Una Dark Galaxy nella Vergine

Un team internazionale di astronomi porta le prove che una misteriosa radiosorgente scoperta nella Vergine possa davvero essere una galassia interamente costituita di materia oscura.

Dark Galaxy

Qualche anno fa, effettuando osservazioni radio a 21 centimetri nell’ammasso di galassie della Vergine con il radiotelescopio di Jodrell Bank, Robert Minchin (Arecibo Observatory) e i sui collaboratori individuarono una strana radiosorgente posta a 50 milioni di anni luce dalla Terra che battezzarono VIRGOHI 21. La stranezza principale era che in quello stesso punto del cielo non si riusciva a individuare proprio nulla di visibile, men che meno la sorgente gravitazionale necessaria a spiegare la dispersione del segnale radio di VIRGOHI 21. Per questo motivo i ricercatori suggerirono potesse trattarsi di una galassia composta di materia oscura.

Per togliere di mezzo ogni dubbio residuo, lo stesso team di astronomi decise così di intraprendere una analisi più approfondita della radiosorgente utilizzando il WSRT (Westerbork Syntesis Radio Telescope), il radiotelescopio di sintesi composto da 14 paraboloidi di 25 metri di diametro ciascuno, e accompagnando l’indagine anche con la dettagliata analisi ottica resa possibile dal telescopio spaziale Hubble. I risultati della ricerca sono stati accettati per la pubblicazione su Astrophysical Journal.

Secondo Minchin e i suoi collaboratori, VIRGOHI 21 è senza dubbio coinvolta in una interazione gravitazionale con NGC 4254, una luminosa galassia caratterizzata dalla presenza di un unico braccio, ma che non presenta nelle sue vicinanze nessuna galassia sufficientemente massiccia cui imputare quella sua curiosa asimmetria. Le simulazioni numeriche effettuate ben si accordano con lo scenario che vedrebbe un incontro ravvicinato tra NGC 4254 e VIRGOHI 21 circa 100 milioni di anni fa.

Le stesse simulazioni, però, suggeriscono anche che per l’oggetto responsabile della deformazione di NGC 4254 si debba ipotizzare una massa di almeno 100 miliardi di masse solari. Questo significa che se il candidato fosse composto di materia ordinaria non potrebbe certo sfuggire all’occhio acuto di Hubble. Le osservazioni con il telescopio spaziale, invece, non hanno permesso di individuare neppure una piccola stellina.

A quanto pare, dunque, l’intuizione iniziale di Minchin e dei suoi collaboratori sembra possa essere quella corretta. VIRGOHI 21, perciò, sarebbe una galassia composta interamente di materia oscura e idrogeno neutro, probabilmente rimasta immutata fin dalla sua formazione nella notte dei tempi. E probabilmente simile a molte altre che finora sono riuscite a sfuggire alla nostra osservazione.

Fonte: Coelum