile perdere il proprio amico-mentore.
    Nella tua vita incontrerai altre persone speciali come Ugo.
    Il sito è eccellente e oltre ai suoi bei racconti ci sono molte informazioni interessanti.
    … altro che “oroscopi”… ma quella era una battuta che oramai non ricorderai più.
    Complimenti per il tuo ottimo lavoro e buona stella per il futuro.

  2. Ti ringrazio Romy.
    La perdita di Ugo ha toccato molto il panorama astrofilo italiano. Era una persona che si è fatta benvolere da tutti, e lo dimostra il fatto che molte persone, me compreso, si sono offerte per far si che i suoi lavori rimangano a disposizione di tutti.