Antimaterieggiando

Racconto scritto da: Andrea Orrico
per il 1° Trofeo di Letteratura fantascientifica

Antimaterieggiando – di Andrea Orrico

Anni ed anni di ricerca andati in fumo. Infinite sessioni di dietrologia applicata bruciate senza pietà. Scontro furiosi di teoreticisti con teorazionisti persi nel nulla. Grandi proclami di pace liquefatti in un lattuginoso ricordo.
Ma, su tutto, la grande teoria unificatrice dell’ ”Unicum” distrutta per sempre. Sempre.
Bella teoria però….semplice all’inverosimile, improbabile ed affascinante come la più perfetta delle creazioni.
Già, proprio questo. Perfezione.
Il punto di partenza era stato fissato svariate centinaia di anni prima, ed era un fatto tanto semplice quanto sbalorditivo: l’antimateria esiste. Un anti-concetto per anti-menti anti-contorte, nato nel più antiluminoso di tutti i secoli della ricerca scientifica, il secolo dei “quanti”, delle stringhe, dei multiversi, il secolo dello “spariamone una qualunque, tanto non ne sappiamo niente e nessuno ci può confutare”.
In quel secolo, così confuso, un esperimento su tutti aveva dato origine alla “Grande Teoria Unificatrice Realista”, così chiamata per distinguerla dalla “Grande Teoria Unificatrice e Basta” che faceva atomi di idrogeno ed ossigeno da tutte le parti: il tentativo di pesare l’antimateria. l’esperimento, svolto al CERN, aveva avuto successo, ma non quello sperato: in effetti era fallito del tutto. Ma, fallendo, aveva illuminato le menti degli scienziati di tutto l’allora mondo su un – ancora una volta – semplicissimo fatto: per pesare realmente un antiatomo bisognava anti-pesarlo attraverso una anti-pesa-anti-atomica. Insomma, cercare di pesare l’antimateria in un universo di materia aveva come unico risultato quello di trasformarlo all’istante in materia. Una sorta di paradosso (anti-atomico) di Zenone. Si capì, allora, che l’unica via era quella di cercare e scovare l’anti-universo e svolgere delle misurazioni direttamente da lì, o in quei pressi. Per raggiungere tale scopo La Grande Teoria Unificatrice Realista venne rielaborata nella teoria definitiva dell’ “Unicum” in cui si proclamava che l’universo è una sfera infinita. Semplice no? Ma, in effetti, un altro schifosissimo paradosso Zenoniano: come fa una sfera ad essere infinita? Eppure proprio questo paradosso, in realtà, metteva in comunicazione tutte le teorie fino ad allora formulate. La teoria dei quanti: l’universo è al tempo stesso, sia una sfera che infinito, come il gatto di Schrödinger, vivo e morto al tempo stesso. I multiversi: l’universo è, al tempo stesso, sia monodimensionale che bidimensionale e che tridimensionale che quadridimensionale etc… La teoria delle stringhe: le stringhe, multiformi, tengono in comunicazione le varie dimensioni degli universi. L’antimateria: era quella a costituire, ( o meglio, non-costituire ) le stringhe. Perfetto. Così l’Universo era sia materiale che anti-materiale sia costituito da stringhe che non-costituito da stringhe, sia dimensionale che non dimensionale. L’antimateria legava ogni cosa e il gatto di Schrödinger legava l’antimateria ad ogni altra…ora mancava solo l’osservazione diretta. Non era più necessario andare a cercare un anti-universo in qualche remotissimo luogo, semplicemente esso c’era, contemporaneamente al nostro, e le poche tracce di antimateria sparse per lo spazio ne erano la prova. Per osservarlo venne ideato il più ardito degli strumenti che mente umana e non umana avessero mai concepito: un telescopio quantico in grado di balzare a piacimento dal punto di vista quantico GV (gatto vivo) al punto di vista quantico GM ( gatto morto ) e per tanto in grado di osservare direttamente anche il lato antimateriale dell’universo sferico infinito, stringato (ma non succinto), materiale ma non-materiale.
Ci vollero centinaia di anni per arrivare a costruirlo, almeno tre guerre, ( la Prima Guerra Solare, la Prima Guerra dei Mondi e la Prima Guerra Galattica ), senza le quali a dire il vero, il telescopio non sarebbe mai esistito, i viaggi nell’iper-spazio e il primo uomo geneticamente creato con il solo ed unico scopo di costruire il telescopio quantico.
Al momento dell’inaugurazione, davanti alla stampa di tutta la galassia, in un evento videoquantico che avrebbe coinvolto tutta l’umanità, il dottor “Unicum”, che fin dallo stato embrionale aveva avuto come unico scopo quello di costruire il telescopio quantico, non stava più nella pelle. La Sua Creazione, che aveva chiamato familiarmente “Gatto” era lì, campeggiava arditamente sul piazzale dell’unic-versità pronta a vibrare, smembrare, tritare, sminuzzare, annusare, osservare, riportare, studiare, pesare, soppesare, affermare e smentire ogni atomo-non-atomo dell’universo.
Centocinquanta miliardi di esseri umani vibrarono insieme al “gatto” quando venne avviato.
Dopodiché non accadde nulla. Assolutamente nulla. D’altra parte quello che faceva il telescopio nello stato quantico dell’anti-materia non era dato di saperlo. Ma dopo molte attese, la risposta arrivò e fu trasmessa per via psicoquantica a tutta l’umanità connessa all’evento: ogni anti-atomo di antimateria era esattamente identico ad ogni atomo di materia, ma preceduto dal segno meno. Tutto l’universo di antimateria era esattamente identico all’universo di materia, preceduto dal segno meno, o dalla parola “anti”. Né, almeno così disse il gatto-telescopio, era possibile ad alcun essere umano di questo Universo poterlo osservare. Tuttavia, se fosse stato possibile, ma non lo era, dal momento che l’altro anti-universo risultava esattamente costruito a specchio rispetto a questo, qualunque essere di materia avrebbe visto solo ed esclusivamente se stesso. Le rare particelle di antimateria che non si annichilivano all’istante nel nostro Universo erano semplicemente il riflesso (l’antiriflesso ) del nostro, come un raggio di luce che sembra fuoriuscire da uno specchio…L’unico – disse ancora “gatto-telescopio”- modo di osservarlo era quello di variare di stato quantico, ma alla relativa domanda rivolta istantaneamente a 150 miliardi di persone, nessuno volle sapere di passare dallo stato GV allo stato GM…
Quindi, dopo circa 30 lunghissimi secondi, la strada dell’umanità verso la conoscenza finalmente si appacificò, si rinfrancò, si glorificò del proprio risultato, si commosse, si assolse e se ne andò per altre direzioni.
Il dottor Unicum, con la pace definitiva nel cuore, entrò nel proprio studio, poggiò le mani sulla scrivania, osservò per breve tempo la palla bianca e nera con un punto bianco in campo nero e un punto nero in campo bianco che teneva sul suo scrittoio. La fece ruotare e, mentre la osservava affascinato, morì.
Gatto, il telescopio quantico che conosceva il segreto dell’universo, registrò sia l’evento che l’anti-evento, fece un breve miagolio e si spense.
Per quale motivo ciò accadde è presto detto: sia Gatto che Unicum erano parte di una stessa essenza con lo stesso scopo: spento uno spento anche l’altro.
Per quale motivo, invece, Unicum morì, non è dato di saperlo. Si sa solo che Gatto, al momento di passare definitivamente allo stato GM, lasciò sul suolo, dove fieramente aveva poggiato, un foglietto A4 su cui era disegnata una sfera divisa a metà da un bordo ondulato, metà nera e metà bianca e, lo avrete già capito, con un punto nero in campo bianco e un punto bianco in campo nero.
Nessuno sapeva perché e a nessuno interessò.
Ma Gatto-Unicum avevano capito la verità: la perfezione non esiste. La perfetta teoria del perfetto equilibrio della perfetto Universo era una sciocchezza. Non vi erano due universi, non vi erano due opposti, non vi erano multiversi di multistringhe di antimateria. Non vi era un perfetto equilibrio fra materia e antimateria. Niente di tutto questo. Perchè, questa era la verità, non vi era nulla di perfetto. Vi era solo un povero, piccolo, unico, imperfetto Universo che cercava il suo costante equilibrio, oscillando, ruotando, alternando continuamente la sua parte nera con quella bianca, la sua parte materia con quella “anti”, tenendo un pezzettino dell’uno nell’altro e viceversa. Non vi era un universo né in espansione ne in contrazione, ma un unico cuore pulsante che si estendeva e si contraeva. Non due universi e antiuniversi contrapposti, ma un continuo alternarsi dell’uno e dell’altro, una sovrapposizione continua di se stesso in cerca di equilibrio e di perfezione. Non immobilità di un equilibrio perfetto ma oscillazione continua. Non multiversi, ma vibrazione. Non perfezione ma vita.

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6 Commenti

  1. Bravo Andrea!! La narrativa non è molto agevole, un pochino aggrovigliata forse 🙂 , ma l’idea è grandiosa e il finale davvero emozionante e con un messaggio prezioso da conservare.

  2. Eh, anche sul breve racconto come questo bisognerebbe avere un revisore di bozze, qualcuno che lo legga “dall’esterno”… io ormai lo leggo con una certa intonazione e con certe pause, lo recito, quasi lo canto, non leggo più nemmeno le parole…una volta che il racconto si è adattato all’impronta emotiva da cui è nato, diventa davvero difficile accorgersi di qualunque problema…sorry

  3. @Andrea
    E’ vero, quando scriviamo qualcosa diventa nostro, e un lettore esterno potrebbe avere una percezione diversa. In ogni caso ognuno ha il suo stile, e non c’è necessariamente uno stile buono o cattivo!! Ancora bravo!