L’usignolo

Non è facile comprendersi, soprattutto quando si parlano lingue diverse

Quando iniziò il suo fantastico canto, appollaiato sull’ultimo albero a destra del giardino di fronte all’ingresso della Casa Bianca, non furono in molti a sentirlo. Il traffico, le urla, i pensieri, la fretta, non creavano certo le condizioni migliori per poter essere rapiti da quella meravigliosa armonia. Qualcuno però cominciò a fermarsi e ad ascoltare: fantastico veramente! Nessuno aveva mai sentito niente di più struggente e melodioso. Un po’ alla volta la voce si sparse ed intervennero le associazioni animaliste. Ottennero il privilegio di incanalare il traffico su una strada laterale, isolando l’albero scelto dal magnifico cantore.

Arrivarono specialisti di ogni tipo: etologi, musicisti, fisici del suono, cantanti d’opera, rock star, ecc., per sentire e studiare qualcosa che si stava dimostrando veramente eccezionale. Si fecero registrazioni e si paragonarono con i canti più complessi ed articolati della fauna avicola terrestre. Niente da fare. Non esisteva niente di così puro, cristallino e coinvolgente. Eppure il piccolo uccello sembrava proprio un usignolo. Forse era di una sottospecie nuova e rarissima. Certo è che il suo canto era largamente superiore a quello dei suoi simili più comuni. Gli scienziati utilizzarono le registrazioni per cercare di trovare qualche modello matematico che lo descrivesse tecnicamente e per estrarre temi ricorrenti o particolarità nascoste. Alla fine conclusero che, sebbene molto lungo ed articolato, il canto ripeteva sempre lo stesso schema musicale, cambiando solo il tono, l’intensità, la frequenza.

L’usignolo

In ogni modo la gente ormai si fermava a lungo per sentire quella splendida armonia. Ed arrivarono anche i primi turisti da altre città e dall’estero. Per un attimo si pensò di catturarlo e di portarlo al giardino zoologico in una speciale gabbia di enormi dimensioni. Ma l’idea venne violentemente respinta dagli specialisti e dalla gente comune. C’era il non trascurabile rischio che in cattività il canto si bloccasse, magari per sempre. Anche il mondo dei suoi simili alati subì una reazione abbastanza evidente. Interi stormi di uccelli si posavano spesso sui rami vicini. E non solo usignoli, ma anche volatili grandi e piccoli di specie diverse. Restavano per un po’ in silenzio, quasi lo ascoltassero, e poi riprendevano il volo come se niente fosse accaduto.

Quel canto eccezionale era diventato la notizia del giorno e ne parlavano i giornali, le radio e le televisioni di tutto il mondo. Furono composte canzoni che ne riprendevano lo schema musicale e vennero cantate dalle “star” più importanti. E non c’era nemmeno il problema dei diritti d’autore! Gli scienziati intanto continuavano a studiare la musica, sezionandola, analizzandola, cercando di trasformarla in qualcosa di logico e razionale. I grandi musicisti scrollavano la testa: la solita ignoranza e limitatezza degli aridi professori. Avevano sempre l’incubo e la smania di dover capire e di dover spiegare. Assurdo. Ogni tanto era necessario vivere di pura estasi artistica e lasciarsi andare completamente alle emozioni.

Una mattina scomparve. Fu atteso ore ed ore, ma l’usignolo non arrivò sul suo albero. Se ne era andato. Forse non gli si era data la tranquillità necessaria. Troppa confusione e troppi lampi di flash. Gli animalisti insorsero contro la solita scarsa sensibilità degli esseri umani. Ma pochi giorni dopo un analogo usignolo, sembrava proprio lo stesso, comparve sulla Piazza Rossa di Mosca. Ed anche lì iniziò il suo canto. In mezzo all’emozione, al compiacimento ed all’interesse crescente dei media, comparvero i primi problemi politici. Perché aveva preferito trasferirsi in Russia e lasciare i “democratici” Stati Uniti? Era forse una pedina degli obsoleti, ma sempre vivi, comunisti. Od era più semplicemente una messinscena propagandistica messa in piedi dal governo russo. La questione arrivò anche all’ONU e ci furono screzi diplomatici non trascurabili. Si scrissero articoli a non finire ed uscirono anche i primi romanzi.

