Gli anelli di Urano

Il computer è sicuramente molto utile, ma quando si hanno capacità particolari, è bene stare sempre molto attenti.

“Accidenti al computer!” Quella fu l’ultima frase che Paolo si ricordava di avere pronunziato prima del caos totale. In pochi attimi rivide tutta la sua vita e rimpianse, piangendo, i tempi antichi quando le cose si facevano con un foglio di carta, una matita e una gomma.

Gli anelli di Urano

Forse il suo straordinario potere lo aveva fin da bambino, ma non se ne era mai reso conto, anche perché era necessario concentrarsi a lungo, almeno cinque minuti, e saper disegnare piuttosto bene. E i piccoli non ne sono ancora capaci. Il primo dubbio lo ebbe con gli anelli di Urano, anche se la certezza arrivò qualche tempo dopo. Era ancora giovane, ma profondamente appassionato di astronomia e si fermava spesso a pensare lungamente alle meraviglie del Cosmo. Ed erano anche i tempi in cui le sonde Voyager stavano per partire e levare il velo di mistero ai giganti gassosi. Paolo era entusiasta e fremeva nell’attesa. Si ricordava ancora benissimo quel giorno in cui stava osservando una bellissima immagine di Saturno e dei suoi anelli. Si era fermato a riflettere a lungo e aveva pensato: “E se anche Urano e Nettuno avessero gli anelli? Magari non li vediamo, ma ci sono anche lì”. E, quasi sovrappensiero, si trovò a fare uno schizzo del settimo pianeta, ancora praticamente sconosciuto, circondato da un sistema di anelli fini ed eleganti. Non potevano essere troppo visibili, si disse. Chissà perché conservò lo schizzo in un cassetto. Pochi giorni dopo il mondo scientifico diede l’annunzio della loro scoperta ottenuta attraverso l’occultazione di una stella. “Accidenti, che combinazione!” pensò Paolo, ma non lo disse a nessuno per non essere preso in giro. Già i suoi compagni lo deridevano perché perdeva tempo sui libri invece di dare la “caccia” alle compagne di scuola, ci mancava solo che dicesse di avere previsto il futuro … Ma dentro di se sentiva una strana sensazione, quasi un formicolio.

I Voyager arrivarono vicino a Giove e la situazione precipitò. Paolo, forse senza nemmeno sapere perché, decise di fare un tentativo. Prese un foglio di carta e disegnò una stranissima rappresentazione di Io, il primo grande satellite di Giove. Molti pensavano fosse un triste satellite ghiacciato, freddo e desolato? Ebbene, lui lo disegnò turbolento e ricco di vulcani attivi. Lo fece sorridendo e divertendosi non poco, anche se uno strano brivido gli percorreva la schiena. Poco dopo le foto dei vulcani di zolfo riempirono le pagine dei giornali. Paolo ne ebbe paura. Possibile che fosse in grado di prevedere il futuro? Ritentò immediatamente e disegnò Europa come una palla di ghiaccio perfettamente liscia solcata da crepacci. Questa volta ormai se lo aspettava e non fu molto sorpreso quando la realtà dei fatti apparve identica al suo disegno. Poi fu la volta del grande, immenso cratere di Callisto. Non vi erano più dubbi: aveva la capacità straordinaria di prevedere il futuro delle scoperte del Sistema Solare e magari dell’intero Cosmo. Ma non certo per abilità scientifica: conosceva poco o niente di fisica e dinamica. Sapeva soltanto leggere nel futuro, tutto lì …

Quella spiegazione però non lo convinceva del tutto. Una possibilità ancora più stupefacente cominciò a insinuarsi nel suo cervello e non lo fece più dormire. Doveva provare, esserne certo. Una mattina, dopo una notte insonne, guardò sull’atlante delle Galassie, ne scelse una abbastanza vicina e iniziò a fare un disegno schematico di quel gigantesco condominio stellare. Poi, vicino al bordo destro, inserì una stella luminosissima, una luce che rivaleggiava con quella di tutta la galassia: una supernova. Passò alcuni giorni in attesa spasmodica. Ben presto, come in fondo previsto inconsciamente da Paolo, una foto perfettamente simile al suo disegno apparve alla TV e sui giornali. Sì, ormai ne era sicuro. No, non era in grado di anticipare il futuro delle scoperte astronomiche. No, lui poteva “semplicemente” COSTRUIRLO secondo il suo pensiero. Gli mancava ovviamente la prova inconfutabile, ma “sentiva” che era vero. Aveva ormai la certezza che fosse proprio lui a far succedere le cose, a cambiare la struttura dei pianeti e dei satelliti, a imporre all’Universo i fenomeni che immaginava e desiderava. Bastava solo pensarci a lungo e disegnarli. Ne fu spaventato, ma anche e soprattutto compiaciuto. Avrebbe voluto gridarlo ai quattro venti, ai suoi amici che lo prendevano in giro, ai professori che a volte lo consideravano solo un“secchione” con limitate capacità, a tutti gli scienziati: “Non faticate troppo a costruire teorie. Chiedete a me e vi servirò la realtà su di un piatto d’argento!” Si trovò anche a ridere, ma sapeva benissimo che doveva tenersi tutto per sé. Poteva gioire di quanto era capace di fare, ma da solo.

