Frenetici divoratori

Scoperto un possibile meccanismo che alimenta il motore di alcuni quasar: il buco nero che li accende si sta abbuffando con il gas di una galassia in collisione.

Rappresentazione di un buco nero

I modelli che oggi gli astronomi considerano i più attendibili per giustificare la smisurata energia diffusa dai quasar prevedono che nel cuore di gigantesche galassie si annidi un massiccio buco nero che attira materiale in gran quantità. E’ quel materiale che, accelerato sempre più nel suo moto a spirale verso il buco nero e riscaldato a temperature spaventosamente elevate, emette l’incredibile quantità di radiazione che caratterizza i quasar.

Ma da dove proviene la materia che alimenta il buco nero? Questa domanda, apparentemente banale, è stata il punto di partenza di un approfondito studio – pubblicato all’inizio di agosto su Astrophysical Journal Letters – che Hai Fu e Alan Stockton (Institute for AstronomyUniversity of Hawaii) hanno condotto impiegando sia i potenti telescopi hawaiani che il telescopio spaziale Hubble. Per scoprire la provenienza del gas i due astronomi hanno preso di mira 12 quasar a basso red-shift acquisendone gli spettri e, con loro sorpresa, quegli spettri hanno indicato che il gas era composto quasi esclusivamente da idrogeno ed elio. Il materiale che stava spiraleggiando verso il buco nero, dunque, non mostrava alcuna traccia degli elementi “inquinanti” di origine stellare (per esempio carbonio e ossigeno) che normalmente sono così abbondanti nella composizione delle galassie che ospitano quei giganteschi buchi neri.

Stando così le cose, i due astronomi hanno logicamente dedotto che il gas non può certo essere quello della galassia in cui alberga il buco nero, ma deve necessariamente provenire dall’esterno. Tale anomala composizione, dunque, potrebbe essere il segno che quella galassia sta inglobando una galassia più piccola e il buco nero, ovviamente, approfitta senza ritegno di quell’insperata disponibilità di combustibile.

Osservando, inoltre, i caotici movimenti che presentano gli agglomerati di idrogeno ed elio quasi puri nei dintorni dei quasar, i ricercatori si sono fatti anche una seconda idea su quanto succede. Tutto lascerebbe pensare, cioè, che quei buchi neri non si limitino unicamente a risucchiare materia, ma si diano anche alacremente da fare per espellerne enormi quantità, scagliandole con violentissime esplosioni fino a migliaia di anni luce di distanza.

Non c’è proprio limite all’ingorda frenesia dei buchi neri.

Fonte: Coelum