Il sodio di Io

Pubblicate su Nature nuove immagini in cui, grazie alla innovativa tecnica fotografica impiegata, è possibile scorgere la fonte degli atomi di sodio che il satellite di Giove libera nello spazio.

Il sodio di Io

La scoperta che dalle parti di Giove vi sia una gigantesca nube di atomi di sodio risale agli anni novanta e fin dall’inizio è sempre stato abbastanza chiaro che all’origine di quella struttura c’era lo zampino del satellite Io con la sua frenetica attività vulcanica. Nonostante questa certezza, comunque, non si era ancora riusciti a fotografare direttamente la fonte di quel flusso di sodio. Su uno degli ultimi numeri di Nature, però, sono state pubblicate alcune immagini che testimoniano come finalmente gli astronomi siano riusciti nell’impresa.

Autori delle immagini sono Michael Mendillo (Boston University) e il suo team, che hanno sviluppato proprio per questa finalità un particolare metodo fotografico. La loro tecnica, definita HDI (high-definition imaging), risolve le difficoltà connesse alle lunghe riprese necessarie per catturare il debole segnale emesso dagli atomi di sodio acquisendo immagini con esposizioni molto brevi e poi combinandole tra loro. In questo modo i ricercatori riescono a evitare il fastidioso effetto-mosso causato dalla turbolenza atmosferica e a ottenere riprese particolarmente nitide. La difficoltà maggiore, ovviamente, è stata quella di intervenire sulle riprese ottenute e se pensiamo che a disposizione dei ricercatori vi erano 62.500 immagini possiamo avere un’idea dell’arduo lavoro necessario alla loro elaborazione.

Nelle immagini pubblicate su Nature è possibile individuare due distinte sorgenti degli atomi di sodio in fuga da Io. La prima è la regione in cui il satellite si scontra con il flusso di elettroni appartenenti al cosiddetto “toro di plasma”, una sorta di ciambella che circonda Giove e che è composta da particelle cariche intrappolate dal campo magnetico del pianeta. La velocità con cui questa struttura ruota attorno a Giove è più rapida del moto orbitale di Io e questo comporta che il satellite venga continuamente flagellato da quel flusso di plasma. Una seconda e distinta fonte degli atomi di sodio si trova invece nella scia del flusso di plasma e alla sua origine vi sarebbero fenomeni chimici riconducibili all’attività vulcanica della piccola luna. I ricercatori, infatti, hanno notato che i cambiamenti individuati nella nube di sodio avvengono con gli stessi ritmi dell’attività vulcanica di Io.

Queste nuove immagini, però, non sono valide solo dal punto di vista estetico. Le informazioni che forniscono riguardo alla scala spaziale e all’intensità delle emissioni di sodio, infatti, saranno molto utili per verificare la correttezza dei modelli teorici che intendono spiegare la storia di quei gas in fuga da Io e la loro diffusione in una così ampia regione intorno a Giove.

Fonte: Coelum