La situazione peggiorò ancora quando qualche settimana dopo l’usignolo si trasferì in Cina, nella Piazza Tian’anmen di Pechino. Il grande gigante che si stava risvegliando ne approfittò con gioia ed esultanza: dopo due inutili prove, il piccolo ed innocente cantore aveva fatto la sua scelta. E non poteva essere che quella! La tensione nel mondo divenne quasi palpabile, fino a che l’usignolo non giunse a Roma, in Piazza San Pietro. “Finalmente!”, dissero i Cattolici. La fede aveva vinto ancora una volta. Solo tra le braccia aperte del colonnato della più famosa piazza del mondo il meraviglioso canto poteva esprimersi liberamente. Ormai si parlava unicamente dei risvolti sociali, politici e religiosi e ben poco si concedeva alla musicalità sempre più entusiasmante del piccolo volatile. Il suo canto sembrava essersi ancora più potenziato, aveva aggiunto sfumature che prima non c’erano. Se possibile era ancora più bello e complesso. Ma ormai ben pochi se ne accorgevano, presi com’erano dalle reazioni dei politici e governanti.

Quel momento di relativa calma dopo l’apparizione davanti al Vaticano, seguita da una commovente benedizione del Santo Padre trasmessa in tutto il mondo, fu di breve durata. Non solo l’usignolo abbandonò presto la Santa Sede, ma comparve nientemeno che davanti alla Moschea di La Mecca. Il mondo sembrò scoppiare e la violenza degli estremismi religiosi si scatenò come mai in precedenza. Tuttavia, non ebbe tempo di durare molto. Pochi giorni dopo la Terra vide apparire una flotta immensa di astronavi aliene, che fin dalla loro comparsa iniziarono ad aprire il fuoco, senza curarsi di ideologie, religioni, ricchezza e miseria, intelligenza e stupidità. Le maggiori città vennero distrutte facilmente, gli eserciti di ogni bandiera e colore decimati ed umiliati. Poi i conquistatori sbarcarono e presero possesso del nuovo mondo.

Corvo spaziale

Erano figure tozze e vestite di nero. La bocca sembrava un enorme becco giallo e le braccia ampie e scure ali piumate. “Corvi spaziali” vennero chiamati dai pochi sopravvissuti, futuri umili schiavi di quella razza di volatili tirannici ed impietosi.

L’usignolo tornò affranto sul suo pianeta. Ce l’aveva messa tutta per avvisarli. Ma la razza a lui più simile era troppo primitiva e quella più evoluta troppo “intelligente”.

I commenti di questo post sono in sola lettura poichè precedenti al restyling del 2012. Iscriviti al Forum di Astronomia.com ed entra a far parte della nostra community. Ti aspettiamo! : )

11 Commenti

  1. Wow. Leggendo temevo un finale alla Hitchkock (o come si scrive), e… dopotutto non mi sbagliavo di tanto 😉 . Corvi? Pare siano tra gli animali più intelligenti; a volte mi sono fermato a guardare le cornacchie (che sono parenti) e mi sono lasciato prendere dalla meraviglia, imparano in fretta -notevole con quanta perizia svuotano i cestini della spazzatura- sono adattabili e ci conoscono benissimo. Enzo, ma il tuo sarà mica un racconto profetico?
    Non mi sfugge il richiamo alla stolidità dell’essere umano medio che non afferra l’avvertimento pur avendone -credo di cogliere- la possibilità. Sbaglio?

  2. @Baol,
    d’altra parte preferiscono farne un problema politico …. come sempre. Come al solito c’azzecchi in pieno… 😉 😉

  3. Molto bene caro Enzo, il racconto è azzeccatissimo. L’essere umano oramai non sa ascoltare, non sa valutare senza cadere appunto nelle valutazioni politiche.
    Non sappiamo ascoltarci tra noi e poi ci lamentiamo di quello che accade e di ciò che ci fanno credere in continuazione, ne abbiamo parlato per il clima e le fonti energetiche; ne possiamo parlare per le schifezze che passano in TV, per la scienza in genere che viene limitata da chi ascolta solo falsi scienziati, falsi esperti, per il “grande” problema della sicuraezza e così via.
    Probabilmente se si fermavano meglio ad ascoltarlo magari lo sentivano , non so’ ,al rallentatore, invece di esultare e strapparsi i capelli, forse si sarebbero preparati meglio quei nostri rappresentati del tuo racconto.
    C’è poi il problema di capire il diverso, per idee, per lingua, per etnia, per condizione sociale, e qui casca sempre l’asino.

