Strane origini

Osservazioni compiute con lo spettrografo infrarosso al Gemini Observatory hanno permesso di individuare in alcune stelle una anomala abbondanza di Ossigeno 18 che suggerisce quale possa essere la loro origine.

Strane origini

Strane origini

E’ da un bel po’ di anni che gli astronomi sono alle prese con il grosso problema di trovare un’origine plausibile per le stelle come R Coronae Borealis (RCB). Questa stella, oltre che per la sua variabilità nota anche agli astrofili, è infatti caratterizzata da un’incredibile carenza di Idrogeno.

Ricordando che nella maggioranza delle stelle questo elemento costituisce circa il 90% del materiale che le compone, è evidente come il problema non sia di poco conto. Identica situazione si presenta anche in altre stelle, che non condividono la variabilità delle RCB, ma che proprio per la loro composizione vengono chiamate “hydrogen-deficient stars” (HdC). Come se ciò non bastasse, recenti osservazioni effettuate con lo spettrografo infrarosso del Gemini South Telescope (GNIRS – Gemini NEAR-Infrared Spectrograph) hanno gettato nuova luce sulle stranezze nella composizione di queste stelle. Un team di ricercatori, infatti, ha annunciato la scoperta di un’incredibile abbondanza di Ossigeno-18, presente in quantità migliaia di volte superiore rispetto a quanto non se ne trovi in stelle come il nostro Sole.

Già dagli anni ’80 sono stati proposti un paio di modelli teorici per spiegare l’origine di questi astri: un primo scenario prevede la fusione in un unico oggetto stellare di due nane bianche, mentre il secondo considera queste stelle come uno stadio intermedio nella trasformazione di una stella in nana bianca, stadio caratterizzato dalla improvvisa accensione di reazioni superficiali. Decidere quale dei due possa essere quello corretto, però, è davvero un’impresa ardua.

E’ vero, infatti, che il team autore della scoperta al Gemini Telescope, simulando quali reazioni nucleari potrebbero innescarsi nel corso della fusione di due nane bianche, ha notato come in una simile situazione si raggiungano le condizioni ideali per la produzione di grandi quantità di Ossigeno-18, ma è altrettanto vero che alcune tra queste stelle (ad esempio V605 Aquilae e il cosiddetto Oggetto di Sakurai) hanno mostrato una fase di accensione improvvisa più compatibile con il secondo scenario.

Quale che sia il meccanismo che origina queste stelle carenti di Idrogeno e ricche di esotici isotopi di Ossigeno, comunque, non sembra certo un evento frequente. Una conferma in tal senso ci potrebbe venire dall’esiguo numero di stelle di questo tipo (solo 55) individuate finora nella nostra galassia.

A meno che non si tratti di una fase evolutiva talmente rapida che scoprirla mentre si svolge non sia proprio un evento incredibilmente fortunato.

Fonte: http://www.coelum.com

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