Le sorprese della pulsar del Granchio

Uno studio accurato degli impulsi radio provenienti dalla pulsar della Nebulosa del Granchio mostra che questi segnali sono molto più complessi di quanto si riteneva finora.

Le sorprese della pulsar del Granchio

Per cercare di svelare i dettagli dell’emissione radio della pulsar del Granchio, forse la più famosa di tutte, Jean A. Eileck e Tim H. Hankins, ricercatori del New Mexico Tech, hanno impiegato due tra i sistemi attualmente più potenti a disposizione degli astronomi: la parabola di Arecibo e le antenne del Very Large Array.

La nebulosa del Granchio e quel piccolo massiccio oggetto rotante nel suo cuore sono il regalo lasciatoci dall’esplosione di supernova che nel 1054 ha meravigliato gli osservatori di tutto il mondo. Registrata dai cinesi, dagli arabi e dagli europei, quella nuova stella incredibilmente brillante che aveva fatto la sua apparizione in cielo doveva essere qualcosa di veramente straordinario, uno spettacolo che, probabilmente, venne in parte nascosto nei suoi momenti migliori dalla congiunzione con il Sole.

Le intenzioni di Eileck e Hankins erano quelle di svelare i dettagli più minuti dello spettro radio del doppio segnale della pulsar del Granchio. L’emissione della stella di neutroni rotante che si annida nel cuore dei filamenti gassosi di quel residuo di supernova, infatti, è caratterizzata da un doppio impulso, uno chiamato impulso principale (main pulse) e l’altro, sfasato di circa 160 gradi, detto impulso intermedio (interpulse).

In teoria questi segnali dovrebbero essere originati da processi di emissione molto simili, ma con grande sorpresa dei ricercatori è emerso che alle alte frequenze i due segnali sono completamente differenti l’uno dall’altro. Differente è il grado di polarizzazione, differenti sono le durate (l’interpulse si mantiene più a lungo) e differente è pure la dispersione dei due segnali.

Insomma, a certe frequenze sembra proprio di essere in presenza di due differenti fenomeni fisici e non – come suggeriscono i modelli – di due manifestazioni del medesimo fenomeno. Il sospetto di Eileck e Hankins, dunque, è che alle alte frequenze l’interpulse non segua affatto il modello standard che chiama in causa gli intensi fenomeni di riconnessione nella magnetosfera della pulsar. Potrebbe anche trattarsi della traccia di un meccanismo fisico che agisce al di sotto della magnetosfera, ma per stabilirlo bisogna affinare ulteriormente le indagini.

Oltre a dover invocare un’origine misteriosa, poi, per il momento non si è neppure in grado di stabilire se il comportamento della pulsar del Granchio è qualcosa di unico oppure si manifesti anche in altre stelle di neutroni. L’unico modo per saperlo è estendere le stesse indagini anche altrove.

Quale sarà la prossima pulsar a sorprendere i ricercatori?

Fonte: Coelum