La scomparsa dell’iride

Cari amici, stavo scrivendo alcuni articoli divulgativi sulle stelle e ho dovuto, ovviamente, affrontare lo spettro della luce, i colori dell’iride. E allora mi sono trovato a pensare e… ho scritto questo breve e triste racconto. Scusate l’intrusione, ma il Sole – forse – lo merita ampiamente. Noterete che parlo solo di SEI colori e non di sette. Ma, l’indaco non è un vero colore dell’iride, solo una sfumatura. Tuttavia, un nostro amico lettore mi ha fatto andare oltre e capire che anche un piccolo gesto senza parole può darci ancora luce e speranza. Ne abbiamo tutti bisogno, soprattutto in un momento come questo. Grazie Red!

L’uomo non sapeva più vedere i colori dell’iride. O, almeno, li vedeva, ma non riusciva a comprenderli. Era troppo preso da altri tipi di colore, quello dei soldi, del potere, dell’egoismo e dell’invidia.

Il Sole aveva visto nascere quel bipede altezzoso e intelligente, lo aveva cullato, protetto e nutrito attraverso millenni e millenni. Gli aveva donato la sua luce bianca, pura e immacolata. L’aveva scomposta nei suoi sei colori fondamentali per dipingere le bellezze di quel pianeta che veniva calpestato, senza più vero amore, dal suo figlio più progredito e ingrato. Ogni tanto ne faceva un riassunto, illuminando il cielo temporalesco con un arcobaleno.

Purtroppo gli occhi che si alzavano a guardarlo diminuivano sempre più. Forse restavano incantati solo i bambini. Non tutti, però. Molti dovevano scrutare in basso per cercare il cibo: chi avrebbe potuto non guardava, chi avrebbe guardato non poteva.

Il Sole era triste, ma anche troppo buono e generoso per reagire in modo violento. Sapeva di essere sfruttato, quello sì, per scopi utilitaristici o economici. Comprendeva anche che non era più ammirato per il suo dono continuo e disinteressato: la luce, i colori, la bellezza. Soffrì molto quando decise di intervenire, pianse lacrime calde come la sua atmosfera. Doveva farlo, però, e intervenne.

Si mostrò come un arcobaleno, ma un arcobaleno del tutto speciale, visibile ovunque e da chiunque. I suoi sei colori apparvero separati, brillanti, stupendi. Un enorme prisma invisibile li aveva resi visibili.

La scomparsa dell’iride

Iniziò dal primo: il rosso. Lentamente si affievolì fino a scomparire. Contemporaneamente lo stesso accadde sulla Terra. Sparì il colore del sangue dei morti delle continue e stupide guerre, del fuoco dei vulcani, delle rocce antiche dei deserti pietrificati, ma anche quello della passione, dell’amore e del calore.

Fu poi la volta dell’arancione. Si spensero un tripudio di fiori meravigliosi, di frutta succulenta, di tramonti struggenti.

Venne il turno del giallo. Scomparvero spiagge infinite e immensi campi di grano, gli innocenti canarini e le sterpaglie delle torride estati.

Toccò poi al verde. L’erba si spense e con lei i prati, gli alberi secolari e i cespugli più nascosti. Insieme a loro anche la speranza e la fiducia.

Il momento dell’azzurro fu terribile. Si annullò il colore del mare e del cielo, dei fiumi e dei laghi.

Infine fu la volta del viola, dei suoi tramonti e delle sue albe, delle timide violette e di migliaia di altri fiori.

Contemporaneamente si spense anche il bianco, che non poteva più esistere dato che erano morti i suoi figli. Sparirono le calotte polari, la neve delle cime inviolate, le nuvole candide come cotone, ma anche l’innocenza e la purezza.

Rimase solo il nero ad avvolgere tutto e tutti, animi e menti compresi.

Il Sole però si accorse che il buio non era totale. Laggiù nel deserto dove il silenzio valeva più di milioni di vane parole, brillava ancora l’indaco che colorava i volti di uomini rinchiusi in un luogo nascosto, dimenticato, ma senza confini. Là, dove la storia sembrava essersi fermata, ciò che sembrava solo una sfumatura dell’iride, era diventato un segnale forte come la stessa Natura. Una tazza di tè poteva bastare.

il silenzio di una saggezza antica e immutabile era riuscito a coprire il rumore assordante del sangue e della violenza che sembrava dominare il buio delle menti.

La stella sorrise e capì che la vera saggezza ha bisogno di poco per trionfare.

I commenti di questo post sono in sola lettura poichè precedenti al restyling del 2012. Iscriviti al Forum di Astronomia.com ed entra a far parte della nostra community. Ti aspettiamo! : )

18 Commenti

  1. Caro Enzo,
    bello e struggente il tuo racconto. Ti ringrazio per aver lasciato fuori l’indaco.
    Così, quando sarà, potrò tenere il mio Tagelmust (il turbante dei Tuareg), e rimanere, anche se al buio, a bere il tè nel deserto con gli uomini blu-indaco….

