La forza dei pinguini

La normalità, la serenità e l’istinto possono essere più importanti della spasmodica ricerca della perfezione.

La forza dei pinguini

Pingo non poteva certo immaginare il terribile inverno che avrebbe passato suo padre mentre lui cresceva tranquillo e caldo all’interno dell’uovo. E nemmeno si era potuto accorgere del difficile passaggio di consegne avvenuto dopo che la mamma lo aveva deposto con grande fatica e sofferenza. L’uovo non poteva rimanere al freddo per troppi secondi ed i genitori riuscirono appena in tempo a compiere la difficile manovra. Pingo era ora al sicuro sopra le zampe del papà, tenuto alla giusta temperatura dalle soffici piume del genitore che lo ricoprivano interamente.

Un breve saluto, con molta tristezza nel cuore, e poi le femmine se ne andarono verso il mare, sfinite ed affamate. Qualcuna si voltò a guardare la sua famigliola che rimaneva immobile sulla distesa ghiacciata. Ma le mamme non potevano fermarsi, dovevano mangiare per essere pronte a rifornire di cibo i propri piccoli quando avrebbero aperto gli occhi al mondo. I maschi rimasero sotto gli ultimi raggi del Sole, che giorno dopo giorno saliva sempre di meno sopra l’orizzonte. Poi fu solo buio, gelo e vento. I pinguini imperatore si strinsero sempre di più tra di loro, senza niente da fare se non resistere al terribile freddo e mantenere calde le uova che le compagne gli avevano affidato con completa fiducia. Non potevano deluderle e volevano a tutti i costi veder spuntare la piccola testa del loro piccolo all’inizio della primavera.

Si erano ben rimpinzati prima di quella grande prova di coraggio, ma la fame piano piano cominciava nuovamente a farsi sentire. L’ululato del vento e la neve che li sferzava sembravano insopportabili. Ma dovevano farcela e per distrarsi sognarono il mare, i pesci ed i loro cuccioli saltellanti. Alcuni purtroppo cedettero e negli ultimi istanti pensarono alla tragica delusione delle compagne quando non li avrebbero ritrovati al loro ritorno. E soprattutto non avrebbero visto il frutto del loro amore. Gli amici tutt’attorno non potevano fare altro che cercare di trasmettergli un po’ di calore, ma niente di più. Il loro uovo doveva restare nella posizione corretta e qualsiasi movimento sbagliato sarebbe stato letale. Che tristezza però vedere morire gli amici, che avevano condiviso con loro tanti momenti sia tristi che felici.

Finalmente, dopo mesi di attesa, il Sole cominciò a fare capolino. Prima solo una punta rossastra, poi una falce luminosa ed infine il disco intero, anche se solo per pochi minuti. L’inverno stava finendo, anche se il tepore della stella non riusciva ancora a farsi sentire. Quando i raggi si fecero più caldi e la luce più splendente, il miracolo avvenne di nuovo. Il papà sentì che qualcosa si muoveva tra le zampe e gli arruffava le piume. Aveva quasi paura a guardare in basso, ma non potevano più esserci dubbi. Pingo sporse la sua testolina verso l’ignoto e fu colpito dal gelo ancora violento. Si ritirò nel suo caldo rifugio, ma il papà fu sicuro che tutto era andato bene. Fremeva nell’attesa che la compagna tornasse per mostrarle quanto era stato bravo e preciso. Cercò di ergersi ben dritto ed allegro: non voleva che si vedesse quanto aveva sofferto durante la lunghissima notte.

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3 Commenti

  1. un bel problema quando ragione e sentimento -che dovrebbero camminare senza usurpazione l’una dell’altro, e/o viceversa- vanno a scomparire.
    la salvezza viene dalla tenerezza, dalla speranza e dall’azione consapevole.
    ho sempre pensato che una vita senza sogni e senza speranza non abbia la grandezza necessaria per essere vissuta, non ha senso, rimane arida e desolata come “terre emerse ghiacciate” nel silenzio di una notte infinita.
    faccio il tifo per pingo, per la semplicità e per il coraggio
    sorrisoluminoso
    daria

  2. @daria,
    come sempri hai azzeccato in pieno il mio pensiero e la mia sincera intenzione…Grande Daria!! Meriterebbe scrivere solo per te e per altri cari amici di questo sito.
    Viva Pingo e tutti i Pinghi come lui….Ce ne sono ancora !!!

  3. Dolce e malinconico racconto professore e meno male , alla fine, a lieto fine.
    L’istinto di sopravvivenza è un grande motore che ci tiene legati a questa vita, ma cosa sarebbe se non ci fosse l’Amore?! Il carburante senza il quale quel motore si spegnerebbe prima del previsto!
    Con affetto 😉