Parker Solar Probe affina gli strumenti

A poco più di un mese dalla sua partenza, avvenuta il 12 agosto scorso, Parker Solar Probe ha restituito i dati di prima luce da ciascuno dei suoi quattro strumenti.

“Tutti gli strumenti hanno restituito dati che non servono solo per la calibrazione, ma catturano anche un anticipo di ciò che ci aspettiamo che misurino vicino al Sole per risolvere i misteri dell’atmosfera solare, la corona”. Così ha commentato Nour Raouafi, scienziato del progetto Parker Solar Probe presso il Laboratorio di fisica applicata dell’Università Johns Hopkins a Laurel, nel Maryland, subito dopo il rilascio dei primi dati.

Queste prime osservazioni – sebbene non siano ancora esempi delle osservazioni scientifiche chiave che Parker Solar Probe farà quando sarà più vicino al Sole – mostrano che tutti e quattro gli strumenti funzionano bene.

L’immagine più pirotecnica è senza dubbio quella ripresa da WISPR (Wide-Field Imager for Solar Probe Plus). L’unico strumento di imaging della sonda ha infatti catturato due immagini, composte poi in una sola, dove possiamo ammirare Antares, la stella dello Scorpione e il gigante gassoso Giove. Il Sole, non visibile nella foto, è  a destra del bordo destro dell’immagine, mentre impossibile da non notare la nostra Via Lattea nel lato sinistro.

Il cielo visto da WISPR Credito: NASA / Naval Research Laboratory / Parker Solar Probe
Il cielo visto da WISPR Credit: NASA / Naval Research Laboratory / Parker Solar Probe

 

ISʘIS (Integrated Science Investigation of the Sun) misura le particelle ad alta energia associate all’attività solare come i brillamenti e le espulsioni di massa coronale.
ISOIS utilizza due strumenti complementari chiamati EPI-Lo e EPI-Hi (EPI sta per Energetic Particle Instrument).
I dati iniziali di EPI-Lo, a sinistra, mostrano i raggi cosmici di fondo mentre i dati di EPI-Hi mostrano i rilevamenti di entrambe le particelle di idrogeno ed elio dai suoi telescopi a energia più bassa.

Credit: NASA/Princeton University/Parker Solar Probe
Credit: NASA/Princeton University/Parker Solar Probe

FIELDS, che cattura la scala e la forma dei campi elettrici e magnetici nell’atmosfera del Sole con le sue 5 antenne, ” ha misurato ,durante il periodo di messa in servizio, la sua prima emissione radio da un brillamento solare”, ha detto Stuart Bale, del Laboratorio di Scienze Spaziali dell’Università della California, a Berkeley.

Nella foto le emissioni radio del brillamento e della sonda per un confronto.

Credit: NASA/UC Berkeley/Parker Solar Probe/Wind
Credit: NASA/UC Berkeley/Parker Solar Probe/Wind

Anche SWEAP (Solar Wind Electrons Alphas and Protons) che raccoglie le osservazioni utilizzando tre strumenti , SPC ed SPAN A e B, pare goda di buona salute. Gli strumenti contano le particelle più abbondanti nel vento solare – elettroni, protoni ed ioni di elio – e misurano proprietà come velocità, densità e temperatura. Dopo l’accensione sono stati catturati 20 minuti di dati, incluse le misurazioni degli ioni del vento solare (in alto) e degli elettroni (in basso).

Credit: NASA/University of Michigan/Parker Solar Probe
Credit: NASA/University of Michigan/Parker Solar Probe

Gli scienziati interessati nel progetto si dicono quindi abbastanza soddisfatti dei primi risultati e sono sicuri che questi strumenti consentiranno di fare scoperte sensazionali.

Tutti i dettagli nell’articolo originale mentre troverete una panoramica tecnica degli strumenti della sonda Parker QUI.

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