    Colore naturale e antico (noto da almeno 4000 anni), l’indaco nel Sahel è considerato di prestigio e nobile (e anche salutare).
    Adesso che mi hai messo sull’avviso, mi sa che dipingerò la camera da letto di indaco….. :mrgreen:

  2. grande Red!!!
    Il tuo commento complementa perfettamente il mio semplice, ma sentito racconto… Grazie! 😛

  3. caro Red,
    sento il bisogno di tornare sul tuo commento… E’ veramente bello e mi piace pensare che una cultura millenaria, pura, arcaica e profonda riesca ad accendere una luce nel buio delle menti di oggi. L’indaco diventa una speranza e un esempio. 😮
    E sappiamo benissimo quanto attuale sia oggi questo grido appassionato che viene dai silenzi “parlanti” del deserto !!! 😥
    Molti dovrebbero sapere imparare da questi e tacere…
    Vorrei quasi completare il racconto con questo tuo accorato gesto di speranza e razionalità… Se i lettori sono d’accordo, tenterei di farlo…

    Che ne dite? poche parole in più, ma una finestra aperta verso la comprensione e la solidarietà… 😛

  4. Caro Enzo,
    quanto calore, per così poco!! Grazie a te!!!

    Al mio Tagelmust sono molto affezionato. Il più delle volte, lo uso per alleviare i sintomi del raffreddore :mrgreen: e, inevitabilmente, ogni volta mi lascia la fronte dipinta da questo colore magnifico.
    Che fine ingloriosa per un simbolo così antico e nobile…. 😯

    Posso solo aggiungere che i colori dell’iride sono stati utilizzati in una storia per celebrare il n° 200 di un noto fumetto. Guarda caso, la storia dell’indaco era legata ai Tuareg. In essa, l’indaco era ricavato da una pianta portata da un’extraterrestre venuto a civilizzare il popolo del deserto. E, pensa un po’, l’indaco era il colore distintivo degli scienziati di quel pianeta…..
    Il caso, alle volte, è davvero misterioso…. :mrgreen:

  5. caro Red,
    spero che tu mi permetta di approfittare delle tue parole che mi hanno aperto molto meglio gli occhi e che mi hanno veramente commosso… Ho mandato a Stefano un’aggiunta al racconto, che adesso mi sembra più completo e logico..

    PER TUTTI:
    sono veramente contento! Il un momento così tragico e assurdo per la civiltà umana, lo scambio di poche parole e di pensieri in questo SITO MERAVIGLIOSO ha permesso di unire gli sforzi e le idee di persone che hanno ancora voglia di pensare e sognare. Un momento che direi elettrizzante e commovente. MI SONO PERMESSO QUINDI DI CAMBIARE IL FINALE DEL RACCONTO e di dedicarlo ovviamente a Red che ha saputo dire cose profonde e sincere con una delicatezza e una sensibilità di cui tutti avremmo bisogno.
    Che bello questo sabato!!!
    Attendiamo che il “nostro” Stefano cambi il racconto….

    CIAOOOOOO A TUTTI!!!! 😛 😛 😛

  6. Caro Enzo il tuo meraviglioso racconto e l’altrettanto stupendo ed intelligente commento di Red mi hanno fatto fermare a riflettere su questo brutto momento del Mondo; mi sono detto,però, che, se ci sono persone (credetemi che non sono comunque poche) in grado di pensare, di riflettere, di esprimere ancora queste cose,di provare ancora un brivido guardando in faccia il Mondo, la natura, l’universo, allora possiamo e dobbiamo ancora essere ottimisti.
    Attendo con ansia il nuovo finale del racconto ed un grazie di cuore a te ed a Red.

  7. e grazie ovviamente a Sandro e a Mario Fiori (spero anch’io che ce ne siano molti….speriamo che riescano o -meglio- che gli permettano di uscire allo scoperto) 😉

  8. che bel racconto… Da pelle d’oca…
    Soprattutto questo finale condiviso poi…
    Complimenti davvero a tutti, è sempre una sorpresa e un piacere leggervi.

  9. Caro Enzo,
    hai fatto un vero piccolo capolavoro!!!
    Sono commosso…. E felice di averti dato questo spunto!!!
    Grazie!!!!!

    Che il silenzio del deserto entri in tutti noi, e ci permetta di sentire i battiti dei nostri cuori.
    Almeno oggi, battono all’unisono….

  10. caro Red,
    hai proprio ragione.. non si sentono più battere i cuori 😥 …

    mi sa che tra non molto scriveremo qualcosa assieme!!! 😛

  11. Questo racconto mi ha fatto riflettere molto.Purtroppo quello che sta accadendo nel mondo mi rende ogni giorno più triste.Spero che molte persone capiscano la vera essenza di quello che ci avete voluto trasmettere.Grazie a tutti,ogni giorno leggo i vostri articoli e,avendo solamente 13 anni, sto imparando tantissime cose.Un saluto a tutti 🙂

  12. Che bello non sentirsi soli, vedere distruggere il mondo, i sentimenti, la natura attraverso uno spirito gretto e avvelenato, che calpesta i colori più alti, mi fa così male che mi rinchiudo in me stesso e guardo con conforto alla Morte, ma sentire persone che ancora credono nella vera vita, anche se nascosta in chissà quale deserto, mi riempe di speranza e gioia. Un Abbraccio forte a tutti gli uomini di buona volonta. 😛