Il Presidente

Al di là di apparenti e casuali somiglianze ricordatevi che questo rimane solo e soltanto un racconto fantastico. La realtà è ancora – forse – distante … Comunque mi permetto di dedicarlo ad Ivonne.

Secoli e secoli di sfruttamento. Le loro tradizioni umiliate, stravolte, cancellate. Civiltà millenarie ridotte a sceneggiate cinematografiche e ridicolizzate. Quante guerre avevano dovuto subire e quante stragi. Infine, una lenta, spesso ipocrita, risalita verso la conquista dei minimi diritti civili e sociali. Anche se oggi sembrava che l’enorme baratro che si era scavato tra le due razze si stesse chiudendo del tutto, pochi ci credevano veramente. Troppi personaggi che si erano battuti con tutte le loro forze per sanare l’assurda gerarchia umana erano stati uccisi da gruppi di fanatici. E loro, i reietti, avevano dovuto chinare ancora una volta la testa e subire in silenzio. E’ vero, avevano acquisito il diritto di frequentare le stesse scuole dei loro ex padroni, di entrare negli stessi locali pubblici, addirittura di votare. Ma spesso l’ignoranza e la memoria storica li continuava a far vivere appartati e timorosi. E poi le migliori Università, le posizioni di prestigio, le cariche più importanti rimanevano sempre un lontanissimo sogno.

All’inizio tutto cominciò quasi in sordina. Piccoli gruppi di “fortunati”, che avevano potuto lasciarsi alle spalle l’apatia atavica in cui li avevano costretti ed erano riusciti a studiare e ad occupare posti di lavoro meno umilianti della media dei loro simili, cominciarono ad inserire nei loro fratelli uno spirito nuovo e orgoglioso. Si, si poteva tentare, si poteva risalire la corrente fino alla cima della montagna. Bastava crederci, bastava lottare sconfiggendo il nemico più grande: l’ignoranza e la remissione. Scelsero il migliore, il più bravo a parlare, il più freddo nel subire ed il più ardente nel comunicare. Anch’egli aveva raggiunto un livello sociale molto alto, senza però mai perdere di vista la sua gente ed i valori umani più elevati. Lo convinsero a buttarsi in politica, superando le prime occhiate di scherno e di indifferenza. Lui non se ne curò e continuo con rigore morale e lucidità organizzativa.

Non divenne il paladino della sua razza, ma il difensore di tutti i reietti e dei principi più puri. Aprì anche una breccia nei cuori e nelle speranze dei suoi antichi antagonisti, almeno in quelli che credevano ancora in qualcosa che non fosse violenza e potere assoluto. Il suo fascino sincero distrusse muri atavici di sospetti e di incomprensioni. La sua visione innovativa si allargò a macchia d’olio. Prima dovette conquistarsi il posto all’interno del suo stesso partito. Forse all’inizio la sua forza morale fu sottovalutata, pensando che tutto finisse come una bella fiaba, chiudendo il libro che aveva portato un attimo di emozione fantastica ma irreale. Ed invece la sua era una storia vera e concreta. Il suo rivale se ne rese conto troppo tardi e reagì in modo insensato, con accuse ed attacchi violenti. Si rivolse agli elettori, sbagliando l’approccio, chiedendo di dimenticare i sogni e tornare alla realtà, magari ipocrita e banale, ma sicura e collaudata.

Sbagliò in pieno, perché ormai molta gente di entrambi i colori aveva cominciato a pensare con la propria testa ed a rivalutare valori ormai dimenticati. Ed il nostro eroe, lucido e convinto giunse inaspettatamente alla vittoria. Era stato proprio lui ad essere scelto per lottare contro la forza dirompente dei più severi e radicati conservatori. Non si poteva sperare di più, ma Il suo trionfo rappresentava comunque una conquista inaspettata ed un salto civile enorme che avrebbe lasciato il segno per sempre. Tuttavia, proprio in quel momento di rilassamento e di appagamento, venne fuori la vera carica morale del nostro paladino. No, non poteva abbassare la guardia proprio adesso, accontentarsi e lasciare incompleta la sua opera che tanti cuori e tante menti aveva aperto ed illuminato. Andando forse perfino contro i propri sostenitori, già contenti e orgogliosi, si convinse che era solo all’inizio. O adesso o mai più.

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4 Commenti

  1. @Enzo,
    ti ringrazio per l’energia che traspira da questo bel racconto che ci (e mi!!) offri. Filnalmente il buon-pensiero viene liberato da pregiudizi su falsi cinici lettori(?) che hanno bisogno sempre del “catastofico finale” per assolvere le brutture umane e autoassolvere le loro. Senza paura di apparire irreale e gratuito questo racconto mi offre una possibile realtà che ha più di un’analogia con quello che è successo in questi giorni in America. La partita è aperta certo, e non vè certezza, ma apre prospettive nuove che possono mettere in forse anche le convinzioni più pessimistiche e Davide e Golia da te citati, sono un’esempio metafora da cui traggo insegnamento.
    Che dire di più..?
    Sono in sintonia con questo racconto e non finirei mai di ringraziarti per la tua benefica fantascentifica capacità di raccontare il mondo!!
    Grazie di esserci!! 🙂

  2. @Ivonne,
    non adularmi, ti prego … seguo solo il mio pensiero (a volte pessimistico e a volte ottimistico, quindi non te la prendere se a volte sono catastrofico… è in fondo un modo per esorcizzare la paura). E mi rendete felici quando vedo che esiste ancora lo scambio culturale e la capacità di riflettere. Dopo una vita di ricerca (a volte fredda) questi momenti di esternazione con voi è come acqua pura (ed anche buon vino…perchè no?). Grazie a te, la passione che hai espresso l’altra volta mi ha “obbligato” a dedicarti il racconto, che d’altra parte sento anch’io, nella parte più infantile e quindi più bella e sincera che mi caratterizza (ogni tanto leggo il Piccolo Principe e mi immedesimo un po’….) 😳 😆

  3. yes, we can!
    arrivata alla “congola” ho molto riso. 😛
    ma “golia” sono le caramelle?
    anche io sono una fan del piccolo principe e, ancora di più, della volpe e dei suoi riti.
    sorrisocongoliano
    daria

  4. @daria,
    si, potrebbero essere anche le caramelle….Quante ce ne fanno mangiare di quel tipo!!
    Viva la rosa del principino!!
    😛