Incontri ravvicinati

La Corrente Magellanica (Magellanic Stream) non si riferisce al famoso stretto di mare dell’America del Sud, ma alla periferia della nostra galassia, dove risiedono le piccole galasssie chiamate Nubi di Magellano. Ad esse è associata un’enorme scia di idrogeno (più di 100 gradi di cielo) che finalmente sembra aver avuto una spiegazione definitiva.

Nel 1965 si scoprì un’enorme scia di idrogeno che si muoveva ad alta velocità nella regione delle due Nubi di Magellano, a una distanza di circa 180000 anni luce e con un estensione di circa 600000 anni luce. La Fig. 1 mostra uno schema del fenomeno (LMC e SMC stanno ovviamente per Grande e Piccola Nube di Magellano).

Nel 1965 si scoprì un’enorme scia di idrogeno che si muoveva ad alta velocità nella regione delle due Nubi di Magellano

Figura 1

L’idea che ebbe il maggior seguito ipotizzava che la scia si fosse originata dalle due Nubi centinaia di milioni di anni fa a seguito dell’interazione tra esse e la galassia “madre”. Le possibilità erano essenzialmente due: (1) il gas era stato strappato dalle due galassie durante il loro ultimo passaggio attraverso il disco della Via Lattea; (2) la scia era un esempio di coda mareale, ossia dell’effetto dovuto alla marea della galassia più grande sui suoi piccoli satelliti.

Tuttavia, i modelli di questo tipo richiedevano che le Nubi di Magellano avessero compiuto almeno un’orbita attorno alla Via Lattea. Nuove, più recenti, misure hanno invece dimostrato che le due piccole galassie sono da considerare “nuovi” arrivi e non antichi satelliti della nostra galassia. In altre parole, non ci sarebbe stato il tempo per formare la gigantesca striscia di idrogeno.

Una complessa e articolata simulazione al computer sembra far tornare tutto, dimostrando che il meccanismo di creazione della scia sia stato innescato da un passaggio ravvicinato tra le due galassie, senza alcun contributo della Via Lattea. La “coda” e il “ponte” esistente tra le due Nubi di Magellano sono estremamente simili alle strutture che si vedono dopo un quasi-contatto tra galassie. Si è quindi concluso che la struttura esistesse già prima che le due piccole galassie fossero “catturate” dalla Via Lattea. Più precisamente, la Grande Nube ha strappato gas dalla Piccola Nube e questo ha formato il ponte e la lunghissima coda.

Non vi sarebbe bisogno della potente gravità di una galassia gigante per deformare galassie nane, ma soltanto una stratta interazione fra loro. E’ vero invece che l’attuale forma della scia sia poi stata controllata e modellata dalla Via Lattea, dopo la cattura e l’immissione in orbita. Un’opera di rifinitura, ma non di creazione (Fig. 2).

Il grafico illustra la distribuzione del gas simulato al computer durante l’orbita delle Nubi di Magellano attorno alla Via Lattea

Figura 2. Il grafico illustra la distribuzione del gas simulato al computer durante l’orbita delle Nubi di Magellano attorno alla Via Lattea. La linea bianca continua descrive il movimento avuto dalla Grande Nube e quella tratteggiata quello della Piccola. (Fonte: plot di G. Besla, immagine di fondo di Axel Mellinger )

Il lavoro originario si può trovare qui

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4 Commenti

  1. Vi ringrazio per i disegni che ci fanno comprendere bene i fenomeni astrologici, soprattutto a noi che non abbiamo studiato fisica e astrologia. Bravi!