Piccola per grandi orizzonti

Recentemente ho visitato, proprio il giorno della sua inaugurazione, una piccola mostra dal tema astronomico. Fin qui nulla di strano: in questo anno Internazionale dell’Astronomia se ne sono inaugurate diverse e tutto ciò parrebbe ovvio, quasi scontato. Ma non è così e si possono trarre alcune considerazioni.

Situata all’interno di una sala della biblioteca civica di Moncalieri, alle porte di Torino, colpisce subito per la semplicità ed allo stesso tempo si pone veramente l’obiettivo di comunicare qualche cosa.

Vari pannelli esplicativi incorniciano alcune bacheche centrali ed un paio di telescopi, quasi volendo imporre al visitatore un moto spiraleggiante che dal passato dell’era telescopica, inaugurata da Galileo, porta attraverso varie tappe fino ai progetti del futuro che vedono la realizzazione di veri mastodonti di 42 metri di diametro.

Ben 400 anni dell’era osservativa strumentale fluiscono nella sala, ma fin qui nulla di nuovo, però il passato ed il futuro convivono, e non in maniera distaccata. In che modo?

Si parla di Galileo, di quella fatidica notte del 1610 nella quale osservò i satelliti di Giove ed in seguito scrutò scrupolosamente la Luna, così vicina, ma così misteriosa, tanto da appuntarsi nei suoi bellissimi disegni i monti, i mari, risaltandone la tridimensionalità con i chiaroscuri dell’acquarello.
Ebbene, oltre alla riproduzione dei suoi disegni autografi, lì vicino, con grande acutezza espositiva, si trova anche il suo telescopio, o meglio la sua riproduzione, di due centimetri di apertura e fedele anche nell’estetica del rivestimento dei tubi. Adocchiandolo, sorgerebbe la curiosità di sapere cosa poteva effettivamente vedere con quegli ingrandimenti. Basta provare e toccando con mano e guardando attraverso l’oculare si rimane veramente un po’ delusi o forse perplessi. I nostri occhi oggi sono abituati troppo bene?

Forse sì, tant’è vero che un altro strumento posto nelle vicinanze dimostra che con meno di un centinaio di euro, oggi, ci si può comprare uno apparecchio quasi giocattolo con migliori prestazioni.

Bravura, perizia, voglia di essere il primo a vedere qualche cosa di nuovo e di documentarlo e divulgarlo avranno sicuramente aiutato il nostro astronomo con i pochi ingrandimenti di cui disponeva. Chi può dirlo, i fatti però dimostrano che le tecniche da allora non si sono arrestate e poco distante si notano vari set di lastre fotografiche utilizzate ancora per quasi tutto il secolo scorso per immagazzinare quei puntini luminosi così preziosi per gli scienziati.

Puntini luminosi altro non sono che i fotoni giunti da così lontano per solleticare la retina di chi li guarda, come ricordava Piero Bianucci, uno dei più celebri divulgatori scientifici italiani, intervenuto per presentare la mostra. E solleticare è proprio il verbo appropriato quando si giunge ad ammirare una bellissima lastra fotografica originale retroilluminata.

I fotoni giunti dalla costellazione di Orione sono stati intrappolati con il telescopio Schmidt AAO e non a caso a lato sono presenti varie immagini dello stesso campo, riprese da telescopi amatoriali, da HST e dal telescopio spaziale Chandra per apprezzarne maggiormente le differenze.

Astronomia che si vede, si tocca e fa sorgere varie domande, forse quelle che da sempre accompagnano l’umanità e la nostra evoluzione.

Per curiosità o maggiori informazioni: http://www.eventiastronomici.it/

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1 Commento

  1. 42 METRI DI DIAMETRO?? WOW 😯 cioè, nello spettro del visibile si vedrà a che distanza?