Bracci fantasma

Probabilmente risolto il mistero degli anomali bracci di spirale della galassia M 106 che dagli anni ’60 assillava gli astrofisici.

M106 ai raggi X

M 106 ai raggi X

Hanno dovuto calare quattro assi, ma alla fine sembra proprio che Yuxuan Yang (University of Maryland) e i suoi collaboratori siano riusciti a spuntarla nei confronti di M 106. E’ dagli anni Sessanta, infatti, che questa galassia, nota anche come NGC 4258 e posta a 23,5 milioni di anni luce di distanza in direzione della costellazione dei Canes Venatici, suscita la curiosità degli astronomi.

All’origine di tale interesse vi è la misteriosa doppia faccia con cui questa galassia può presentarsi alla nostra osservazione. Nelle immagini in luce visibile, infatti, mostra due grandi bracci di spirale che si dipartono dal nucleo, due strutture rese evidenti dalla presenza di stelle giovani e molto brillanti. Se, però, osserviamo M 106 nel dominio radio o in quello X, ecco che in mezzo a quei bracci ne appaiono altri due, molto più evidenti dei precedenti, che sembrano composti principalmente di gas.

Una prima teoria aveva suggerito che si potesse trattare di due getti di materia espulsi con violenza dal buco nero supermassiccio annidato nel nucleo della galassia, ma osservazioni radio compiute sia con il Very Long Baseline Array che con il Very Large Array hanno dimostrato che non era così. I dati radio, infatti, indicavano la presenza di altri due getti uscenti dal nucleo e ipotizzare la presenza di quattro getti era davvero troppo anche per un nucleo galattico attivo.

Nel 2001 Yang, Andrew Wilson (University of Maryland) e Gerald Cecil (University of North Carolina) avevano dunque proposto un modello alternativo. Studiando l’orientamento dei getti rispetto al disco galattico, gli astrofisici si erano convinti che la soluzione del mistero fosse proprio nella interazione tra il materiale espulso dal nucleo e quello che compone il disco. Secondo il loro modello, quei getti riscaldavano il gas incontrato lungo il cammino e originavano in tal modo una sorta di bozzolo in espansione. L’interazione di quell’inviluppo con il disco galattico innescava un’onda d’urto che riscaldava il materiale del disco fino a temperature di milioni di gradi, giustificando dunque l’emissione di radiazione X osservata.

Per avere la conferma di aver visto giusto, Yang e Wilson – coadiuvati questa volta da Bo Li e Christopher Reynolds, anch’essi dell’Università del Maryland – hanno consultato sia gli archivi del telescopio spaziale XMM-Newton che le immagini più dettagliate del Chandra X-ray Observatory. E hanno ottenuto la risposta sperata. L’analisi dell’assorbimento dell’emissione X, infatti, era perfettamente in linea con lo scenario proposto sei anni fa e le osservazioni dell’emissione di quei bracci fantasma si adattavano all’evoluzione prevista dal modello. Un’ulteriore conferma, infine, i ricercatori l’hanno avuta consultando immagini d’archivio sia del telescopio spaziale Hubble che dello Spitzer Space Telescope.

I risultati verranno pubblicati sul numero del 10 maggio di Astronomical Journal.

Fonte: Coelum

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1 Commento

  1. …e se fosse uno specchio dei bracci proiettato all’infrarosso nello spazio contenente polveri cosmiche ghiacciate? ovvero il contrario della materia proiettata e ipoteticamente scaldata?, si avrebbe giustificata la posizione dell’anomalia….è solo una ipotesi.