Voglia di normalità

Un uomo timido e solitario decide di voler entrare nella società, ma ci riuscirà?

Voglia di normalità

A 32 anni Oscar era di una timidezza spaventosa. Non guardava nemmeno la televisione perché aveva paura di essere osservato, anche se sapeva benissimo che era impossibile. Rimasto orfano all’età di 18 anni, con un ottimo conto in banca, si era completamente chiuso in se stesso. Non aveva bisogno di lavorare ed aveva una casa bellissima in riva al mare. Questi privilegi lo avevano ancor più isolato dalla società ed egli viveva quasi come un eremita nella sua prigione dorata. Cercava di evitare i vicini e si recava in città solo per i pochi acquisti che non gli potevano venire recapitati a casa. Leggeva moltissimo e fantasticava su mondi diversi, pieni di solidarietà ed amicizia. Quello in cui viveva gli metteva paura. Era troppo violento e ognuno pensava ai propri interessi. Oscar aveva preferito stargli alla larga. La sua timidezza nascondeva infatti una grande voglia di socializzare, ma i contatti con gli altri lo spaventavano terribilmente. In qualche modo si sentiva “diverso” dal suo prossimo. Accusando l’umanità di non essere perfetta come lui avrebbe voluto riusciva a nascondere anche a se stesso il fatto di sentirsi come una specie di alieno. Ma Oscar era un uomo normale, né troppo alto né troppo basso. Aveva lineamenti piacevoli e nessun difetto fisico. Era in realtà il tipico uomo medio, anche se ricco, e avrebbe tranquillamente potuto vivere nel mondo passando inosservato. Invece si sentiva anomalo e fuori posto e accusava gli altri di questa situazione.

Questo suo modo di fare aveva sempre sorpreso le poche persone che lo avevano incontrato, ma poi ognuno aveva i suoi problemi da risolvere e non se ne era curato più di tanto. Un giorno, sulla spiaggia di fronte alla villa, vide una bellissima ragazza che con alcuni amici faceva il bagno ridendo e scherzando. Oscar ne fu colpito profondamente. La sua sicurezza nel voler vivere da solo cominciò a vacillare. Forse la sua paura era solo una forma di vigliaccheria e non un blocco reale. Passò molte notti a pensare e poco alla volta sentì di dover prendere una decisione fondamentale. Doveva inserirsi nella società e al diavolo la paura di essere fuori dalla norma. Ma farlo era molto più difficile che dirlo. Anche perché, conoscendo il suo carattere strano, i vicini facevano fatica a simpatizzare con lui. Passò un periodo terribile: da un lato avrebbe voluto cambiare la sua esistenza, dall’altra le reazioni del prossimo lo ricacciavano nel suo isolamento ed Oscar tornava a sentirsi un “diverso”.

Proprio durante questa fase di grandi conflitti interiori successe il fatto. Una mattina andò a farsi la barba e si rese conto di avere le ali. Piccole, ma inconfondibili. Erano due escrescenze piumate che sorgevano all’$altezza$ delle scapole. Le riusciva a muovere a piacimento e si convinse che era diventato pazzo. Ecco a cosa lo aveva portato la sua paura di essere strano. Accidenti alla sua timidezza ed alle sue fissazioni. Ora come sarebbe mai riuscito a uscirne fuori e per di più da solo? Prese una mezza dozzina di tranquillanti e tornò a letto, sperando che qualche ora di sonno profondo avrebbero potuto cancellare quell’illusione paranoica che aveva subito. Forse era solo stanchezza e tensione e non vera pazzia.

Dopo otto ore di sonno disturbato e pieno di incubi ebbe paura di toccarsi le spalle e corse subito in bagno. Non solo le ali erano sempre al loro posto, ma erano addirittura cresciute. Sembravano proprio reali. Provò a toccarle e le sentì morbide e delicate. Le schiacciò con forza e sentì dolore. Ma allora erano proprio vere! Perché proprio a lui, accidenti. Proprio adesso che stava lottando per entrare nel mondo normale. Adesso sì che era diventato proprio diverso da tutti. Ne fu sconvolto e sentì crescere un senso di depressione sempre più profondo. Provò a vestirsi con abiti normali e vide, con un po’ di sollievo, che riusciva a nasconderle sotto la giacca, senza segni visibili dall’esterno. Cominciò a pensare alle motivazioni di quel cambiamento improvviso. Sicuramente non poteva essere qualcosa di fisico, doveva esserci stata una volontà superiore. Oscar non era religioso, anzi la perdita dei genitori lo aveva allontanato dalla fede. Ma adesso non riusciva a sottrarsi a quel pensiero. Era sicuramente stata una decisione presa dall’Aldilà. Ma perché?

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7 Commenti

  1. Molto bello. Mi è piaciuta la sensibilità con cui viene descritta la psicologia e i sentimenti del personaggio. Nelle ali ci vedo un’allegoria… E mi è piaciuto anche il finale (non dico nulla, che non vorrei rovinare la sorpresa a nessuno, se per caso cadesse l’occhio qui). 5 stelle ci sono tutte! 😀

  2. proprio “la cosa giusta al momento giusto”! :mrgreen: . povero oscar.
    ma poi cosa è la normalità? credo sia solo una questione di numeri!
    sorriso
    daria

  3. Bello, 5 stelle anche da me.
    Non so, professore, se apprezza i paragoni, forse li considera sminuenti… ma lo prenda come un complimento: a me è venuto in mente un bellissimo e -non so come dire- scuro, ipnotico, metafisico, onirico libro di racconti di Michael Ende, intitolato “Lo specchio nello specchio”.
    Lo consiglio a chi non lo conosce.

  4. @Alex,
    altrochè !! Sono lusingato, anche se non conosco molto Ende. Grazie comunque per la nota…cercherò di procurarmelo.

  5. Grazie per il avermi fatto viaggiare per un minutino, ne avevo bisogno!
    Io le ali le avrei tenute, ma se per Oscar vuol dire trovare la felicità, bene!!
    Oggi voto anch’io….naturalmente il massimo delle stelle!

    Ivonne

  6. Già, gran bel racconto, sopratutto il finale, spiazzante come di consuetudine… sono contento di leggere i suoi racconti, anche quando non trattano l’astronomia. Grazie! 😎

  7. Bello…ma forse io avrei preferito restare unico/a piuttosto che stereotiparmi ma probabilmente avrei dovuto trovarmi nella sua stessa situazione per poter capire la sua decisione. Bello il finale, inaspettato… 😮