  4. Sorbole! Enzo, stavolta ti sei superato. Racconto originale e con suspance. 😛

  5. @enzo
    non ho ancora trovato il tempo necessario per poter leggere tutti i tuoi racconti , tuttavia tutto cio che ha oggi ho potuto leggere, non può che mettermi nell’umile condizione di complimentarmi 🙂
    Il tuo scrivere grida intelligenza, profondità e acume…tra le righe mascherate emergono le tue chiarezze…tra le parole non dette rigogliosi venti di verità trasportano interessanti riflessioni.
    Non posso erigermi nel dispensare giudizi letterari, quello che c’è..però c’è e questo è innegabile…quindi ….complimenti Enzo! 😀
    Cordialmente

  6. racconto tragicomico al quale per similitudine dedicherei un commento tra il serio ed il faceto:
    mi chiedo invece di cambiare posto l’usignolo non poteva cambiare modo di comunicare? 😕 quali speranze ha un usignolo il cui cinguettio notoriamente non viene compreso dagli umani di andare lì, cantare in modo bellissimo e pretendere di essere capito ed anche ascoltato? una volta tanto io sarei dalla parte degli esseri umani…….così per “par condicio” 😉

    parlando un po’ più seriamente..(ma solo un po’ però ehh 😉 ). nel dialogo si è sempre in due, quindi quando qualcosa nelle comunicazione non funziona ritengo ci sia sempre un “concorso di colpa”……….. insomma una volta tanto non siamo solo noi i “cattivi”!!!!!! 😆 😛 😆

  7. L’usignolo, fin dai tempi antichi ha stupito gli uomini con il suo delizioso e melodioso canto!
    E’ successo che con il progresso della scienza e della tecnica, nessuno lo ha più ascoltato, all’improvviso quando un esemplare è andato a cantare in un posto frequentato da persone importanti, è stato riscoperto! E’ il canto delizioso, e melodioso con cui questi volatili si sono sempre espressi.
    E’ andato a cantare nei centri di potere del pianeta, a tutti ha proposto la sua melodia, ed ognuno ha cercato d’interpretarla alla sua maniera, avvalendosi dei propri scienziati.
    Quello che l’usignolo vuole esprimere con il suo canto, è l’amore per la sua compagna, l’amore per la vita, e per la natura.
    Gli uomini non sono più in grado di capire questi elementari valori della vita.
    I corvidi alieni con le astronavi, non hanno bisogno di venire sulla Terra, ce ne sono in abbondanza, quidano aerei e sottomarini, non hanno braccia piumate, ma sono pronti a distruggere il pianeta con la maggioranza degli umani quando gli sarà ordinato di farlo…….

  8. A me questo racconto fa pensare che il non comprendere l’usignolo non fosse dovuto a lingua diversa, ma solo al fatto che ogni persona si misurava con l’usignolo sencondo il proprio modo di essere, mentre l’usignolo semplicemente cantava a tutti indistintamente dalla nazionalità,ceto, idea politica o religiosa l’Amore per la Vita. 🙂
    Ed a una cosa tanto semplice l’uomo non poteva pensare perchè da troppo tempo non guardava con veri occhi il mondo. 😥
    ..forse la mia interpretazione sembrerà eccessivamente romantica, ma a me piace tanto. 😛
    E.

  9. @Enzo
    Tutto a posto spero, non ti sentiamo più.
    Comunque anche Mì.e ha detto una cosa più che giusta.

  10. @mario ecc.
    no, no, ci sono…solo che sono tornato ieri e ho avuto un po’ di cose da fare. Direi che Mi.e (e non solo lei) ha azzeccatto molto bene un risvolto del racconto. Ovviamente il canto è una metafora e non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire …. 😉 🙁