Viaggio tra le stelle di Orione – prima parte

Vi siete riposati dopo il nostro primo viaggio su Proxima? Allora avevamo percorso una “breve” distanza, ma stavolta andremo un po’ più lontano: si tratta della costellazione di Orione, ben nota e riconoscibile nel nostro cielo invernale.

Credo che questa costellazione sia la più famosa, la più riconoscibile e tutto sommato la più affascinante tra quelle che possiamo osservare in cielo: una volta che ti spiegano qual é Orione oppure una volta che la scopri grazie a mappe stellari o programmi è praticamente impossibile non riconoscerla più… Io stesso tanti anni fa l’ho vista la prima volta nella mappa celeste del Manuale delle Giovani Marmotte, l’ho poi trovata senza difficoltà in cielo e da allora ho continuato ad ammirarla.

La costellazione di Orione - thumb

la costellazione di Orione

Grazie al programma-astronave Celestia, andiamo dunque a vedere una foto della costellazione, dove non ho messo i nomi delle stelle (che tanto incontreremo parecchie volte), ma viceversa ho mostrato le stelle fino alla 6 magnitudine, cioè quelle che si potrebbero vedere in alta montagna o comunque in una zona non disturbata dalle luci delle città, paesi e quant’altro. La riconoscete? E’ una specie di rettangolo molto grande e un po’ sbilenco con al centro tre stelle allineate: questo è almeno quanto è possibile vedere in città, ad esempio qui a Roma.

Impariamo a conoscere i nomi delle stelle: in alto a sinistra c’è una stellona rossiccia, Betelgeuse e proseguendo in senso orario lungo i lati del rettangolo sbilenco, troviamo la bianca Bellatrix, poi sotto a destra la brillantissima e azzurrina Rigel e più a sinistra Saiph. Le tre stelle in diagonale (la cosiddetta Cintura di Orione) sono, partendo da quella più a destra, Mintaka, Alnilam al centro e Alnitak a sinistra. Tornando alla mia esperienza personale, questi sono stati i primi nomi di stelle che ho imparato: sono nomi arabi non proprio facili! Se guardate bene sotto ad Alnilam, potete notare un trenino di stelle in verticale: quella è la Spada di Orione e proprio in quella zona (anche da Roma se si è fortunatissimi) è possibile riuscire a scorgere una tenue macchietta biancastra che è la nebulosa M42.

Un’illusione ottica

Quello che vediamo di Orione (e di qualunque altra costellazione) è un’immagine piatta nella quale non possiamo apprezzare le distanze: guardando infatti la costellazione, sareste in grado di dire quale stella è la più vicina e quale la più lontana? No, tanto è vero che nell’antichità si pensava che le stelle fossero “fissate” al cielo (ed infatti si chiamavano stelle fisse) tutte ad una medesima distanza. Siamo inevitabilmente di fronte ad un’illusione ottica e non abbiamo nulla che ci aiuti ad immaginare le stelle tridimensionalmente. Altro fatto che possiamo notare è che ad esempio le tre stelle della Cintura sembrano ugualmente luminose, così come Saiph e Bellatrix, mentre Betelgeuse e Rigel sono nettamente più brillanti. Anche in questo caso non è possibile arguire nulla, sbagliando (come si è già fatto fin dall’antichità) nel pensare alle stelle della Cintura come a tre astri vicini ed allineati. Bisogna viceversa imparare a conoscere le distanze e la grandezza delle singole stelle e solo così, magari grazie al nostro PC, potremo avere una vaga idea di come sono distribuite spazialmente le stelle.

La costellazione di Orione - thumb

Le stelle di Orione in 3D

Nel diagramma ho cercato di dare una rappresentazione visiva di quanto accade: in alto a sinistra vediamo la nostra costellazione con le sette stelle fotografate. Le stelle principali di Orione sono tutte a distanze differenti e molto elevate: la più vicina (relativamente!) è Bellatrix, distante la bellezza di 252 anni luce (al), poi c’è Betelgeuse a 500 al e così via. Avreste mai immaginato che la più lontana di tutte è Alnilam, la stella centrale della Cintura? Effettivamente si trova ad una distanza quasi doppia rispetto alle sue vicine. Come dicevo prima, questa è una situazione molto comune nel cielo: raramente due o più stelle vicine nella sfera celeste lo sono veramente nello spazio.

Stiamo quasi per partire…

La nostra astronave Celestia ci permette di arrivare in un istante dovunque vogliamo, indipendentemente dal fatto che la stella sia vicina o lontana ed abbia altre stelle vicine prospetticamente. Però sarebbe deludente arrivare nel bel mezzo di un “nulla cosmico” senza alcuna caratteristica importante da osservare: un po’ come se andassimo in crociera e sbarcassimo su un isolotto sperduto nell’oceano con solo il mare da vedere a perdita d’occhio. Per questo motivo mi sono prefissato inizialmente due obiettivi principali, le due stelle più luminose della costellazione, Betelgeuse e Rigel, perché hanno già loro delle caratteristiche importanti e molto differenti, che potremo osservare e studiare da vicino. Solo dopo ci daremo un’occhiata intorno: dico subito che, viste le enormi distanze in gioco (500 e 862 anni luce, rispettivamente), non riusciremo più a riconoscere le costellazioni a noi note e lo stesso Sole apparirà come una stellina assolutamente insignificante e debole…

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18 Commenti

  1. bravissimo Pierluigi!!! 😛
    Quasi quasi ti meriti un viaggio permio proprio su … Betelgeuse! Con una tuta speciale, ovviamente…

    Grande viaggio!! 😛 😛

    attendiamo il seguito… 😮

  2. Salve, innanzitutto complimenti per l’articolo, vi leggo sempre ma non posto mai perchè siete molto chiari nelle spiegazioni.

