Gusci di stelle intorno a un quasar

Nuove immagini del telescopio spaziale Hubble rivelano la natura nascosta di una galassia ellittica fino ad ora ritenuta molto tranquilla.

Gusci di stelle intorno a un quasar

Mai dire di conoscere a fondo una galassia e, soprattutto, mai fidarsi delle apparenze. Non è escluso che possano essere stati questi i pensieri di Gabriela Canalizo, astrofisica dell’Università della California, quando ha osservato le nuove immagini della galassia MC2 1635 119 acquisite dalla Advanced Camera for Surveys del telescopio spaziale Hubble.

Precedenti immagini della galassia riprese dai telescopi al suolo avevano mostrato il tranquillo scenario di una galassia ellittica distante 2 miliardi di anni luce composta da una vecchia popolazione di stelle. Un quadro quasi idilliaco, con l’unico $neo$ di una certa turbolenza della sua regione centrale, un quasar alimentato dall’intensa attività del buco nero nascosto al suo interno.

Dalle nuove immagini, invece, si scopre tutt’intorno alla galassia la presenza di almeno cinque gusci concentrici, tanto che sembra quasi di avere sotto gli occhi gli anelli lasciati da un sasso gettato in uno stagno. I gusci sono facilmente individuabili per la presenza al loro interno di un gran numero di stelle e il più esterno di essi dista circa 40 mila anni luce dal centro.

Secondo lo studio pubblicato in questi giorni su Astrophysical Journal e che ha come primo autore Gabriela Canalizo, sia la formazione dei gusci stellari sia l’attività del quasar sarebbero da imputare all’interazione tra due galassie. L’origine di quei gusci, almeno stando alle simulazioni numeriche effettuate dai ricercatori, sarebbe da collocare circa 1,7 miliardi di anni fa, allorchè quella galassia si è fusa con un altro sistema stellare.

Difficile per il momento indicare se si è trattato di uno scontro tra due galassie di identica stazza oppure se una galassia più piccola è stata inglobata da una di maggiori dimensioni. Una risposta in tal senso ci potrà venire solamente da osservazioni spettroscopiche ad alta risoluzione in grado di indicarci le caratteristiche delle popolazioni stellari originarie.

L’aspetto forse più importante, però, è che potremmo avere tra le mani la prova che ci permette di collegare l’accensione dei quasar con gli episodi di fusione tra galassie, uno scenario più volte invocato dagli astrofisici, ma che mai si era riusciti a osservare. Secondo i ricercatori, poi, MC2 1635 119 non sarebbe affatto un caso isolato. Nel mirino degli strumenti di Hubble, infatti, c’erano anche altre quattro galassie, anch’esse distanti due miliardi di anni luce e note agli astronomi per la presenza al loro interno di quasar. Ebbene, tutte quante hanno mostrato evidenti tracce di incontri galattici.

Ora Canalizo e il suo team stanno utilizzando Hubble per studiare altre 14 galassie con quasar e presto sapremo se la strada da loro indicata è davvero quella corretta.

Fonte: Coelum