Poi “creò” l’anello F di Saturno e i suoi “pastori”. Che divertimento vedere gli studiosi che non riuscivano a capirci niente. Si soffermò a lungo sul più bello ed elegante tra i pianeti, inventandosi giochi di prestigio sempre più complicati. A volte, quando la “stupidità” del mondo lo faceva arrabbiare un po’ troppo, si trovava anche a pensare di far apparire un asteroide “maligno” com’era successo per i dinosauri. Ma Paolo non era cattivo e non giunse mai a decisioni così tragiche e catastrofiche. Lui inventava solo oggetti e situazioni che alla fine gli scienziati riuscivano a spiegare, facendo però salti mortali tra fisica e la matematica. Tutti i suoi disegni li teneva in una cassaforte. Nessuno doveva vederli, anche se difficilmente qualcuno avrebbe potuto mai collegarli a ciò che succedeva nell’Universo. In fondo erano solo schizzi che potevano essere stati fatti DOPO la scoperta e NON PRIMA.

Paolo crebbe e si divertì un mondo. Non aveva nemmeno più bisogno di riflettere a lungo. Faceva il disegno, e dava il via: questione di pochi attimi. Si rese però anche conto che non poteva tornare indietro: creava le cose, ma poi non riusciva a riportarle allo stato primitivo. Poco male. Bastava fosse ben sicuro di quello che intendeva fare. Creò buchi neri piccoli e giganteschi, fece collidere galassie, costruì sistemi planetari un po’ ovunque. Prima o poi avrebbe anche fatto “nascere” gli alieni. Ma tornava spesso al “suo” sistema solare. Fece declassare Plutone (gli era sempre stato antipatico), formando la fascia degli oggetti trans nettuniani. Ogni tanto faceva arrivare qualche cometa eccezionale. Poi ebbe pietà delle continue e inutili missioni su Marte. Decise che era ora che trovassero l’acqua liquida e magari tra qualche anno avrebbe anche fatto scoprire un piccolo batterio della cui forma aveva già fatto un bello schizzo. Formò senza difficoltà i laghi di metano su Titano e tra poco nei loro flutti avrebbe fatto nuotare quei viscidi serpentelli velenosissimi. Un po’ di paura e suspense ci voleva!

Il tempo era passato e non usava più carta e matita. Era molto più realistico e veloce disegnare con il computer. Ne era diventato un maestro e schiacciava i tasti a una velocità straordinaria. Quella mattina assolata di luglio si era dedicato a un nuovo pianeta: tutti lo stavano cercando all’esterno? Ebbene lui avrebbe fatto tornare in auge il vecchio e ormai dimenticato Vulcano. Avrebbe costruito un pianeta vicinissimo al Sole e chissà quali strane teorie si sarebbero inventate i grandi astronomi. Fece un disegno molto accurato: il Sole al centro, Mercurio, Venere e poi quel dischetto rosso da inserire molto vicino alla stella. Lo spostò all’interno dell’orbita di Mercurio. A metà strada dal Sole. No, no, meglio più vicino ancora, quasi a contatto. Gli astrofisici sarebbero saltati sulle loro sedie! Lo posizionò quasi tangente al disco solare. Stava per confermare la posizione e dare il via alla sua nuova creazione, quando suonarono alla porta. Chi poteva mai essere, accidenti! Proprio adesso che stava per aggiungere un fratello in più al corteo planetario. Un gesto di stizza, il cursore che si sposta leggermente e l’indice della mano destra che schiaccia senza volere il testo “cancella”. Tutto in un attimo. Poi rimase solo la fioca luce del computer. Fuori era scesa improvvisamente una notte fredda e misteriosa benché fossero soltanto le undici del mattino di una radiosa giornata di luglio. “Accidenti al computer !”.

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5 Commenti

  1. A me discpiace per il povero Plutone… per colpa sua è stato declassato! Uffa, che lo faccia ritornare un pianeta a tutti gli effetti!

    ahahah, gran bel racconto, bravo Vincenzo!

  2. @amici vari,
    non so che fine abbia fatto, ma gli è stato vietato l’uso del computer…. Mi spiace per Plutone!!! :mrgreen: :mrgreen: