Ozzac!

Racconto scritto da: Luca Rettore
per il 1° Trofeo di Letteratura fantascientifica

Ozzac! – di Luca Rettore

Era incredibile.
Rimasi a bocca aperta mentre l’immagine sullo schermo dai contorni pixelati diventava sempre più nitida ed inverosimile. Un fenomeno di tale portata faceva vacillare la mente al solo pensiero. L’oggetto luminoso più lontano mai osservato, la galassia Abell 1835 IR1916 a 13,23 miliardi di anni luce dalla Terra e con redshift uguale a 10, non esisteva più. Qualcosa l’aveva disintegrata ed al suo posto vi era un’enorme burst di raggi gamma, una voragine minacciosa ed in continuo fermento, come un turbinato rosso cremisi del diametro di 250.000 anni luce ed una saetta di un bianco accecante nel suo epicentro che lo trapassava da parte a parte.

Lì, in quel preciso punto dello spazio era accaduto qualcosa, qualcosa di assurdo ed inspiegabile. In tutti quegli anni, come assistente del più famoso astrofisico del mondo, ne avevo viste di cose al limite della comprensione, ma questa poi…
Alla fine, dopo essermi ripreso, alzai gli occhi dallo schermo e scrutai quel faccione barbuto nel suo logoro camice bianco col taschino pieno di penne colorate ormai così familiare. Teneva le mani incrociate e i pollici picchiettavano nervosamente.
“Dottore, com’è possibile?” chiesi concitato, “dov’è finita l’intera galassia?”.

“Antimateria, caro il mio vecchio agglomerato di carbonio (così mi chiamava, simpatico eh?), ci sta raggiungendo”, disse guardando verso il basso e rimanendo così a fissarsi le scarpe slacciate. Il suo viso impassibile denotava che tra la sua mente ed il suo corpo dovevano esserci molti parsec di distanza. “Dottor Draper, cosa sta dicendo? Antimateria? Ma come? In quale modo?”. Non so se fosse la sua calma serafica o il mio stomaco attanagliato dallo sgomento, ma qualcosa mi ribolliva dentro e stavo per esplodere. Che diamine! Era scomparsa un’intera galassia, tanto per cominciare!

Con nonchalance il dottor Draper continuò: “Ecco l’evidente prova della supersimmetria. Esiste un universo di antimateria, chiamiamolo antiuniverso, che come il nostro è in continua espansione. quasar, galassie e nebulose dell’antiuniverso sono composte da antiatomi e quando sfortunatamente si trovano nella medesima collocazione spazio temporale – a dire il vero per la dimensione temporale ho qualche perplessità – si annichilano producendo energia”. Alzò lo sguardo e mi trafisse con quei suoi occhi sornioni: “L’antiuniverso si sta avvicinando lambendo i primi avamposti stellari, i più antichi. Fra poco toccherà anche a noi!”
“Fra… poco?” lo squadrai sardonico.
“Esatto! Fra qualche miliardo di anni… al più tardi.”
“Proprio dietro l’angolo”, commentai. Il dottore portò l’indice verso l’alto, stette per dire qualcosa ma non lo fece, girò su se stesso e quasi inciampò nelle stringhe, per poi dirigersi in un’ala del laboratorio facendo cenno di seguirlo. Scendemmo al secondo piano interrato dove attualmente trovavano posto grossi apparati quali il sincrotrone portatile (mai finito), il generatore di plasma ai gravitoni (in fase di ultimazione, così almeno diceva), una sedia per il rilevamento di neutrini cerebrali a massa immaginaria (firmware difettoso) ed il famoso – e funzionante – riproduttore molecolare di magnesia aromatica (una divagazione ma, soffrendo di ulcera, per lui molto salutare).
In fondo, nell’angolo in penombra e vicino ad un distributore di lattine convertito a jukebox, vi era un’imponente struttura nascosta da un telo grigio.
“Giurerei che fino a ieri non c’era questa… cosa. Dottore quando… come…”, egli non rispose, si mise a lato della “macchina”, afferrò con due mani un lembo di stoffa, alzò il mento, si schiarì la voce e annunciò ad una platea totalmente immaginaria, a parte il sottoscritto: “Ed è a ragione di questa impellente esigenza, ovvero la salvezza del nostro Universo conosciuto e non, che ho inventato e costruito il dislocatore di antimateria!”.
Et voilà. Tolse il lenzuolo sporco di una sostanza gelatinosa non meglio definita e apparvero quelle, che in tutto e per tutto, sembravano due normalissime cabine telefoniche degli anni ‘80.
La giornata si preannunciava fantastica.
A guardar meglio dietro le due cabine spuntavano cavi corrugati che, risalendo la parete, giungevano a qualche metro di distanza dietro grosse bobine toroidali e magneti superconduttori di quelli abitualmente usati per le T.A.C., ma molto più grossi e minacciosi. Più a lato due rack neri lucidi alti due metri con la scritta: “IBM Remote Deep Blue”. Uno dei due aveva un monitor acceso ed una tastiera.
“Vedo che ti interessano i particolari, furbo agglomerato!”, il dottore si avvicinò ai due monoliti neri.
“Dimmi che te lo ricordi” disse indicando la scritta.
“Veramente no, dottor Draper, forse il server dismesso dell’università?”
“il nome Kasparov non ti suggerisce niente?”
“Sì, certo gli scacchi! Il computer dell’IBM che batté il campione mondiale di scacchi russo”.
“Quelle che vedi sono le dimensioni reali del Deep Blue del 1997, ma in realtà questa è solo l’unità remota, il resto è a Pasadena in una server farm. Quello che mi interessava era sviluppare la capacità computazionale a parallelismo massivo dell’originale per asservirlo al mio scopo.”
“Che sarebbe?” chiesi cominciando a preoccuparmi.
“Dislocare l’antimateria, cioè spostarla da dove si trova posizionandola nella cabina di destra.”
“Ah, chiaro. E questo avverrebbe in virtù del fatto?”
Il dottor Draper aggiustò le penne nel taschino, poi continuò: “Secondo una brillante teoria i buchi neri supermassicci sono collegati ai quasar per mezzo di tunnel spazio temporali e quindi enormi masse vengono inghiottite dai primi ed espulse dai secondi, anche se i due oggetti sono molto distanti tra loro. Mi segui?”
“Vuole dire che se vengo inghiottito da un buco nero potrei spuntare da un quasar dall’altra parte dell’universo? E’ questo che intende?”
“Esatto. Non certo vivo e ridotto ad un trenino interminabile di neutroni supercompressi, ma comunque il concetto è quello. Ora, in virtù di tale speculazione, sono convinto che anche la materia e l’antimateria siano, a livello quantico, collegate fra loro.”
“Capisco.” Non ricordavo qual’era il numero dell’Istituto di Sanità Mentale a qualche isolato da lì, forse una ricerca con Google mi avrebbe aiutato. Indietreggiai di un passo, ma ormai Draper mi aveva in pugno.
“Agglomerato di carbonio! Dove credi di andare? Mi è utile la tua presenza in questo momento storico, tu sarai testimone della mia scoperta!”
Ero in trappola.
“Allora, io adesso entro nella cabina di sinistra, come vedi ho tolto il telefono e quindi c’è più spazio, tu vai alla consolle, la vedi l’icona con la pietra?”
“Dottore, non vorrà davvero?… Icona con la pietra? Sì, sullo schermo ce n’è una…”
“Una pietra?”
“Sì, una pietra, gliel’ho detto!”
“Come si dice in tedesco: “Una pietra?” ”
“Ein… stein. Einstein. Mooolto divertente. Ascolti il gioco è finito, potrebbe farsi male, forse è il caso che esca da lì.”
“Va bene, mi hai convinto, adesso esco. Metti il sistema in sicurezza.”
“Ok, come?”
“Devi cliccare sull’icona, te l’ho già detto.”
“Ok, fatto. Adesso può uscire.”
“Che pollo spaziale! Uscirò appena l’esperimento verrà terminato. Uno, due e…”
Ci fu un ronzio crescente, sempre più forte e poi un globo di luce intensa dalla cabina di destra, quella vuota. Con la coda dell’occhio vidi comparire un messaggio sul video: “Impossibile trovare un file di periferica necessario, riavviare il sistema.”
Uno schianto. Il dottor Draper imprecò, nello stesso istante il globo di luce parlò e poi scomparve così come era venuto. Di Draper rimasero solo le stringhe, purtroppo. Comunque, avete capito bene, il globo parlò! Una sola parola, dal significato oscuro, che ancor oggi mi inquieta: “Ozzac!”. Che mai vorrà dire?


leggi la seconda parte!

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14 Commenti

  1. Ottimo, bravissimo! 😉
    Per me hai vinto il ballottaggio (che non me ne voglia l’autore) con “Mondi in equilibrio”. Il suo finale a mio avviso è decisamente più bello ma il tuo stile narrativo è un pelo superiore.
    Complimenti! 😉

  2. Molto molto simpatico e divertente.
    Complimenti a Luca, direi che hai le potenzialità per continuare questo bel “passatempo”, scrivendo altri racconti.

  3. @ tutti

    Ora che il concorso è stato riposto nella cabina di destra e si è smaterializzato, posso finalmente rompere gli indugi e ringraziare di cuore tutti quanti hanno partecipato con il loro voto ed i loro commenti. 🙂 Sono contento che il racconto abbia avuto un certo successo – totalmente inaspettato – e che sia stato pubblicato nonostante il turpiloquio mascherato nel titolo (grazie Stefano per la tua approvazione). Per rispondere a Marco, in realtà il “passatempo” lo svolgo da diversi anni e ho una certa quantità di mini racconti che attendono di essere pubblicati, ma non ho mai avuto il coraggio di procedere per paura fossero “inadeguati” nella forma e/o nel contenuto. Oggi, grazie a voi, sono un po’ più sicuro di non aver sprecato il mio tempo. 😀 Tra l’altro avrei già uno spunto per il prossimo racconto (seguito del presente) e che la notte non mi dà pace e mi assilla la mente:”Ma perché le stringhe del Dottor Draper non sono scomparse?” 😯 😯
    I suggerimenti sono graditi! Ciao a tutti. 😉

  4. Luca, secondo me hai davvero del talento!! Hai saputo descrivere i personaggi così bene, nonostante il poco spazio disponibile, che mi sembra quasi di conoscerli. Finale spassosissimo! Urge il seguito per svelare il mistero delle stringhe!

  5. Dannate stringhe! Mi hanno obbligato ad inviare un altro racconto ad Astronomia.com! Il Dottor Draper non si accontenta di scomparire e lasciarci tutti senza fiato, no! Lui VUOLE ANCHE TORNARE! Ok! Va bene, però non me la sento di dirlo a Stefano! Sarà stufo di continuare a lavorare e di pubblicare le sue gesta sconsiderate. Ma poi, a chi vuoi che interessino? Lì sono tutte persone serie, equilibrate, non si lasciano suggestionare, da quell’individuo sabotatore.
    E poi, che cosa c’entra Minnie Minoprio? Che fantasia malata!

    Non leggetelo!!!! :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

  6. Forse non l’ho detto, ma quello di Luca è il racconto che mi è piaciuto più di tutti.
    Voto anch’io a favore della pubblicazione del seguito ; aspettiamo quindi il dott. Draper e, naturalmente, il suo fidato assistente !!!!

  7. Grazie Marco,

    detto da te che hai partecipato in prima persona, vale doppio. 😎
    Mi auguro che il seguito ti piaccia almeno quanto il primo.
    Io ce l’ho messa tutta 😐
    Fammi sapere cosa ne pensi quando lo leggerai, lo apprezzerei molto.
    Alla prossima 😛

  8. In una parola: PAZZESCO!
    Draper? un mito; ma personalmente preferisco l’assistente… 😛 ho una vaga idea che il buon Luca si rispecchi in lui nonostante provi “invidia” per il supremo dottore 😯