    Stavolta però avrei una curiosità da chiedervi, visto che Betelgeuse è 600 volte il Sole, Rigel e Alnilam, soprattutto la seconda, non dovrebbero essere ancora più grandi vista la distanza maggiore (862al e >1500al) o è solo frutto della loro forte “luminosità”.

    Scusate per i termini poco tecnici e forse imprecisi 😳

  3. Bell’articolo!!! L’idea di vedere le stelle da una prospettiva non antropocentrica è affascinante!
    Ma Nettuno a 30 a.l. è un po’ troppo lontano…..
    Riportiamolo a casa sua, verso le 30 U.A. ….. :mrgreen:

  4. Grande Pierlu. Articolo come sempre affascinante e accattivante. Sei un genio! 🙂

  5. Eilà, ma che articolo strabello!!! Compliments! Ora aspetto un articolo simile su VY Canis Majoris!! :mrgreen:

  6. Complimenti per l’articolo.
    Le stelle della cintura di orione rappresentano anche l’avvento dei Re Magi che seguendo la strada indicata da Sirio raggiunsero il punto dove il 25 dicembre di 2000 anni fa’ nacque il figlio di Dio e tanti altri presenti nei racconti delle mitologie antiche.
    Avete qualche informazione aggiuntiva in merito, oppure potreste indicarmi qualche link?
    Grazie

  7. Complimenti vivissimi Pierluigi ed ora… avanti con la nostra astronave.

  8. @Mario Carrara
    Delle stelle della Cintura di Orione se ne parla da sempre, ad esempio per associarne una spiegazione religiosa oppure per lo spunto che avrebbero dato agli egiziani prima di costruire le Piramidi.
    Di questo secondo fatto do una mia interpretazione, assieme ad altre chiacchiere, nel mio articolo
    http://www.astronomia.com/2008/12/15/le-piramidi-tradizioni-ricerche-e-soprattutto-invenzioni-1/
    diviso in due parti.
    Grazie al motore di ricerca Google potrai senz’altro trovare link a siti dove trattano di questi argomenti: a te ed a tutti gli interessati la facoltà di scegliere secondo il proprio gusto… 😉

  9. Ottimo articolo 🙂 Volevo segnalare però che nella seconda pagina ,quando viene citata la stella “Spica”, c’e scritto “Spiga”.
    Complimenti,questi viaggi sono organizzati davvero bene! Sarebbe bello un viaggio su M 42 😀

  10. @Elis
    hai ragione, mi è sfuggito! 😳
    ora provvedo subito alla correzione!
    grazie! 😉
    PS per M42 è già tutto organizzato…

  11. Pierluigi, potresti mica far vedere come apparirebbe BETELGEUSE se fosse al posto di Proxima centauri? Oppure di Sirio? Vista dalla Terra naturalmente…..mi sà che non è possibile, eh? 😕

  12. @Moreno
    avendo Celestia sotto mano è molto facile risponderti: basta andare verso Betelgeuse e porsi alla stessa distanza di Proxima (4.3 anni luce) o di Sirio (8.6 anni luce).
    Nel primo caso ha un diametro di 4.21″ (piccolina), ma comunque sarebbe visibile il suo dischetto in un telescopio, cosa che con le stelle non accade mai! E avrebbe una magnitudine pari a -9.8 !!! 😯
    Alla distanza di Sirio il diametro sarebbe esattamente la metà, anche in questo caso piccolissimo, ma anche in questo caso visibile al telescopio! E avrebbe una magnitudine di -8.6! 😯
    Fantastico comunque, ma la foto di Celestia non renderebbe bene! 😉
    Calcola che il pianeta Nettuno oggi ha un diametro di 2.2″…

    Sarebbe veramente bello!!! Poter vedere il dischetto di una stella… 😉

  13. Ok, mille grazie Pierluigi 🙂 , concordo con te che sarebbe favoloso osservare a occhio nudo il disco di una stella: a questo proposito, in una discussione con amici, uno di questi ha affermato che se la stella più grande conosciuta, VY Canis Majoris (2600 volte il diametro del Sole) se fosse al posto di Proxima sarebbe grande come la Luna piena 😯 : mi confermi questo? oppure intendeva che ILLUMINEREBBE la notte come la Luna?

  14. @Moreno
    fra qualche viaggio virtuale arriveremo pure in vicinanza della mostruosa VY CMa… pazienta un po’ che ne vedremo di belle!
    Nell’attesa, ho acceso i motori di Celestia e mettendoci a 4.3 anni luce dalla stella, il suo diametro apparente è quasi 15″, ma la luminosità è appena -4.65, praticamente come Venere.
    In effetti mi aspettavo di più, ma Celestia dà la luminosità come 107 volte il Sole (wikipedia dice 500000x!), mentre Betelgeuse è 13200x… Bisogna verificare i dati di Celestia: controllerò… 😕
    Comunque la sua grandezza non è come la Luna… 😉
    vedremo la luminosità…